Visualizzazione post con etichetta ricerca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ricerca. Mostra tutti i post
martedì 9 ottobre 2012
Le parole che seguono non hanno alcun valore religioso per me ma sono la colonna portante su cui sto costruendo fattivamente la mia vita. Sono felice di condividerle, anche se in apparenza con un pubblico vastissimo e che potrebbe non essere in alcuna maniera interessato a leggerle.
Il mio obiettivo non e' quello di arrivare a tutti ma di arrivare a coloro che come me hanno realizzato che la vita e' un semplice percorso, innescare perciò quella domanda sacra che tutto muove, per comprendere che il passaggio terreno e' l'opportunita' per costruire un vita appassionata e piena di gioia per condurci al Grande Passaggio realizzato nella vacuità e nell'armonia.
Se il passaggio ad ognuno di noi sembra molto lontano, cosi' auguro, vorrei anche spiegare che per me personalmente queste parole che seguono hanno invece un profondo valore e profonde radici nel quotidiano, mi spiego meglio: l'assunzione di un atteggiamento benevolo e compassionevole puo' essere realizzato in ogni istante della nostra giornata, in particolare davanti a situazioni che ci creano tensione, perche' il passaggio di cui io sono certo si stia parlando e' anche quello di essere capaci di cambiare idea, di essere capaci di superare una risposta meccanica che diamo sempre davanti alle medesime sollecitazioni, di superare la delusione di una sconfitta, di comprendere le ragioni di una perdita, insomma non pensate che la mente pura si possa manifestare alla fine della nostra vita, anzi per manifestarsi alla fine dobbiamo sforzarci di manifestarla ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni istante. Posso testimoniare che quando cio' accade, purtroppo ancora non troppo spesso, la vita si svela e si mostra come qualche cosa di meraviglioso, inspiegabile, lo definisco nudo, come se fosse una radiografia o una ecografia, tutto svelato, la verita' è nuda, e nella nudità si svela la nostra essenza, il senso di tutto.
“Figlio di nobile famiglia, ora, la cosiddetta morte è giunta ; perciò ora assumerai l’atteggiamento dello stato di mente illuminato, di benevolenza e compassione, e realizzerai l’illuminazione perfetta per il bene di tutti gli esseri. Senza abbandonare questo atteggiamento ricorda e pratica tutti gli insegnamenti ricevuti in passato. Figlio di nobile famiglia, ascolta. La pura luminosità della dhàrmata splende ora di fronte a te, riconoscila. In questo momento il tuo stato mentale è pura, naturale vacuità, non possiede natura propria, né sostanza, né qualità. La tua mente è luminosa e vacua, nella forma di una grande massa di luce, è il buddha della luce immortale. Riconoscilo.
Vai avanti pronunciando queste parole con chiarezza, distintamente, comprendendo il loro significato, non dimenticarle perché il punto essenziale è riconoscere con certezza tutto ciò che appare per quanto terrificante, come tua proiezione… Non avere paura, non smarrirti. Questa è la radiosità naturale della tua dhàrmata, riconoscila.
Figlio di nobile famiglia, Se non avrai compreso questo punto essenziale non riconoscerai i suoni, la luce e i raggi e continuerai a vagare in samsara.
Svegliandoti dal tuo torpore ti chiederai che cosa ti sia accaduto: riconosci tutto ciò come stato di bardo.”
(Bardo Thodol)
Etichette:
amore,
armonia,
bardo thodol,
buddismo,
famiglia,
nobile,
nudo,
passaggio,
passione,
ricerca,
stato interiore,
vacuità,
vita
lunedì 28 novembre 2011
Iper-realismo!
Nella societa' dominata dalle immagini mi sono chiesto perche' e' diventato necessario superare la realtà, non e' gia' abbastanza un'immagine reale, c'e' bisogno di una immagine iper-reale?
Provero' a rispondere alla seguente domanda prendendo spunto dal lavoro di un artista, scenografo che e' diventato certamente il porta bandiera del movimento iper-realista: Ron Mueck.
La sua capacita' di ricreare la realta', aumentandola nelle dimensioni senza perdere le proporzioni e' straordinariamente ed incredibilmente toccante; restate qualche minuto con lo sguardo sull'immagine che vi ho proposto poco fa e scoprirete che qualche cosa inizia a muoversi in voi, un avvicinamento, un magnetismo che vi impedisce di staccare lo sguardo, non riuscite a togliere lo sguardo dalle pieghe, dagli occhi semi-chiusi, dall'espressione imbronciata, e potrei continuare ma potete farlo direttamente voi, attraverso l'osservazione cercando pero' di non perdervi nell'opera, cercando di ascoltare cosa produce dentro di noi la vista dell'immagine.
La nostra vita e' caratterizzata da un bombardamento costante di immagini, la maggior parte ci arrivano e non ce ne accorgiamo neppure, semplicemnte veniamo suggestionati da qualunque cosa, senza la corretta distanza e attenzione siamo preda e schiavi di questo ineffabile predatore, l'immagine, la forma, il contenitore. I nostri sensi sono i ricettori che ci permettono di posizionarci costantemente nello spazio, nel tempo, nel luogo in cui ci muoviamo, percependo i pericoli, i piaceri, il disagio e mille altre sensazioni che ci arrivano proprio dai sensi. Data l'enorme sollecitazione visiva siamo arrivati ad una specie di assuefazione, provate ad immaginare le immagini del dittatore Gheddafi o del Capo di Al Queda Bin Laden, immagini cruente, devastanti, nonostante tutto immagini di esseri umani nella condizione di morte violenta; a qualcuno sono certo l'immagine a dato molto fastidio, forse alla maggioranza di noi ma quello che voglio dire e' che ormai le immagini di morte e violenza sono cosi' ripetitive che ci passano davanti allo stesso livello di un'immagine del double cheeseburger di Mc Donald's, di una Fiat Panda, o del viso di un neonato.
Il lavoro di Mueck o in generale degli artisti e' quello di ri-interpretare la realta' e riconsegnarcela per una riflessione piu' profonda, piu' radicale, piu' intima, piu' attenta; la prima quindi che mi salta all'occhio e' che abbiamo appiattito tutto, la nostra vista, il senso che sembra essere piu' sollecitato non e' piu' in grado di differenziare le immagini e quindi le subisce senza piu' riuscire a ricercare le immagini migliori, quelle in grado di sollecitare la nostra parte migliore, nello stesso tempo, il problema piu' grave e' che l'immagine non e' separata dal nostro sentire, la vista e' collegata al nostro essere in modo organico e noi non possiamo fare a meno di ricevere il bombardamento, quindi spesso e volentieri ci sentiamo male senza nemmeno sapere il perche', una cosa pero' ci e' data per fortuna che e' la coscienza, cioe' ricordarci costantemente che noi siamo una prateria nella quale chiunque puo' scorrazzare senza che ce ne accorgiamo, e che l'unica arma di difesa che abbiamo e' quella di selezionare a monte dove appoggiare il nostro sguardo; questa coscienza o ancor piu' consapevolezza puo' manifestarsi se e' chiaro in noi il disegno della vita che desideriamo vivere, del perche' stiamo vivendo e come possiamo avvicinarci a quello stato di grazia, gratitudine, gioia profonda che si chiama equilibrio.
Insomma uno sforzo per la nostra liberta' lo possiamo fare, uno sforzo semplice semplice ma di una potenza inaudita, vi sollecito a provare, quindi ogni volta che qualcuno vi vorra' mostrare un'immagine cruenta oppure il vostro sguardo andra' verso qualche cosa che non vi fa muovere verso il vostro miglior se', allora per un istante chiudete gli occhi e teneteli chiusi fintanto che l'immagine non e' scomparsa e scoprirete che abbiamo molto piu' potere sulla nostra vita di quello che ci hanno fatto credere fino ad oggi, ma soprattutto scoprirete che la gioia, la pace, l'equilibrio dipendono esclusivamente da noi!
Etichette:
artista,
Bin Laden,
consapevolezza,
coscienza,
Gheddafi,
immagini,
Iperrealismo,
ricerca,
Ron Mueck,
sensi,
vita
mercoledì 9 novembre 2011
La vita e' stato selvaggio!

“La vita è stato selvaggio. Quel che è più vivo è più selvaggio, e quel che non è ancora soggetto all’uomo lo rinvigorisce. È come se colui che si è spinto avanti incessantemente, senza mai cercare riposo dalle proprie fatiche, crescendo saldo e chiedendo molto, si fosse trovato sempre in paesi sconosciuti, in luoghi selvaggi, circondato dal materiale grezzo della vita. Come se si fosse inerpicato sui rami degli alberi nella foresta primitiva.”
La pratica di camminare mi accompagna da molti anni, e' uno stato interiore che ricerco appena possibile, mi riporta in contatto con la mia essenza, con il mio essere piu' nascosto e libero.
Ogni giorno trovo un momento, uno spazio per camminare, per spostare il mio peso, la mia massa corporea da un luogo ad un altro, questo movimento, questo spostamento si attua a livello fisico, emotivo, mentale. Ritrovo lo spazio vuoto, ritrovo il silenzio che la vita quotidiana mi impedisce di frequentare, ritrovo il respiro, ritrovo i muscoli, ritrovo i dolori del corpo, ritrovo me stesso in un luogo diverso da quello che frequento durante la giornata e questo produce un benessere profondo, un benessere che spesso paragono ad una lunga meditazione.
La piu' grande gioia la vivo camminando nella notte, camminando al buio, in solitudine. I suoni della notte, l'aria della notte, la luce della notte ha un sapore unico, e' come se non ci fosse separazione tra me e il creato che mi contiene, come se non ci fosse piu' distanza tra cio' che mi compone e cio' che compone la terra stessa, ed e' li che mi perdo, mi perdo perche' mi riunisco al creato, mi riunisco a me stesso, incontrando quella parte di me che non ha paura di nulla, che non e' separata dalla vita, che non e' distante dalla gioia, quella parte di me che percepisce l'armonia e l'equilibrio del creato.
Camminare non significa mettere passivamente un passo dietro l’altro. Non è neppure una semplice pratica salutistica, sebbene siano da prendere in considerazione le sue benefiche conseguenze sul corpo e sul’inquietudine nervosa, camminare e' vivere, e' perdersi, e' ritrovarsi, e' perdersi di nuovo e ritrovarsi, ricercando quel luogo interiore che e' anche quel luogo esteriore nel quale possiamo dire "Io sono".
Il vero “camminatore” deve sapersi staccare completamente dai suoi banali pensieri quotidiani; quindi, attua dentro di sè una sorta di tabula rasa che gli permettere di entrare in sintonia con le piante, i minerali, gli animali intorno a lui, con la natura tutta nel suo essere incontaminata e selvaggia, in grado quindi di collegare l’individuo con la parte vera di se stesso.
A tal proposito suggerisco anche una preparazione al camminare ascoltando l'opera dello straordinario compositore Arvo Part, appunto Tabula Rasa.
Ognuno di noi puo' incontrare cosi quello stato selvaggio, libero dalle convenzioni sociali, libero dall'educazione, libero dai condizionamenti, stato che e' in grado di farci percepire le nostre piu' straordinarie potenzialità senza pero' spaventarci, soltanto ricordandoci che siamo noi stessi gli artefici della nostra vita e che dobbiamo scegliere profondamente cio' che desideriamo in ogni istante, solo così potremo onorare il nostro essere umani e camminare verso...
Etichette:
amore,
Arvo Part,
camminare,
libertà,
luogo,
ricerca,
silenzio,
stato selvaggio,
Tabula Rasa,
Thoreau
martedì 11 ottobre 2011
Pura Vita!

Solitamente mi metto a scrivere durante le pause della giornata, oggi pero' ho pensato che potesse essere interessante prendermi il tempo nella calma serale, pre-notturna.
Il silenzio che mi circonda permette alla mia riflessione di spaziare senza particolari distrazioni, rimanendo in quello spazio che definirei vuoto.
Per riflettere e' fondamentale riuscire a produrre uno spazio nel quale poter riversare tutte le associazioni mentali, tutti i pensieri, tutte le emozioni che si intersecano, e' una pratica che mi riesce raramente, ma quando accade e' prodigiosa perche' collega concetti e li trasforma rendendoli simili ad un atto creativo.
Mantenendo uno spazio dentro di me per poter interagire con la vita, con le cose, con la gente mi sento costantemente in quel reame di possibilità e creatività', un luogo, uno spazio, un tempo differente dal quotidiano.
L'esplorazione di quello spazio, l’esplorazione del vuoto mi affascina.
Viviamo immersi nello spazio vuoto, viviamo su una palla rocciosa che e' immersa nel vuoto.
Lo stesso pianeta terra e' la manifestazione del vuoto; provate ad immaginare ogni cosa piena, di conseguenza percepirete il vuoto che ci circonda.
Il vuoto e’ uno stato straordinario dell’essere che permette di andare all’essenza della vita, e’ un cappotto, e’ un costume, e’ una macchina, e’ un ipod, e’ un paio di sneakers, e’ una meditazione, e’ surfare, e’ amare, e’ abbracciare, e’ baciare, e’ incontrare, e’ godere, e’ l’armonia, e’ la pace. Il vuoto e’ il miracolo della vita dove noi siamo, siamo quello che siamo senza giudizio, senza paura, senza tempo, e’ la condizione nella quale possiamo manifestarci al nostro meglio, nessun errore, nessun pericolo, nessuna aspettativa, pura vita senza competizione ma solo ascolto, ricerca, condivisione, armonia.
Essere nel vuoto e’ come essere al centro di una sfera, un luogo nel quale siamo equidistanti dalla superficie delle cose, immersi nel vuoto, nel silenzio, nel qui ed ora.
Questo stato di cose non puo’ capitarci in maniera casuale, dobbiamo adoperarci, dobbiamo desiderarlo, dobbiamo dedicarci del tempo, del coraggio, dell’energia, del tempo ma il dono che riceviamo in cambio e’ di un valore inestimabile.
L’incontro con se stessi all’interno della natura in relazione con il creato e’ uno stato di estasi, e’ cio’ che ogni essere umano desidera profondamente anche se non se ne rende conto, e’ cio’ che darebbe un senso alla sua esistenza, la relazione tra noi e il tutto vissuta in uno spazio vuoto, senza ieri, senza domani, senza possesso, senza bramosia e’ in grado di aprire la porta ad una illuminazione.
Per realizzare tale stato dobbiamo trovare innanzitutto cio’ che ci appassiona, cio’ che ci fa muovere dal torpore quotidiano, dalla pigrizia, poi dobbiamo buttarci, si buttarci alla ricerca del vuoto come un paracadutista, come un free climber, come un canyoner, come uno sciatore estremo, non dobbiamo avere paura del vuoto, non dobbiamo temere il vuoto, dobbiamo solo incontrarlo, conoscerlo, viverlo, ricercarlo per conoscerlo meglio, per superarlo, per rispettarlo.
Io personalmente ho trovato sulla mia strada qualche cosa che mi ha portato a questo incontro, qualche cosa che mi ha svelato delle mie potenzialità, che ha illuminato una parte di me che era nascosta, ci sto entrando piano piano per andare in profondità, voglio incontrarmi e voglio incontrare la natura ad un livello ancora piu’ profondo, piu’ maturo, piu’ soddisfacente ed e’ per questo che molte cose si sono aggiustate, molti frammenti in me si sono riunificati e mi sento bene, mi sento sereno, mi sento felice, mi sento sempre piu’ spesso nel vuoto, nel silenzio, in armonia con tutto.
Forse questo stato di cui sto parlando non e' una costante nella mia vita, ma certamente e' un auspicio, un augurio, una promessa che faccio a me stesso, me lo devo, la vita e' troppo importante, preziosa per viverla in un altro luogo che non sia il vuoto.
venerdì 23 settembre 2011
Mi sento un po' felice ...

Mi piace molto l'idea di chiudere la settimana con un sentimento di gioia e felicita' che mi passa nelle vene.
Nella mia vita, come nella vita di ognuno di noi accadono ogni giorno moltissime cose, sollecitazioni positive, altre meno positive e' un continuo movimento ondulatorio, su e giu' su e giu', e piu' la gioia e' intensa piu' sara' intensa la malinconia, ma in fondo credo che sia il bello della vita, che sia l'incontro con se stessi a determinare poi l'orientamento a tutti gli sbalzi che ogni giorno riceviamo, determinando noi stessi su quale onda restare aggrappati.
Stamattina grazie ad un amico mi e' capitata sotto gli occhi una riflessione di Albert Einstein fatta riferendosi alla crisi economica e non solo, che attanaglio' il mondo e i suoi abitanti tra gli anni trenta e quaranta.
"Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l'incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.
Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla." Albert Einstein
Appena ho terminato la lettura mi sono davvero sentito meglio, ho sentito una leggerezza interiore straordinaria, quasi un senso di gratitudine per essere capitato qui ora, in questo momento storico, dove davvero tutto e' possibile, l'unico limite e' la nostra immaginazione, la nostra pigrizia, i nostri schemi mentali pre-costituiti.
Ho provato allora ad ascoltare Einstein e ho provato ad immaginare quante cose meravigliose posso fare oggi, quanto posso leggere, quanto posso ascoltare musica, quanti musei posso visitare, quanti film posso guardare, quante persone posso incontrare realmente e virtualmente, quanto posso divertirmi facendo sport e quanto posso divertirmi a creare e scrivere storie e film, ma soprattutto mi ho pensato quanto posso essere libero di esprimere la mia verità, la mia essenza.
Ho infine pensato che la cosa piu' interessante e divertente e' certamente quella di prendere un problema, sviscerarlo, portarlo alla luce ed iniziare ad immaginare alle possibili soluzioni, affrontando uno dopo l'altro i miei pensieri negativi che invece vorrebbero che tutto fosse gia' risolto e non voglio impegnarsi a tirare fuori il meglio.
Sto tenendo davanti a me un problema, lo tengo fermo e continuo ad impegnare la mia mente e sembra che restando con il problema nella mia testa si stiano creando nuovi percorsi creativi, nuove soluzioni, non e' detto che siano quelle corrette ma cio' che conta e' sentire di poter essere altro, di poter produrre delle idee nuove, delle soluzioni innovative, di essere io stesso l'artefice della risoluzione, questo mi fa sentire bene, mi fa sentire di onorare il dono della vita, di onorare i miei genitori, i miei nonni, e tutti i miei predecessori che in qualche modo mi hanno formato, ed io ora posso onorarli miglirando la mia specie, la mia stirpe prima di tutto, ma non solo migliorando l'essere umano. Questa e' una sensazione che mi sta producendo gioia profonda, interiore, non conclamata, qualche cosa di intenso che riempie gli spazi dentro di me, colma quello stato di malinconia, di solitudine e mi da la forza per credere che ogni cosa che ci arriva ha un senso e quel senso lo scopriamo solo se restiamo con quella domanda per trovare la risposta, la mia risposta. Non e' facile restare in questa determinazione, e' impegnativo, sto lottando con le mie abitudini, ma questa lotta mi sembra sacra rispetto a quelle con cui mi perdo ogni giorno, e, mi sento un po' felice, davvero un bel po' felice!
Etichette:
Albert Einstein,
crisi,
determinazione,
felicità,
innovazione,
novità,
presa di coscienza,
presenza,
ricerca,
soluzione
giovedì 22 settembre 2011
Mi sento un po' triste ...







Mi sento un po' stupido e triste, un po' adolescente e immaturo, un po' piu' solo ma questa mattina quando ho letto la notizia dello scioglimento dei R.E.M. non sono riuscito a non trattenere l'emozione. Non so spiegarlo in maniera razionale, quindi lo spieghero' in maniera emotiva, di cuore!
I R.E.M. per me sono stati una guida, sin dalla mia adolescenza, quando ancora non mi era chiaro su quali valori rifarmi, a quale mondo ispirarmi, su quali posizioni politiche prendere, su quali stili adottare, in quale maniera esprimere me stesso anche la mia parte piu' intima, introspettiva, loro come dei fratelli maggiori (io sono figlio unico!), come quasi dei genitori aggiunti hanno costantemente risposto alle mie domande di adolescente, ai miei timori, alle mie gioie, ai miei conflitti, Michael con i suoi testi, sostenuti perfettamente dalle musiche e arrangiamenti di Peter, Mike e Bill fino a quando e' stato con loro, hanno risposto e mi hanno permesso di trovare costantemente una luce, una visione del mondo, una neutralita' o uno schieramento rispetto ai temi di vita quaotidiana.
Certo oggi sono un uomo maturo, ho sensibilità, ho spirito critico, ho capacita' analitica, ho conoscenza teorica e pratica per cavarmela davanti anche alle situazioni piu' intricate, pero' ho spesso fatto ritorno ai R.E.M. ai loro album per capire se eravamo ancora in sintonia, e non sono mai stato deluso sulle loro scelte artistiche ma soprattutto umane.
I R.E.M. in modo molto egoistico lasceranno un buco nella musica, ma non solo nella musica, nella cultura definita radical, che io invece definisco ricerca di saggezza, una cultura che mette al centro l'essere umano e la sua relazione con il creato e con gli altri esseri umani, ed ogni altra forma di vita, senza che sia contaminata da interessi, da privilegi, da favoritismi, la cultura della convivenza e della condivisione, ma anche della forza del singolo, della sua realizzazione, del suo appagamento emotivo e non solo.
Non ho ascoltato mai la musica come intrattenimento, e cosi' e' il cinema, l'arte in generale, non desidero essere intrattenuto, desidero essere stimolato alla comprensione, alla comprensione dei grandi temi dell'esistenza, come ai temi piu' semplici, i dettagli che pero' portano alla comprensione del tutto.
I miei "fratelli di Athens" hanno compiuto in trent'anni di lavoro quello che pochissimi altri gruppi hanno realizzato, hanno percorso nuove strade, hanno sviluppato un linguaggio, hanno prodotto musica, video, cinema, letteratura, hanno stimolato centinaia di gruppi musicali ma non solo, hanno creato un movimento in grado di innescare uno stato di consapevolezza in ognuno di noi, che ha ascoltato la loro musica piu' alto, piu' riflessivo, piu' gioioso, piu' intimo e sincero anche verso se stessi; oggi mi sento orfano, mi sento di dovermi confrontare con i nuovi tempi, con il post-crisi, che non e' assolutamente economica ma di valori, senza i R.E.M., senza il loro fondamentale punto di vista, senza il loro fondamentale contributo riflessivo, senza quello sguardo diagonale sul mondo, libero da pregiudizio, che nella musica e' ormai praticamente inesistente.
Ciao ragazzi, arrivederci fratelli, sono certo che se non sara' la musica ad impegnarvi saranno altre forme d'arte, saranno altri linguaggi di comunicazione, non lasciate il mondo senza la vostra voce importante, piena di senso e di visione, di immaginazione, di speranza, di rispetto, di sensibilità e soprattutto di creatività artistica.
Io sono un vostro fan e per questi ventisei anni di conoscenza, avevo 17 anni quando vi ho conosciuti grazie ad uno dei miei amici piu' cari, non vi ho mai tradito, mi sono fidato ed affidato a voi, aspetto di ritrovarvi quanto prima in una nuova forma artistica per continuare il nostro rapporto che non posso credere si sia interrotto oggi.
In bocca al lupo per la vostra nuova vita e la continua ricerca!
«Ai nostri fan e ai nostri amici. Come amici di una vita e co-cospiratori - scrive Michael Stipe sulla medesima pagina online -, abbiamo deciso di smettere di essere una band. Ce ne andiamo con grande senso di gratitudine, di compiutezza, e di stupore per tutto ciò che abbiamo realizzato. A chiunque sia mai stato toccato dalla nostra musica va il nostro più profondo ringraziamento per averci ascoltato».
Etichette:
adolescenza,
arte,
Bill Berry,
cinema,
coraggio,
creatività,
gruppo rock,
introspezione,
liberal,
linguaggio,
Michael Stipe,
Mike Mills,
musica,
Peter Buck,
R.E.M.,
radical,
ricerca,
saggezza
mercoledì 14 settembre 2011
Una semplice riflessione...
Spesso e volentieri senza rendercene conto ci troviamo nella nostra vita a rispondere a delle domande che non sono in realtà il centro della faccenda ma semplicemente il risultato di questioni non risolte in precedenza. In altre parole se riuscissimo a sviscerare sin dall'inizio le nostre vere intenzioni e gli obiettivi che ci siamo prefissati probabilmente risparmieremmo molte energie e ancor più tempo.
Quanti giorni della nostra vita passano senza che noi si abbia chiaro il nostro l'obiettivo?
Quante cose facciamo ogni giorno senza essere collegati al nostro obiettivo?
Quante parole diciamo senza che siano collegate al nostro obiettivo?
Quante emozioni viviamo che non sono ispirate dal nostro obiettivo?
L'obiettivo dovrebbe essere sempre il nostro focus primario, in ogni conversazione dovremmo essere capaci di sapere cosa vogliamo ottenere, in ogni situazione anche la più critica dovremmo riuscire a mantenere una dose di distacco in maniera da non essere travolti dagli eventi che spesso hanno una potenza devastante e ci spostano completamente, dovremmo fissare la nostra mente, le nostre emozioni e sentimenti, le nostre azioni sulla nostra visione che e' quindi collegata al nostro obiettivo ultimo. Voglio fare un esempio pratico e semplice: da qualche tempo, direi non piu' di tre anni sono riuscito a mettere a fuoco il mio personale obiettivo della vita, che potrei definire con due parole, essere felice, queste due parole sono riuscito con abbastanza forza e continuità a scolpirle nella mia mente, non appena mi dimentico di questo mio obiettivo scatta una specie di allarme che mi permette di ricordarmi dove ho lasciato il mio obiettivo. In questa maniera ogni azione che compio, ogni emozne che provo, ogni azione che faccio devono inevitabilmente passare il setaccio, questa cosa mi fa felice? Quello che desidero realizzare mi fa felice? Quello che faccio, dico o provo mi fa felice e ancora, fa felice chi mi circonda?
Non e' facile, ma e' diventato per me essenziale muovermi sul piano della felicita', del gusto per la vita, della consapevolezza del dono che e' vivere.
Quando pero' non so rispondere alla domanda quale e' il mio obiettivo mi devo fermare, mi devo sedere, mi devo guardare dentro e fino a che non ho trovato le mie risposte, risposte che mi soddisfano e mi fanno sentire la vita piena allora non dovrei prendere delle decisioni, intavolare delle conversazioni, non dovrei certamente vivere in maniera passiva, perche nella passività si annida il più grande nemico della nostra esistenza, la meccanicita', ovvero lasciare che tutto ed ogni cosa determini la mia vita, io semplicemente rispondo in modo meccanico a tutto ciò che mi colpisce e stimola la mia reazione, senza pero' alcuna capacita' orientativa delle mia risposta.
Il concetto di obiettivo potrebbe essere collegato al contenuto, la mia manifestazione, la vita che vivo al contenitore, cioe' come mi manifesto in ogni istante. Quello che manifestiamo e' il riflesso della nostra vita interiore, se viviamo una vita esteriore che ci appaga vuol dire che la nostra vita interiore ci appaga, se invece la nostra vita interiore non ci appaga, non e' costantemente collegata al nostro obiettivo anche la vita esteriore si presemtera' piena di dubbi, incertezze, incapacita', insoddisfazione.
Possiamo quindi affermare che il contenuto determina il contenitore e questa dovrebbe essere una legge anche del mercato, ma invece oggi ci rendiamo sempre piu' conto che il contenitore e' diventato, grazie all'invenzione del marketing, più importante del contenuto e quindi oggi conosciamo il prezzo di ogni cosa ma non conosciamo il valore del contenuto.
Un buon metro di valutazione per ritornare a dare il valore centrale al contenuto e' quello di domandarci il perche', quale e' l'obiettivo di una azione, di un oggetto, di un prodotto, solo rispondendo con sincerita', verità, riflessione riusciremo a comprendere il valore che risiede nascosto all'interno del contenitore.
Quanti giorni della nostra vita passano senza che noi si abbia chiaro il nostro l'obiettivo?
Quante cose facciamo ogni giorno senza essere collegati al nostro obiettivo?
Quante parole diciamo senza che siano collegate al nostro obiettivo?
Quante emozioni viviamo che non sono ispirate dal nostro obiettivo?
L'obiettivo dovrebbe essere sempre il nostro focus primario, in ogni conversazione dovremmo essere capaci di sapere cosa vogliamo ottenere, in ogni situazione anche la più critica dovremmo riuscire a mantenere una dose di distacco in maniera da non essere travolti dagli eventi che spesso hanno una potenza devastante e ci spostano completamente, dovremmo fissare la nostra mente, le nostre emozioni e sentimenti, le nostre azioni sulla nostra visione che e' quindi collegata al nostro obiettivo ultimo. Voglio fare un esempio pratico e semplice: da qualche tempo, direi non piu' di tre anni sono riuscito a mettere a fuoco il mio personale obiettivo della vita, che potrei definire con due parole, essere felice, queste due parole sono riuscito con abbastanza forza e continuità a scolpirle nella mia mente, non appena mi dimentico di questo mio obiettivo scatta una specie di allarme che mi permette di ricordarmi dove ho lasciato il mio obiettivo. In questa maniera ogni azione che compio, ogni emozne che provo, ogni azione che faccio devono inevitabilmente passare il setaccio, questa cosa mi fa felice? Quello che desidero realizzare mi fa felice? Quello che faccio, dico o provo mi fa felice e ancora, fa felice chi mi circonda?
Non e' facile, ma e' diventato per me essenziale muovermi sul piano della felicita', del gusto per la vita, della consapevolezza del dono che e' vivere.
Quando pero' non so rispondere alla domanda quale e' il mio obiettivo mi devo fermare, mi devo sedere, mi devo guardare dentro e fino a che non ho trovato le mie risposte, risposte che mi soddisfano e mi fanno sentire la vita piena allora non dovrei prendere delle decisioni, intavolare delle conversazioni, non dovrei certamente vivere in maniera passiva, perche nella passività si annida il più grande nemico della nostra esistenza, la meccanicita', ovvero lasciare che tutto ed ogni cosa determini la mia vita, io semplicemente rispondo in modo meccanico a tutto ciò che mi colpisce e stimola la mia reazione, senza pero' alcuna capacita' orientativa delle mia risposta.
Il concetto di obiettivo potrebbe essere collegato al contenuto, la mia manifestazione, la vita che vivo al contenitore, cioe' come mi manifesto in ogni istante. Quello che manifestiamo e' il riflesso della nostra vita interiore, se viviamo una vita esteriore che ci appaga vuol dire che la nostra vita interiore ci appaga, se invece la nostra vita interiore non ci appaga, non e' costantemente collegata al nostro obiettivo anche la vita esteriore si presemtera' piena di dubbi, incertezze, incapacita', insoddisfazione.
Possiamo quindi affermare che il contenuto determina il contenitore e questa dovrebbe essere una legge anche del mercato, ma invece oggi ci rendiamo sempre piu' conto che il contenitore e' diventato, grazie all'invenzione del marketing, più importante del contenuto e quindi oggi conosciamo il prezzo di ogni cosa ma non conosciamo il valore del contenuto.
Un buon metro di valutazione per ritornare a dare il valore centrale al contenuto e' quello di domandarci il perche', quale e' l'obiettivo di una azione, di un oggetto, di un prodotto, solo rispondendo con sincerita', verità, riflessione riusciremo a comprendere il valore che risiede nascosto all'interno del contenitore.
Etichette:
armonia. vita,
contenitore,
contenuto,
meccanicità,
obiettivo,
profondità,
reazione,
ricerca,
soddisfazione,
valore,
verita'
giovedì 8 settembre 2011
La civilta' della paura.

In questi giorni, ma in realta' e' un sentimento che ho iniziato a percepire nel lontano 1999, quando ho iniziato la mia personale ricerca della libertà, ho definitivamente realizzato che la nostra società tanto civilizzata, innovativa, elettronica, cyber, democratica fonda il suo valore più alto esclusivamente sul denaro e sulla paura, siamo immersi in questi due veleni che ci stanno piano piano divorando.
Beh penserete voi, che grande novità, ce ne accorgiamo tutti ogni giorno!
Ahi si, dico io, ve ne accorgete tutti ogni giorno, e allora perche' continuate a guardare la televisione a leggere i giornali, che sono l' espressione di gruppi di potere che da decenni si scontrano, perche' non riuscite a farvi una idea del mondo che vi circonda, incontrando il mondo, suonando il campanello del vostro vicino di casa, conversando con il vostro vicino di metropolitana, interpellando il vostro fruttivendolo di fiducia?
Certo sono provocazioni, ma la realta' della vita e' quella che vi circonda, ci hanno fatto credere che la borsa di Tokyo e' fondamentale e quindi appena apriamo gli occhi ci danno le news su Wall Street e su Tokyo!
Ma che cazzo me ne frega?
Io voglio sapere come stanno le persone che conosco, che amo, che posso incontrare ogni giorno e confrontarmi con loro, se stanno vivendo una vita sana, se stanno leggendo Shakespeare o Cechov o Steinbeck, se stanno guardando C'era una volta in America o Blade Runner o Amores Perros, se hanno guardato con attenzione il David di Michelangelo, se si stanno domandando perche' vivono e come possono migliorare la loro esistenza e quella di chi li circonda.
Io voglio conoscere questo, io voglio essere informato localmente, voglio conoscere le problematiche che affronta il Sindaco del paese, non mi frega un cazzo della tangenziale ovest o est di Milano, ne' tanto meno del Palazzo della politica che conserva il potere e non riesce a pensare al di fuori della vista del suo naso.
Voglio camminare nel bosco che c'e' vicino a casa mia e ascoltare i Pink Floyd, Sting o Mauro Mela, non voglio ascoltare una musica qualsiasi senza cuore, non voglio ascoltare un prodotto, voglio ascoltare l'espressione migliore dell'artista, non un conto in banca.
Tutto cio' che e' stato costruito intorno a noi sembra perfettamente realizzato per terrorizzarci, per farci abortire ogni sogno, per castrare ogni desiderio, per renderci Gabbiani Ipotetici (ringraziando Giorgio Gaber per essere esistito e averci lasciato tanto lavoro su cui riflettere ed ispirarci n.d.r.). Il gabbiano ipotetico non vola, non sogna, non vive e' una mediocrita' e la mediocrita' e' peggio della malattia, e' peggio del conformismo, anche se spesso sono una simile espressione umana.
Noi possiamo vivere liberi dalla paura smettendo di leggere e di immaginare una vita che non esiste, immaginando case e viaggi che non possiamo permetterci, immaginando vite che non sono la nostra, immaginando donne che non incontreremo mai, immaginando sentimenti che non siamo in grado di provare, immaginando rabbia che non sappiamo esprimere, immaginando coraggio che non siamo in grado di affrontare.
Noi al contrario dobbiamo tornare a vivere nelle nostre case, parlare con i nonni, con gli anziani, dobbiamo parlare con il fruttivendolo, con il salumiere, con la farmacista, con il droghiere, con l'enologo, dobbiamo tornare a conoscere cio' che abitiamo ogni giorno, il nostro territorio piu prossimo, dobbiamo conoscere noi stessi nel luogo che viviamo, dobbiamo essere locali, dobbiamo essere globali nei valori, dobbiamo pretendere dal sindaco le cose che ha promesso, dobbiamo sederci a cena con il nostro vicino e ognuno deve portare le migliori cose che sa preparare, dobbiamo comprare cibi freschi, smettere di andare al centro commerciale e cibarci di cibi morti, i morti creano morte, dobbiamo fare sport e smettere di guardare le partite in televisione, dobbiamo respirare l'aria e camminare presto al mattino per sentire freddo, non dobbiamo coprirci, dobbiamo sentire il freddo che entra, dobbiamo sentire la vita dentro di noi e dobbiamo scoprire la vita dentro di noi, solo cosi potremo liberarci dalla rabbia della civilta' della paura, solo cosi' potremo vivere una vita vera piena di gioia, dolore, speranza, sogno, carita', compassione, amore, condivisione, fratellanza, egoismo, coraggio, in una parola essere liberi.
"La liberta' non e' star sopra un albero, la liberta' e' partecipazione!"
Chi vuole partecipare mi mandi un commento!
Etichette:
amore,
Cechov,
civilta' della paura,
coraggio,
Giorgio Gaber,
libertà,
media,
milano,
musica,
paura,
radio,
ricerca,
Shakespeare,
Steinbeck,
televisione
lunedì 29 agosto 2011
energia...
Ma quanta energia e' utile e necessaria per vivere?
Mi sono fatto questa domanda varie volte nella mia vita, all'inizio pensavo che l'energia fosse inesauribile, che bastasse mangiare bene e dormire bene per ricaricarsi ogni giorno, poi ho cominciato a vedere che con il tempo l'energia iniziava a diminuire ed alternarsi rispetto a quanta motivazione avevo nel fare le cose, fino a quando negli ultimi mesi ho accertato che l'energia puo' essere ricca e continua solo quando facciamo le cose che ci scaldano, che ci motivano, che ci fanno davvero felici, ho scoperto che l'energia di per se' non e' sufficiente, cio' che fa la differenza e' la motivazione, ovvero la ragione che spinge a fare una cosa piuttosto che un'altra.
Ho continuato allora a riflettere su questo tema e mi sono reso conto che per molti anni ho fatto cose di cui non ero appassionato, che non mi appartenevano e che segnavamo il mio umore intrappolandomi in uno stato di leggero costante fastidio, che accomulato nel tempo mi portava ad una esplosione con la conseguente separazione da cio' che avevo fatto fino a quel momento, sprecando così lo sforzo compiuto. Per molti di voi forse queste considerazioni sono logiche ma in realta' se andiamo a guardare la nostra vita scopriremo con non poca sorpresa che ognuno di noi in realta' non fa esattamente cio' che fa felice, che molto spesso non sappiamo nemmeno davvero certamente cosa e' in grado di farci felice e quindi passiamo la nostra vita in territori che ci sono avversi a volte persino ostili.
Intanto la vita passa, i minuti scorrono, le ore passano, i giorni scivolano, i mesi volano, gli anni spariscono e ci allontaniamo sempre più dal giorno in cui siamo nati, lo spazio/tempo che ci separa dalla partenza diventa sempre più ampio e senza accorgercene la vita ci scivola dalle mani.
Io non so esattamente come trattenere gli anni, ne sinceramente e' cio' che mi interessa, quello che sento scaldarmi, quindi cio' che riesce a motivarmi e quindi farmi scattare l'energia e' la possibilita' di riempire di significato i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, riempirli di vita, che mi piace chiamare presenza, consapevolezza, riempirli per fare in modo di esserci nel momento in cui la vita sta accadendo, di poter dare significato ad ogni istante, di non essere rapito dal mio passato o proiettato nel mio futuro, ma di accorgermi che sto vivendo, che tutto cio' che mi circonda ha un senso, che cio' che accade dentro le mie cellule ha un senso, che la terra mentre gira intorno al sole ha un senso, che l'amore che provo ha un senso, che non esiste l'odio, la rabbia se siamo presenti a noi stessi mentre le cose accadono, che ogni essere che incontriamo ha un senso, che la vita e' meravigliosa se ha un senso, perche' la vita e' un istante brevissimo nell'universo e che miliardi di esseri umani hanno vissuto prima di me e che miliardi di esseri umani vivranno dopo di me e che solo cercando di scoprire chi sono veramente e cosa mi fa felice veramente vivro' una vita piena e reale, una vita in armonia, bellezza e verita', capace di dare un senso ad ogni istante della nostra vita, per dare un senso all'energia che impieghiamo, dando forma e senso all'esistenza.
Etichette:
anni,
armonia. vita,
bellezza,
consapevolezza,
energia,
esistenza,
giorni,
meraviglia,
mesi,
motivazione,
ricerca,
verità
giovedì 4 agosto 2011
La mia ricerca...

...per terminare la simpatica telenovela del pronto soccorso di ieri, me ne sono tornato a casa con la mano steccata per la frattura spiroide del V Metacarpo mano sinistra, non male per uno che deve passare le prossime due settimane su una barca!!!
:)
Siccome penso che ogni cosa che ci accade sia il risultato di molte dinamiche comportamentali e accadimenti non del tutto casuali ho deciso questa mattina di riportare la mia totale attenzione al mio mondo interiore, al mio mondo emotivo, mentale e naturalmente fisico. A volte le cose che accadono a prima vista sembrano manifestazioni della sfortuna (sfiga), oppure di incidenti inevitabili, in realta' questa e' solo una visione di superficie, meccanica, formatasi con le nostre credenze, con l'educazione ricevuta, con le consuetudini sociali di dove viviamo e con le leggi che governano il nostro pianeta, in realtà se resistiamo a prendere la strada che ben conosciamo della lamentela, della recriminazione, della non responsabilità, davanti a noi si apre un nuovo panorama, una vista simile a quella dell'alta montagna, dove possiamo avere una visione piu' ampia e globale anche del percorso che ci ha portati fino a li. Proprio allora scopriamo che cio' che pensavamo essere una sfiga si trasforma in una meravigliosa occasione di conoscenza e di ricerca interiore. Ciò che piu' conta e'l'interazione, imparando ad interagire nel momento e a prendere la situazione cosi' come e', con distacco e distanza, senza volere che sia altro, senza pensare a quello che ancora ci manca ma bensì a sfruttare al massimo ciò che abbiamo, quindi per tornare a me, certamente due settimane in barca con una mano steccata che non puo' bagnarsi sembra davvero uno sfortuna ma invece credo che ci siano molte cose da valutare e da scoprire in questa apparente privazione di libertà di azione. Ecco, desidero interagire con la nuova condizione e scoprire qualche cosa di me stesso, della mia relazione con il mondo che mi circonda, della mia relazione con il mio corpo per riuscire a godere al massimo di queste due splendide settimane che mi aspettano, onorare la mia vita oggi e non lamentarmi piu' per cio' che mi manca ma sottolineare e valorizzare cio' che ho ricevuto.
Sento quindi l'esigenza davvero di tornare ad ascoltarmi, a scoprirmi nuovo nella vita di ogni giorno, nelle situazioni che si manifestano ogni giorno per non dare la solita risposta meccanica, la solita risposta frutto di mille condizionamenti che quasi mai esce dalla interazione con la situazione ma bensi' dalla reazione con la situazione, ma sopra ogni cosa che quasi mai mi rende felice, ma mi fa entrare in un mondo di conflittualità anche con me stesso.
Desidero restare in silenzio, restare in armonia con me stesso, con il mio corpo, con il mio cuore, con i miei pensieri per ascoltarmi e scoprire come posso migliorare il mio stato di gioia e godimento, per trovare costantemente armonia tra cio' che sono e cio' che vivo, per far crescere quello stato interiore di libertà dal bisogno, perchè nello spazio vuoto, nel silenzio possiamo crescere, mentre invece nella confusione, nel rumore, nella rabbia, nella sofferenza c'e' solo infelicita'.
Con questo non voglio dire che non soffriro' piu' e saro' un Buddha vivente, voglio solo dire che se riusciro' ad interagire con la vita mentre la vita accade sapro' scegliere anche il momento per incazzarmi e lo faro' con grande gioia e distacco, sarà il giusto momento, voglio decidere io della mia vita anche delle emozioni che mi abitano!
Percio' andro' in vacanza con il blog, scrivero' soltanto se avro' sentito la profonda e meditata esigenza di comunicare qualche cosa di interessante altrimenti resterò in silenzio ad ascoltare la mia voce interiore abbassando il rumore esterno che tende a mortificare ogni cosa per ricercaere quel meraviglioso luogo interiore che si chiama pace ed armonia.
Buone vacanze a tutti voi e se un po' vi manchero', beh allora andatevi a leggere i post piu' vecchi, sono sicuro che non gli avete letti tutti e pensate che mi sto impegnando a vivere con intensità per potervi raccontare le cose che accadono, grazie per avermi seguito fino a qui, sono sinceramente, profondamente onorato.
Gian Luca
Etichette:
agosto,
armonia. vita,
blog,
corpo,
emozioni negative,
mano,
onore,
pensieri,
ricerca,
V metacarpo,
vacanze
venerdì 29 luglio 2011
America!






Sinceramente avevo scritto un post ieri per essere più puntuale oggi però acceso il computer stamattina non c'era più traccia dentro il blog degli spunti di ieri, ho pensato che non fossero sufficientemente buoni per essere pubblicati, riprendo il filo del pensiero stamattina provando ad esprimere nuovamente cio' che ho in mente da ieri.
In questi giorni in particolare si sente tanto parlare di default dell'America, di rischio di fallimento degli Stati Uniti d'America; e' una condizione particolarmente toccante visto che per il secolo appena passato sono stati la guida, la luce che ha mosso il mondo e lo ha portato fino a dove e' oggi. Non voglio fare alcuna polemica, naturalmente c'e' del buono e del cattivo, la finanza e la speculazione non sono il miglior esempio dell'America, ma le scoperte scientifiche che si sono realizzate in tutto il passato secolo sono grazie alle Università americane quindi il punto non e' stabilire il bene e il male ma stabilire come e da dove ripartire.
Di certo il rischio default di cui si discute in questi giorni e' un antipasto di ciò che ci aspetta negli anni a venire. Quindi non sara' sufficiente un accordo tra Democratici e Repubblicani per aumentare il tetto del debito perche' sarà un pagliativo come mettere un sacco di sabbia per fermare un alluvione.
Così come già ampiamente esposto, il rischio default nei prossimi anni per gli Stati ad alto indebitamento è assai elevato perché di contro il PIL di questi stessi Stati sarà nell’ordine della crescita intorno allo zero se non negativa, il che determina un impatto sui conti pubblici ancor più alto determinato del pagamento dell’enorme debito pubblico accumulato.
Mentre il PIL può anche fermarsi o decrescere, i debiti vanno pagati sempre e a loro volta incrementano il volume di quelli esistenti, visto che ad ogni scadenza obbligazionaria se ne emettono di nuovi, perlomeno sino a che ci sono compratori di questa carta straccia, quali sono i T-bonds o i Btp o i Bot.
Se pur viviamo nell’era della “carta”, non si può pensare di pagare sempre e solo con carta straccia, visto che all’orizzonte appaiono ora Stati con fondamentali più attrattivi per gli investitori, ovvero mentre i conti pubblici occidentali peggiorano con PIL in diminuzione o dormiente e debito in incremento, dall’altra parte del mondo infatti i conti migliorano, il PIL corre molto meno dei debiti e questo attira i capitali prima investiti in titoli di stato dei paesi occidentali. Insomma lo scenario del terzo millennio guarda ad oriente, anche nella speranza di un intervento salva Stati Uniti.
Qui in effetti si inserisce la mia riflessione un po' nostalgica di un'America che sta rimpicciolendo, sta svanendo, di dell'America fondata sul sogno, sulla speranza (Hope), non se ne trovano quasi più le tracce.
Quel luogo di frontiera che ci attirava a se' per la sensazione di libertà, di conquista, di possibilità, si sta sgretolando sotto i colpi della sua propria invenzione, la finanza e l'indebitamento.
La cosa sinceramente più preoccupante e' che non ci sono all'orizzonte modelli economici innovativi, le grandi Università continuano ad insegnare i modelli che hanno portato alla catastrofe e si e' cominciato a dare i Premi Nobel a scienziati che non sono puri economisti come la Elinor Ostrom nel 2009, insomma stiamo brancolando nel buio e non sappiamo davvero come muoverci, ricercando un modello, una teoria che vada bene per ogni nazione, dimenticando pero' che una medicina non puo' curare tutte le malattie e quindi ogni Stato Nazione dovrebbe trovare al suo interno gli anticorpi per contrastare il fallimento.
A tal proposito mi sento di rimarcare la necessità di un ritorno verso la cultura, l'economia non e' cultura, produrre profitto da ogni attività non puo' innescare il meccanismo virtuoso della cultura, che invece puo' fiorire solo dove e' svincolata dal risultato economico e punta invece al risultato umano, alla crescita interiore ed intellettuale dell'essere umano, riportandolo al centro della vita, restituendo all'essere umano la sua misura originale, la sua aspirazione al miglioramento intellettuale, culturale, artistico, umano che diviene poi per conseguenza inevitabile miglioramento economico, per il singolo, per l'intera comunita'.
Ecco allora che la macchina cinema (cultura) si e' messa in moto, un cavallo di Troia per entrare nelle coscienze umane, nel cuore, nella mente, in particolare negli anni cinquanta, per risollevare l'umore, per scacciare i demoni della Seconda Guerra Mondiale, per ristabilire un ordine mondiale e restituire ad ogni americano e non solo il sogno (pensate agli italiani), la speranza, la progettualità di una vita diversa, migliore nella quale immaginare di costruire famiglie,avere figli, un lavoro, soddisfare le proprie ambizioni e talenti.
Io lo affermo dobbiamo ripartire dalla cultura, senza paura di investire, sia pubblico che privato, senza l'ansia del risultato immediato ma con la speranza certa che lo sviluppo individuale porterà ad uno sviluppo collettivo che genererà un onda positiva in grado di trainare anche i più deboli e rendere onore alla vita di ognuno di noi. Dobbiamo tornare a sognare in grande, piu' il sogno e' grande piu' le forze che mettiamo in campo sono straordinarie, io sogno ogni giorno, ogni istante i miei film, mi preparo ogni giorno a realizzarli, non mi preoccupo della mancanza di denaro mi preoccupo della mancanza di sogni e aspirazioni che sento intorno a me, l'America ci ha donato per quasi un secolo sogni in cui credere, ora dobbiamo crescere e sognare da soli, avendo pero' come esempio centinaia di modelli vincenti, prendiamoli in prestito dal cinema e lasciamoci ispirare da loro, forse non diventeremo ricchi ma saremo sicuramente felici anche perche' come scriveva Friedrich Nietzsche: "La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa!"
Etichette:
cinema. Friedrich Nietzsche,
cultura,
debito,
default,
democratici,
economia,
fallimento,
investimenti,
modelli,
repubblicani,
ricerca,
rischi,
seconda guerra mondiale,
teorie,
titoli,
univertita'
lunedì 25 luglio 2011
L'arrivo a Parigi!

Ieri per una ventina di minuti mi sono fermato a guardare gli ultimi giri dentro il circuito di Parigi dell'arrivo del Tour de France.
Molti di voi sanno che sono appassionato di ciclismo e quindi quello che scrivo nasce da una pulsione interiore forte, pero' ieri, aldila' della passione, in quegli uomini lanciati a oltre cinquanta chilometri orari tra le strade parigine visti dall'elicottero sono certo hanno emozionato non solo gli amatori ma ogni spettatore per la bellezza di Parigi e per il dinamismo del gesto atletico.
Esseri umani e città, un connubio indissolubile, una relazione di amore ed odio che andrebbe restaurata completamente; una relazione che andrebbe ripensata dall'origine per riuscire a dare risposte alle esisgenze della vita contemporanea, per una convivenza migliore in grado di generare un miglioramento delle condizioni di vita e non un imbarbarimento.
Le grandi città oggi sono congestionate dal traffico, soffocate dall'inquinamento atmosferico che diventa poi inquinamento anche fisico e psicologico, proprio perche' le condizioni malsane non possono produrre altro che questo!
Io stesso sono un cittadino, sono stato inquinatore, sono stato inquinato, sono stato bloccato dal traffico, ho causato traffico, alla fine ho scelto di andarmene a vivere in provincia perche' l'inquinamento stava distruggendo la mia vita sotto molti punti di vista; la mia e' certamente una scelta drastica ma l'unica possibile per poter assaporare la vita di nuovo, per potermi riappropriare dei rapporti umani, per potermi riappropriare del mio corpo, per potermi riappropriare di una condizione mentale ed emotiva all'altezza dei miei desideri, delle mie aspirazioni, per poterle perseguire, per poterle esprimere e realizzare. Non voglio dire che solo in provincia e' possibile realizzare la propria intima aspirazione, ma le condizioni esterne determinano molto fortemente sui risultati finali.
Un tassello fondamentale e centrale di questa mia personale restaurazione e' stata proprio la bicicletta, perche' se puoi muoverti in una citta' con la bicicletta, la puoi lasciare parcheggiata senza che ti venga rubata, puoi trovare delle strade che ti permettono di pedalare senza il rischio continuo di investimento, se puoi pedalare con la bocca aperta senza mascherina, allora quello e' un luogo sano che potra' esserti di sostegno per la tua realizzazione personale. Se non riesci a rispondere positivamente a queste domande devi certamente chiederti: "ma io che ci faccio qui?"
Se non vedi l'ora di scappare il venerdì per trovare un po' di pace devi chiederti "ma io che ci faccio qui, veramente?"
E' necessario farsi le giuste domande, almeno un paio di volte l'anno per riuscire con coraggio a riflettere e dare le corrette risposte; risposte semplici che possono permetterci di cambiare il punto di vista, di cambiare e rompere delle abitudini che sono simili a delle gabbie, spesso basterebbe muoverci dalla nostra posizione cambiando disposizione del salotto per vedere tutta la nostra casa con occhi nuovi, per poter cambiare la nostra opinione sulle cose ed acquisire nuovi dati per rendere più completo il puzzle che ci compone.
Ieri guardando l'arrivo parigino del Tour de France grazie alla vista aerea ho potuto vedere la citta' nel suo complesso, le strade che si intersecano, i parchi che danno respiro al cemento, le piazze che sono punti di luce e snodo, un sistema complesso in grado di gestire la complessa vita quotidiana di milioni di esseri umani, e gli uomini sulle loro biciclette veloci che si infilano come microbi all'interno del sistema citta'.
Ho visto pero' dall'alto anche la bellezza e l'armonia che e' possibile creare se tutti andiamo in una stessa direzione, se tutti riusciamo a capire cosa e' il bene comune, senza perdere le nostre individualita' ma lavorarando per un miglioramento comune, i gregari che tirano il leader, il leader che e' tale perche' ci sono i gregari, una relazione tra singolo e gruppo, tra gruppo e singolo, che deve lavorare molto per mantenere equilibrio nella relazione di reciprocità.
Penso allora che un buon punto di partenza possa essere quello di trovare una bicicletta ed iniziare a cavalcarla per guardare così la nostra citta' con un occhio nuovo ed iniziare a sentire che abbiamo un corpo che puo' fare molte piu' cose di quelle che facciamo ogni giorno e darci delle grandi soddisfazioni, ricordandoci che il benessere inizia prima di tutto in noi stessi e che solo cosi' potremo poi sostenere gli altri nella loro ricerca di benessere.
Etichette:
armonia. vita,
aspirazioni,
benessere,
bicicletta,
cittadino,
doimo,
domanda,
gruppo,
inquinamento,
parigi,
relazione artistica,
ricerca,
singolo,
sistema,
squadra,
tour de france,
traffico
mercoledì 29 giugno 2011
Numero 1!

Inizia da qui, dal Numero 1 la mia appassionata ricerca artistica, il mio viaggio interiore, la ricerca della mia personale capacita' espressiva, grazie a questo linguaggio sconosciuto, incomprensibile, innovativo, straordinariamente efficace, senza filtri, senza ricerca estetica, la purezza del gesto, la purezza di esprimersi senza il timore del giudizio, perche' non e' ricerca ma e' verita' dell'essere e la verita' dell'essere non puo' in nessun modo essere giudicata e discussa, ma condivisa semmai null'altro.
La forza che chiamiamo Arte, rispecchia esattamente la forza di guardarsi dentro e lasciarsi ispirare essenzialmente dalla propria anima, e disinteressarsi a furor di ego, dei giudizi, della comunicabilità e della lingua utilizzata: il coraggio di parlare al mondo col proprio linguaggio, col proprio corpo, con la propria anima e' la piu' grande liberta' che abbiamo conquistato.
Con Jackson Pollock l'opera diventa il dettato dell’urgenza espressiva dell'anima. Un’emozione, un istante, il qui ed ora, una incosciente-sognante-realtà. L’anima non conosce la grammatica, la metrica, l'intonazione o la messa a fuoco. L’anima è tutto e come tale, se non la si annulla a discapito della forma, dell'educazione, dei condizionamenti sociali e personali, è libertà. Pollock riuscì ad essere libero ma purtoppo solo dentro la sua tela, riusci poi a farsi schiacciare da questa libertà, fino ad annullarsi. Quando prese coscienza della forza che la voce della psiche aveva sul corpo, sull’uomo; solo allora si sentì appagato dal suo lavoro, solo allora diede equilibrio all’armonia che mancava alla sua vita, per incamminarsi anche se per un periodo breve, verso il periodo più produttivo della sua carriera. Divenne vero, unico, immenso, immortale.
Oggi vi lascio con questo breve post, nell'intensita' dell'opera, nell'emozione che scatena restando per qualche minuto ad osservare con occhi neutri questo lavoro monumentale, perche' l'anima di chiunque di noi conosce questo linguaggio, perche' l'anima di ognuno di noi sa riconoscere la liberta', perche' l'anima di ognuno di noi chiede solo di avere lo spazio per potersi esprimere.
“Non pretendere di saper ascoltare il linguaggio incomprensibile dell’anima altrui, se prima non sai ascoltare il linguaggio della tua”.
Etichette:
anima; intensita',
colore,
creativita,
jackson pollock,
liberta',
ricerca,
vita
giovedì 9 giugno 2011
per andare oltre...






Per andare oltre e' il pensiero che mi gira nella mente da qualche giorno.
Cosa vuol dire andare oltre? Ci sono molti oltre da superare, mi vengono in mente convinzioni, paure, condizionamenti, limitazioni, insicurezze, ignoranza, virtù, ristrettezze economiche, crisi di vario genere, insomma tutte buone ragioni per restare immobili esattamente dove ci troviamo, senza rischiare di perdere nulla e senza rischiare di guadagnare nulla.
In verità ciò che fa la differenza nella vita e' mettersi in relazione.
Mettersi in relazione con il condizionamento, con la paura, con le convinzioni, con le limitazioni, con l'ignoranza e dalla relazione far emergere non una nuova convinzione, limitazione o paura ma un nuovo prodotto, il prodotto della verifica, della verità, del confronto, della relazione, del rilancio, dell'integrazione, dell'inclusività, l'Uomo Nuovo.
Nella mia vita ho avuto la straordinaria fortuna di potermi relazionare a persone straordinarie di cui potrei fare dei brevi ritratti, dal quale ne uscirebbe caratteristica principale, tutti si sono confrontati con la paura sotto ogni forma, probabilmente senza sconfiggerla ma sicuramente imparando a convivere e a renderla una molla in grado di stimolare la ricerca, appunto la relazione.
Uno di questi uomini straordinari si chiama Dennis Oppenheim, un artista, un uomo integro, prodotto di un continuo confronto e ricerca di relazione con se stesso, con altri uomini, con la natura. Dalla natura e' partito, dall'incontro, dalla relazione con la natura ha realizzato il suo essere artista e ricercatore, curioso e scienziato della forma e' riuscito a mettere in luce l'essenza della relazione tra essere umano e ambiente in una maniera semplice, confrontandosi con i suoi propri limiti e cercando di interagire con tutto cio' che lo ha contenuto, la natura stessa.
Ho pensato di inserire sei immagini di sue opere, performances che da molti anni mi permettono di continuare a superare i miei limiti, a non sedermi ed accomodarmi su ciò che raggiungo ma rilanciare senza paura, avere la paura come molla di ricerca e crescita per raggiungere ogni giorno uno stato di consapevolezza di me stesso piu' elevato, riuscendo così ad interagire ed amare maggiormente i miei simili e così a rispettare la natura, e qui uso un giro di parole, realizzando la mia natura sono in sintonia con la natura.
Etichette:
concettuale,
convinzioni,
coraggio,
dennis oppenheim,
land art,
limite,
oltre,
paura,
ricerca,
tempo,
uomo,
verità,
vita
martedì 21 dicembre 2010
soul cage by bianco
ciao.
questa e' una prima prova, sono allo studio di un nuovo modello di comunicazione interno esterno che mi permetta di raggruppare i miei pensieri rispetto alle cose che faccio, fotografie, film, racconti, opere plastiche, creando cosi' una storia unica che possa essere raccontata sotto le diverse forme che prende...
iniziamo dalla gabbia che imprigiona ogni essere umano...
fatemi sapere che ne pensate... e Buon Natale!
bianco
Iscriviti a:
Post (Atom)

