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giovedì 22 settembre 2011

Mi sento un po' triste ...










Mi sento un po' stupido e triste, un po' adolescente e immaturo, un po' piu' solo ma questa mattina quando ho letto la notizia dello scioglimento dei R.E.M. non sono riuscito a non trattenere l'emozione. Non so spiegarlo in maniera razionale, quindi lo spieghero' in maniera emotiva, di cuore!

I R.E.M. per me sono stati una guida, sin dalla mia adolescenza, quando ancora non mi era chiaro su quali valori rifarmi, a quale mondo ispirarmi, su quali posizioni politiche prendere, su quali stili adottare, in quale maniera esprimere me stesso anche la mia parte piu' intima, introspettiva, loro come dei fratelli maggiori (io sono figlio unico!), come quasi dei genitori aggiunti hanno costantemente risposto alle mie domande di adolescente, ai miei timori, alle mie gioie, ai miei conflitti, Michael con i suoi testi, sostenuti perfettamente dalle musiche e arrangiamenti di Peter, Mike e Bill fino a quando e' stato con loro, hanno risposto e mi hanno permesso di trovare costantemente una luce, una visione del mondo, una neutralita' o uno schieramento rispetto ai temi di vita quaotidiana.
Certo oggi sono un uomo maturo, ho sensibilità, ho spirito critico, ho capacita' analitica, ho conoscenza teorica e pratica per cavarmela davanti anche alle situazioni piu' intricate, pero' ho spesso fatto ritorno ai R.E.M. ai loro album per capire se eravamo ancora in sintonia, e non sono mai stato deluso sulle loro scelte artistiche ma soprattutto umane.

I R.E.M. in modo molto egoistico lasceranno un buco nella musica, ma non solo nella musica, nella cultura definita radical, che io invece definisco ricerca di saggezza, una cultura che mette al centro l'essere umano e la sua relazione con il creato e con gli altri esseri umani, ed ogni altra forma di vita, senza che sia contaminata da interessi, da privilegi, da favoritismi, la cultura della convivenza e della condivisione, ma anche della forza del singolo, della sua realizzazione, del suo appagamento emotivo e non solo.

Non ho ascoltato mai la musica come intrattenimento, e cosi' e' il cinema, l'arte in generale, non desidero essere intrattenuto, desidero essere stimolato alla comprensione, alla comprensione dei grandi temi dell'esistenza, come ai temi piu' semplici, i dettagli che pero' portano alla comprensione del tutto.
I miei "fratelli di Athens" hanno compiuto in trent'anni di lavoro quello che pochissimi altri gruppi hanno realizzato, hanno percorso nuove strade, hanno sviluppato un linguaggio, hanno prodotto musica, video, cinema, letteratura, hanno stimolato centinaia di gruppi musicali ma non solo, hanno creato un movimento in grado di innescare uno stato di consapevolezza in ognuno di noi, che ha ascoltato la loro musica piu' alto, piu' riflessivo, piu' gioioso, piu' intimo e sincero anche verso se stessi; oggi mi sento orfano, mi sento di dovermi confrontare con i nuovi tempi, con il post-crisi, che non e' assolutamente economica ma di valori, senza i R.E.M., senza il loro fondamentale punto di vista, senza il loro fondamentale contributo riflessivo, senza quello sguardo diagonale sul mondo, libero da pregiudizio, che nella musica e' ormai praticamente inesistente.

Ciao ragazzi, arrivederci fratelli, sono certo che se non sara' la musica ad impegnarvi saranno altre forme d'arte, saranno altri linguaggi di comunicazione, non lasciate il mondo senza la vostra voce importante, piena di senso e di visione, di immaginazione, di speranza, di rispetto, di sensibilità e soprattutto di creatività artistica.

Io sono un vostro fan e per questi ventisei anni di conoscenza, avevo 17 anni quando vi ho conosciuti grazie ad uno dei miei amici piu' cari, non vi ho mai tradito, mi sono fidato ed affidato a voi, aspetto di ritrovarvi quanto prima in una nuova forma artistica per continuare il nostro rapporto che non posso credere si sia interrotto oggi.

In bocca al lupo per la vostra nuova vita e la continua ricerca!


«Ai nostri fan e ai nostri amici. Come amici di una vita e co-cospiratori - scrive Michael Stipe sulla medesima pagina online -, abbiamo deciso di smettere di essere una band. Ce ne andiamo con grande senso di gratitudine, di compiutezza, e di stupore per tutto ciò che abbiamo realizzato. A chiunque sia mai stato toccato dalla nostra musica va il nostro più profondo ringraziamento per averci ascoltato».

martedì 5 luglio 2011

Ganzfeld alla Turrell, Ganzfeld homemade!




Il termine tedesco Ganzfeld si può tradurre in italiano come campo totale. Si riferisce a un protocollo sperimentale in cui un soggetto viene sottoposto a deprivazione sensoriale per verificare le sue presunte capacità di percezione extrasensoriale.
In un tipico esperimento ganzfeld, il soggetto ha cuffie sulle orecchie e palline da ping-pong sugli occhi. Dalle cuffie esce rumore bianco, inoltre una luce rossa intensa è posta davanti al viso e filtra attraverso le palline da ping-pong. In questo modo si realizza un buon isolamento dalle distrazioni dell'ambiente esterno. Gli sperimentatori ganzfeld ritengono che i due sensi principali (vista e udito) possano interferire con eventuali canali extrasensoriali di trasmissione delle informazioni.
Dopo un certo tempo di stimolazione ganzfeld si tenta di trasmettere al soggetto una serie di immagini attraverso un canale extrasensoriale (per esempio per via telepatica). Mentre il trasmettitore si concentra sull'immagine bersaglio, il ricevente fornisce continuamente una descrizione verbale delle proprie immagini mentali. "Al termine del periodo ganzfeld, si presentano al soggetto ricevente vari stimoli visivi (di solito quattro) e, senza sapere quale stimolo era il bersaglio, gli si chiede di votarli ordinandoli da quello più vicino alle proprie immagini mentali durante il periodo ganzfeld a quello più lontano. Se il ricevente assegna il voto più alto allo stimolo bersaglio, il risultato è registrato come un successo. Pertanto, se l'esperimento utilizza quattro stimoli (il bersaglio e altri tre stimoli visivi), ci si attende un tasso di successo medio dovuto al caso del 25%".
Nei primi esperimenti ganzfeld, invece, il tasso di successo è stato del 33-34%! Ci si è quindi trovati di fronte ad un'anomalia statistica che secondo alcuni prova l'esistenza di canali non "normali" di comunicazione delle informazioni.

Gli esperimenti scientifici sul ganzfeld sono ancora molto attivi. Da anni artisti di grande capacità come James Turrell hanno intuito le potenzialita' di creare arte veicolando direttamente il messaggio e raggiungendo il risultato grazie allo stato indotto, facendoci percepire piuttosto che vedere e toccare. Forme, spazi, scatole, nelle quali si viene isolati diventano l'opera, all'interno suoni prestabiliti, luci sapientemente utiizzate ci inducono uno stato di alterazione, cosi' i nostri riferimenti scompaiono, le nostre certezze traballano, la percezione della realta' diviene oggettiva per tutti coloro che vi entrano, lo spazio e il tempo svaniscono e ci ritroviamo immersi nella luce che lentamente si modifica, modificando anche la nostra percezione del tutto.

Mi permetto di suggerirvi un interessantissimo esperimento che potete provare senza alcun pericolo anzi con risultati strabilianti: sdraiatevi comodamente su un prato, su una spiaggia, o comunque un luogo molto aperto dove poter guardare il cielo senza che ci siano interruzioni visive di palazzi o altro, selezionate una musica elettronica che sia molto leggera, suoni piu' che musica, potreste scarivarvi Music for Airport di Brian Eno o altro, mettete le vostre cuffie e con gli occhi aperti guardate il cielo in modo fisso per una ventina, trentina di minuti, senza farvi distrarre da nulla, restate immobili e perdetevi nel cielo, scoprirete come e' semplice e possibile alterare il proprio stato mentale, svuotandovi dai pensieri, se volete proprio fare il massimo mettete quegli occhialini che una volta si usavano per non scottarsi, simili a due cucchiaini (potete farlo anche tagliando a meta' una pallina da ping pong) e nella stessa posizione guardate il cielo anche verso il sole che non vi disturbera' perche' siete protetti, mi raccomando non dormite e non chiudete gli occhi... scoprirete qualche cosa di meraviglioso di voi, se qualcuno decide di farlo fatemelo sapere, io intanto continuo i miei esperimenti di homemade ganzfeld e vi aggiornero' sui risultati.

venerdì 24 giugno 2011

Venezia mon amour




Ma da quanto tempo non andavo a venezia?
Ho amato Venezia dalla prima volta che l'ho vista molti anni fa. Ci sono stato molte volte in particolare l'ho amata la notte, nella nebbia, con il freddo e il vaporetto che non si fermava mai la notte.
Oggi ci sono tornato ed era qualche anno, mi sono innamorato di nuovo come un adolescente di questa città senza tempo, senza spazio, dove le strade sono canali, le auto sono barche e i bus sono vaporetti. Ho camminato, ho respirato, ho assaporato, ho visto, ho toccato, con i miei sensi ciò che la cultura può produrre. Ho visitato in particolare la biennale all'arsenale, un luogo straordinario che emana storia, e che accoglie gli artisti migliori e più rappresentativi del pianeta; una giornata piena, stimolante che più di tutto mi ha fatto comprendere che c'e un mondo di persone interessate al cambiamento, interessante alla crescita e ad allargare i propri orizzonti, ad andare oltre e lo fanno arrivando da tutto il mondo, camminando per Venezia acquistando il biglietto della biennale.
Non entro in merito della mostra in se' perché non ne ho le competenze ma mi interessa quello che crea intorno alla città, quello che muove. In questi tempi si sente spesso parlare di cultura, che non da profitto, che non viene considerata, che appare ancora una sacca di potere politico e quindi da non sostenere. Io invece credo che sia arrivato il momento di superare le distinzioni politiche, ideologiche e pensare che la cultura e' per tutti, che produce effetti migliorativi nella mente delle persone, che produce effetti economici per una città, che l'Italia con lo straordinario patrimonio artistico e' la vera culla della storia dei passati duemila anni, che gli investimenti sulla cultura vanno fatti con raziocinio, perché possono davvero generare movimento, ibridazione, incontro, scambio, superando le differenze ideologiche e' possibile proporre una nuova immagine dell'Italia, non soltanto turistica ma turistico-culturale, aprendo i musei più a lungo, aprendo i magazzini dei musei, sfruttando spazi che ogni città possiede per mostrare quanto di meglio abbiamo. Gli altri hanno materie prime, ma anche noi abbiamo la materia prima, l'anima della storia, la cultura e' materia prima!
Non dobbiamo più accontentarci delle piccole iniziative, ogni città italiana che ha storia culturale, deve avere una sua biennale, penso a città come milano, roma, firenze, Napoli, Palermo, Torino, ma anche ad assisi, gubbio, Siena, Urbino, Genova, Bari,Lecce, padova, bologna, Ravenna, Ferrara, Verona, Cuneo, e potrei continuare scusandomi per coloro non ancora menzionati. Ognuno di voi pensi ad una città che ha visitato e di cui si e' innamorato, ecco proprio li si potrebbe organizzare una biennale, si potrebbe innescare un meccanismo virtuoso attraverso l'arte, attraverso la cultura, la danza, l'architettura, la pittura, la scultura, il cinema, Il teatro, possono essere una leva di diffusione di ciò che nella storia e' stata l'italia, la culla del rinascimento, quindi torniamo li, riprendiamoci la nostra posizione, il mondo guarda a noi e si aspetta da noi un segnale che non e' quello delle agenzie di rating tipo Moody's!

Dobbiamo diventare tutti noi agenti di cambiamento, nelle nostre città, dobbiamo uscire di più, frequentare i nostri musei, le nostre pinacoteche, i nostri cinema e non le multisala, dobbiamo essere noi a sollecitare i comuni piccoli e grandi che siano ad investire il denaro in iniziative culturali che portino pubblico da ogni parte del mondo, e da ogni parte d'Italia, non rassegnamoci a questa agonia che non ci appartiene, non non siamo la politica noi siamo i cittadini e i cittadini hanno un poter straordinario che si chiama fare, noi possiamo fare liberi da ogni interesse ciò che più e'utile alle nostre città, ai nostri figli, solo così potremo innescare un meccanismo virtuoso.

Grazie dunque all'esempio di Venezia, che grazie alla biennale mette in moto un movimento straordinario, ieri sera navigando il canal grande ho trovato almeno dieci musei che hanno attirato la mia attenzione, dal Guggenheim a palazzo grassi, alla fondazione Prada, insomma chi ha il denaro lo investa nella cultura e chi ha la cultura incontri chi ha il denaro e dove non arriva il privato che la cultura, il denaro, le istituzioni si siedano comodi e facciano qualche cosa insieme per la comunità.

Un solo appuntino alla biennale.
Non esiste davvero che ancora ci siano il lunedì di chiusura e gli orari 10-18, questo davvero fa ridere... Se un veneziano avesse voluto visitare la biennale?

martedì 7 giugno 2011

Le Sculture di Richard Serra





Sono sempre rimasto affascinato e catturato dalle opere degli artisti definiti "Land Artists". Ho letto molto, ho visto molto, ho sentito molto, mi sono confrontato con questo tipo di arte come un animale, come un essere evoluto ma che ancora in se' contiene le stratificazioni del passato, le impronte dell'animale uomo che e' sopravvissuto fino ad oggi. Richard Serra in particolare mi ha dato la sensazione dalla prima volta che mi sono trovato di fronte ad una sua opera di presentarmi con quelle pareti monumentali il percorso che ogni uomo deve compiere, quello di unificare cio' che in lui e' separato. Mi ha anche sempre mostrato che e' un lavoro di monumentale difficolta' infatti se vi trovaste davanti ad una sua opera vi sentireste immediatamente piccoli ed impotenti, di fronte a quelle pareti lisce, senza appigli, senza riparo, senza nascondiglio, pareti che mostrano il percorso che l'uomo come essere evoluto sulla terra deve compiere, cioe' superare le divisioni, superare le separazioni, superare i muri che lo allontanano dalla sua stessa natura, dall'essenza e non gli permettono di vedere al di la' del suo naso.
Sento oggi il monito di Serra molto vicino, in un mondo che continua a costruire barriere, un mondo che continua a separare, (tranne che per le multinazionali a cui il mercato globale piace moltissimo, ndr), un mondo nel quale il diverso ci fa ancora troppa paura e che ci fa chiudere come l'animale di cui parlavo all'inizio. Io stesso sento intorno a me la paura dell'unita', della condivisione, della partecipazione, ma ricordate sempre che tutto quello che siamo oggi e' principalmente frutto dell'ultimo secolo appena passato e che l'uomo per sua natura e' un essere sociale, partecipativo, inclusivo.
Forse non e' necessario scavalcare i muri di Serra forse e' sufficiente abbatterli per poter vedere il nostro vicino negli occhi e scoprire che e' come noi, che vive, ama, soffre come ognuno di noi e che ha a cuore il futuro di questo meraviglioso pianeta come ce l'abbiamo noi.

martedì 21 dicembre 2010

soul cage by bianco


ciao.
questa e' una prima prova, sono allo studio di un nuovo modello di comunicazione interno esterno che mi permetta di raggruppare i miei pensieri rispetto alle cose che faccio, fotografie, film, racconti, opere plastiche, creando cosi' una storia unica che possa essere raccontata sotto le diverse forme che prende...
iniziamo dalla gabbia che imprigiona ogni essere umano...

fatemi sapere che ne pensate... e Buon Natale!

bianco