Mi sto impegnando molto da qualche settimana perche' in me si manifesti l'Uomo Nuovo.
Si tratta di azioni o non azioni, pensieri o non pensieri, emozioni o non emozioni, nel senso che ogni istante e' un momento unico e irripetibile e io posso fare la differenza proprio in quell'istante, non prima, non dopo, ma in quell'istante rinnovandomi momento dopo momento; significa che non esiste ieri e non esiste domani. Vivo e penso vi sarete accorti anche voi principalmente nella memoria, riproducendo quindi risposte simili a situazioni che mi presentano. La memoria appiattisce gli eventi e raggruppa nella nostra mente una specie di bigino con il quale siamo in grado piu' o meno di affrontare qualsiasi situazione ordinaria; il bigino fa anche di piu' ti inserisce due o tre situazioni straordinarie con le rispettive risposte e cosi' siamo davvero protetti con uno scudo. Questo scudo pero' non mi permette piu' di vivere nel momento in cui si verifica l'azione ma semplicemente nella memoria, nel ricordo, spegnendo così ogni possibile contatto con la realtà dell'attimo, della vita che stiamo vivendo. Non appena provo a staccarmi dalla memoria e per esempio porto attenzione al mio respiro, alle mie narici che inspirano e alla mia bocca leggermente aperta che espira, si apre davanti a me un mondo fatto di novità continue e di situazioni nuove che non conoscevo, un mondo nel quale mi smarrisco facilmente come se fossi appena atterrato in un luogo sconosciuto. Quel luogo e' dentro di me, sono io, e' la mia interiorità, la scopro come un viaggiatore in una terra sconosciuta.
Non appena arrivo in quel mondo sconosciuto accade qualche cosa di interessante, immediatamente cerco delle chiavi di lettura, degli appigli fuori di me, cerco qualcuno o qualche cosa per non restare solo, per non sentire la solitudine che mi crea dolore e mi fa sentire le vertigini. Resta qui, resta qui mi dico, non aver paura va tutto bene, e' la tua casa, ed e' allora che qualche cosa di magico mi accade, resto in silenzio, ascolto il mio respiro, guardo i pensieri che mi abitano, sento il cuore che varia il suo battito, non mi muovo, non mi muovo e aspetto che il dolore faccia spazio alla tranquillita', che la separazione che sento si riunisca al tutto, e assaporo la vita, sento la mia vita, sento il mio corpo che organizza milioni di azioni in ogni istante perche' io possa trovare armonia dentro di me, armonia tra il mio corpo, il mio cuore, la mia mente.
Il segreto per resistere e' non avere appigli, non cercare appigli, resistere al bisogno di aggrapparsi a qualche cosa o qualcuno, e' lasciarsi andare, la vita non ci abbandona facilmente, la vita ci ama, ci chiama, desidera che noi stiamo con lei, io invece troppe volte ho avuto timore della vita e l'ho trascurata, l'ho ignorata, non l'ho vissuta attimo per attimo, istante per istante, questo non me l'ha fatta apprezzare come un dono, invece oggi sono qui, sono nudo con me stesso e la mia vita, con cio' che sono e con il suo potenziale, io e la vita, io e la mia vita, senza scuse, con gioia e dolore, con attaccamento e libertà, con coraggio e paura, con amore e rabbia, con l'armonia e con il conflitto, ma soprattutto sono qui per ringraziarla ed onorarla, ringraziando me che voglio vivere nel momento!
Visualizzazione post con etichetta armonia. vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta armonia. vita. Mostra tutti i post
venerdì 2 dicembre 2011
Senza appigli!
Etichette:
appigli,
armonia. vita,
attimo,
dolore,
esserci,
io con me,
istante,
nel momento
martedì 25 ottobre 2011
Un altro giorno sulla terra!

E' arrivato un altro giorno sulla terra e noi siamo nuovamente travolti dagli eventi, piccoli, medi, grandi!
Stamattina mi sono svegliato con la radiosveglia, un tg radiofonico annuncia le ultime notizie ed io ancora steso nel mio letto resto immobile, i pensieri si collegano a cio' che sta accadendo fuori nel mondo e in me si produce un irrigidimento, collegato ad un pensiero incontrollato quello di non alzarmi, ma non oggi, non domani, di non alzarmi mai piu'!! E' stata una sensazione raggelante, interiore, profonda, come se fossi una antenna che riceve non solo notizie ma sentimenti, pensieri, emozioni che sono nell'aria e che non fosse piu' capace di organizzarle, di comprenderle, di ragionarle, di metabolizzarle e contenerle, quella serie di notizie così differenti, così appiattite dall'orizzontalità della vita mi hanno ricordato che vivere e' una cosa meravigliosa ma nello stesso tempo necessità di capacità di proteggersi, di cautelarsi dall'intrusione continua di cose che non sono affatto necessarie alla nostra vita ne' tanto meno alla nostra sopravvivenza.
- E' atterrato l'aereo con la salma di Marco Simoncelli!
- La Francia e la Germania si scusano per il fraintendimento riguardo alle risate rivolte all'Italia!
- Un terremoto terribile ha devastato la Turchia!
- Una giovane ragazza violentata nel ricco nord-est !
- Ad Avetrana ci sono dodici indagati e nessun colpevole!
- Oggi riprende il campionato di serie A con gli anticipi!
- Berlusconi all'Europa dice che nessuno puo' darci lezioni!
- Il Consiglio dei Ministri straordinario non ha prodotto risultati!
- Il Vaticano e' piu' lucido di Wall Street e detta l'agenda per uscire dalla crisi!
- Gheddafi e' stato ucciso da un solo colpo alla testa!
- Marchionne e' anti-italiano e ha investito solo 2 miliardi di euro in Italia anziche' 20 miliardi di euro!
- Processo Mills sospesi i termini di prescrizione!
Mi sono chiesto allora appena ho ritrovato la forza per muovermi e un po' di distanza da tutto, perche' e' cosi' importante e necessario conoscere in ogni istante cosa accade nel mondo?
Perche' e' così morbosamente necessario entrare nella vita degli altri e scavarla fino a metterla alla merce' di tutti?
Perche' e' cosi' centrale sapere costantemente che siamo in crisi?
Io non credo piu' si tratti di diritto di cronaca, di giornalismo giusto, di liberta' di informazione, io credo che sia ormai uno strumento ben collaudato per creare delle ansie, delle paure, delle aspettative, che siano manipolazioni necessarie e muovere l'opinione pubblica, per spingere le persone che passivamente ascoltano la radio, la televisione, leggono giornali a sentirsi incapaci, frustrati, vulnerabili, quindi piu' facilmente manovrabili e orientabili consumatori di programmi televisivi, di programmi radiofonici, di riviste, di giornali. Non credo di dire una eresia con queste mie parole, anzi credo di dire una cosa banale, logica, ma sentirla dentro, sentirla nel cuore come l'ho sentita stamattina e' davvero un'altra cosa, molte cose razionalmente le conosciamo ma quando penetrano nella carne allora il fatto diventa davvero devastante ed io non ho alcuna intenzione di farmi devastare dalla paura, dall'ansia, dal consumo compulsivo per colmare quel senso di inquietudine di inadeguatezza che serpeggia nella vita di tutti noi.
Per rispondere a tutto questo ho bisogno di respirare, ho bisogno di mettere una distanza, ho bisogno di liberare le mie migliori qualità, ho bisogno di trasformare la parola bisogno in desidero respirare, desidero avere una distanza, desidero usare le mie migliori risorse.
Il bisogno e' esattamente cio' che cercano di farci sentire, il bisogno di tutto, di ogni cosa, naturalmente ogni cosa materiale, il desiderio invece parte da dentro, e' intimo, si manifesta come una esisgenza di crescita interiore, ri ricerca spirituale per rispondere a quella domanda impellente: "la vita puo' essere tutta qui?"
Naturalmente non ce l'ho con nessuno in particolare, quando scrivo "che cercano di farci sentire" intendo che il mondo che viviamo oggi produce questa sensazione e quindi non possiamo far altro che rendercene conto per trasformare il bisogno in desiderio, il desiderio in passione, la passione in valore, il valore in orientamento, l'orientamento in destino.
Sono passaggi semplici che descrivo ora anche a me stesso, ma sono cruciali, sono cosi' importanti che possono davvero far la differenza nella nostra esistenza permettendoci di vivere una vita di senso piuttosto che una vita alla deriva, una vita guidata dalle onde, dalle correnti, dai venti.
L'orientamento presuppone per sua natura che ognuno di noi sappia da dove parte e sappia dove vuole arrivare, in quello spazio tra la partenza, la nascita, e la destinazione, la morte noi possiamo onorare noi stessi i nostri talenti, i nostri desideri per dare un senso alla nostra vita, superando cosi' il bisogno che invece ci manda alla deriva e non solo non ci onora, ma ci fa approdare da naufraghi al momento piu' importante e straordinario della nostra vita, la morte!
Tutto questo grazie ad un banale tg radiofonico... allora e' proprio vero che tutto e' utile quando abbiamo orientamento!
Ora sorrido, sorrido... sorrido!
Etichette:
armonia. vita,
berlusconi,
Gheddafi,
giornali,
giorno,
Marco Simoncelli,
media,
orientamento,
processi,
radio,
telegiornale,
terra,
tv,
Vaticano,
Wall Street
lunedì 24 ottobre 2011
Ciao Marco, ciao!

Non mi piace di solito seguire gli eventi di cronaca quotidiana, commentarli, dare una mia opinione, mi piace spaziare respirando l'aria, ascoltando le cosa che mi affiorano e risuonano senza un ordine prestabilito, ma oggi e' diverso, oggi quella tragedia che ha colpito Marco Simoncelli non riesce ad uscirmi dai pensieri.
Io di mia natura sono ancora incapace di dare un senso alla morte, sono attaccato alla vita, sono attaccato alle persone, agli oggetti, alla storie, sono costretto in questa ragnatela di sentimenti che spesso non mi fanno godere del momento presente, non mi fanno godere dell'ora proprio perche' preoccupato dalla separazione. Quindi capirete che la morte di un ragazzo cosi' giovane e' certamente sconvolgente, e' praticamente senza spiegazione, senza appello, nella sua assolutezza da lasciarmi sgomento.
La notizia che ho sentito ieri non riesce a uscire, non trova una via di uscita dalla mia scatola di pensieri ed emozioni, mi sta mettendo di fronte alle mie paure, mi sta mettendo di fronte all'urgenza di dare risposta alla mia vita, di arrivare a dare un senso all'esistenza perche' la morte non mi colga nell'infelicità.
Certamente questo pensiero mi riporta alla vita di Marco Simoncelli, di questo ragazzino spericolato che ha trovato il senso della sua esistenza nelle moto, nelle corse, diventando un pilota straordinario, ma ancora di piu' diventando un ragazzo straordinario proprio perche' anche se in pochi anni ha reso la sua esistenza la migliore che poteva desiderare, facendo quello per cui e' nato, dando voce al suo talento, alla sua essenza, vivendo la sua vita nella gioia e nella felicità. In questa ottica allora una vita non la si puo' ritenere sprecata, non la si puo' ritenere perduta, chiunque trova e nobilita se stesso, in qualunque momento puo' venire colto dalla morte e' non lo trovera' impreparato, non avra' rimpianti ne'rimorsi, perche' ha espresso il suo miglior se', il miglior se' non guarda l'eta' ma guarda lo sviluppo del proprio talento e della propria essenza, tu caro Marco hai fatto moltissimo in un tempo brevissimo e per questo moltissimo ti sara' dato!
E' quindi a questo che tutti dobbiamo appellarci nella nostra esistenza, di non rimandare neppure di un'ora la comprensione di cio' che ci fa felice, di cio' che ci permette di esprimere in nostro migliore se', di non sprecare la nostra vita in faccende marginali, di contorno ma di andare dritto alla domanda, "Io chi sono veramente, e che cosa desidero veramente dalla mia esistenza?" e di impegnarci a dare una risposta, forse piu' di una risposta, forse risposte diverse nell'arco di una vita.
Io credo che Marco se la sia fatta molte volte questa domanda ma anche se la fosse fatta una sola volta, ha cercato e trovato la risposta in maniera sincera e diretta, dando a se stesso la possibilità di realizzarsi, cosi' in pochi anni con una carriera meravigliosa, fatta di vittorie, di sconfitte, di cadute, di speranze, di amore, di ispirazione, e' entrato nella vita di ognuno di noi, donandoci con la sua morte un momento di profondissima riflessione, quel sacro momento che ci si apre quando perdiamo una cosa importante, dimostrandoci con la sua gioia e serenità che la vita e' bellissima e deve essere vissuta alla ricerca di noi stessi per trovare quello spazio di pace che e' fondamentale ogni giorno della nostra vita per poterci essere, per poterci dire: "Io sono felice e so cosa desidero realizzare nella mia vita e ogni giorno mi impegno per farlo!"
Ciao Marco, ciao e grazie per tutto!
Etichette:
armonia. vita,
desideri,
dolore,
esistenza,
gioia,
Marco Simoncelli,
morte,
passione,
riflessione,
talento,
vittorie
giovedì 29 settembre 2011
Coppi e Bartali!

Se penso a Coppi mi viene in mente Bartali, se penso a Bartali mi viene in mente Coppi. Questi due grandissimi e straordinari italiani sono legati indissolubilmente nella vita e nella morte, nella vittoria e nella sconfitta, nella sofferenza e nella gioia, nella rivalita' e nell'amicizia. Due uomini che si sono confrontati sul campo sportivo ma che hanno dimostrato di essere leali e all'occorrenza gregari uno dell'altro, onorando l'essenza dello sport, l'essenza umana e non professionista del gesto atletico come spinta alla conoscenza di se', alla conquista di se stessi, affrontando le salite anche piu' ardue con i mezzi che ognuno ha a disposizione. La nascita dello spirito italiano e' anche grazie alle loro gesta eroiche, quando il ciclismo era all'apice, tra gli sport piu' popolari perche' ogni italiano possedeva una bicicletta e conosceva bene la fatica.
Oggi non sono certo dimenticati i nostri campioni, ma quello che non sento piu' e' quell'onesta', quella schiettezza, quella franchezza che caratterizzava le loro competizioni sia in gara che fuori. Ogni essere umano puo' migliorare, crescere, evolvere se ha un confronto quotidiano con un altro essere umano, questa relazione e' in grado di innescare in ognuno di noi la competizione che spinge a tirare fuori il meglio di noi, a raffinare e selezionare le nostre migliori risorse e metterle in campo per superare l'avversario, non umiliarlo ma superarlo grazie al lavoro, alla fatica, all'allenamento, al talento.
Non leggo, non vedo, non ascolto piu' la diffusione di questi valori, ascolto solo la diffusione di valori di mediocrità, di non trasparenza, di furbizia ed infatti gli esseri umani non si confrontano piu' con la sfida di tirare fuori solo il proprio meglio, ma tirano fuori di tutto, tirano fuori spesso e volentieri il peggio, senza quindi muoversi di un millimetro da dove sono e restando malinconicamente fermi al palo, vivendo una vita che non viene vissuta, attendendo che la morte li porti via cosi' come la vita li ha buttati nel mondo.
Per me che sono nato nella generazione di mezzo, la generazione che non ha visto in prima persona le gesta di Coppi e Bartali ma soltanto nei vecchi video dell'Istituto Luce, che e' cresciuta pero' con lo sport che si stava trasformando in pochi anni da una fantastica palestra di vita, in una industria produttrice, consumatrice e distruttrice di campioni, in questo nuovo panorama i valori della crescita interiore, dello sprt sono stati spazzati via dalle sponsorizzazioni, dal bisogno di mantenere la performance costante per ogni gara, ogni evento, ogni corsa costringendo cosi piano piano ad assumere sempre piu' prodotti in grado di garantirci l'eccellenza sintetica, quell'eccellenza che gli sponsors, gli spettatori desiderano vedere in ogni occasione.
E' molto triste scoprire quindi che tutti gli sport, ogni sport professionista che attira intorno a se molti media, non e' piu' capace di esprimere performance reali, non e' piu' in grado di produrre atleti davvero genuini dal sangue immacolato, ma ci si ritrovi di fronte ad energumeni dalla forza strabordante, che dura per un paio di stagioni negli sport individuali, qualche anno in piu' per gli sport di squadra, senza cuore, senza passione, senza aver incontrato se stessi ad un livello piu' alto.
Mi piacerebbe ritornare al dilettantismo, quel sano incontrarsi per fare sport insieme, per poi ritrovarsi al bar e bere insieme, con il tempo di godere della performance, con la possibilità di raccontarla, di riscoprirla ogni volta come un grande evento, l'evento della vita perche' lo sport e' vita e non performance ad ogni costo!
Etichette:
amicizia,
armonia. vita,
conoscenza di se',
dilettante,
essenza,
Fausto Coppi,
Gino Bartali,
Italia,
morte,
professionista,
ricerca di se',
rivalita',
sport
mercoledì 14 settembre 2011
Una semplice riflessione...
Spesso e volentieri senza rendercene conto ci troviamo nella nostra vita a rispondere a delle domande che non sono in realtà il centro della faccenda ma semplicemente il risultato di questioni non risolte in precedenza. In altre parole se riuscissimo a sviscerare sin dall'inizio le nostre vere intenzioni e gli obiettivi che ci siamo prefissati probabilmente risparmieremmo molte energie e ancor più tempo.
Quanti giorni della nostra vita passano senza che noi si abbia chiaro il nostro l'obiettivo?
Quante cose facciamo ogni giorno senza essere collegati al nostro obiettivo?
Quante parole diciamo senza che siano collegate al nostro obiettivo?
Quante emozioni viviamo che non sono ispirate dal nostro obiettivo?
L'obiettivo dovrebbe essere sempre il nostro focus primario, in ogni conversazione dovremmo essere capaci di sapere cosa vogliamo ottenere, in ogni situazione anche la più critica dovremmo riuscire a mantenere una dose di distacco in maniera da non essere travolti dagli eventi che spesso hanno una potenza devastante e ci spostano completamente, dovremmo fissare la nostra mente, le nostre emozioni e sentimenti, le nostre azioni sulla nostra visione che e' quindi collegata al nostro obiettivo ultimo. Voglio fare un esempio pratico e semplice: da qualche tempo, direi non piu' di tre anni sono riuscito a mettere a fuoco il mio personale obiettivo della vita, che potrei definire con due parole, essere felice, queste due parole sono riuscito con abbastanza forza e continuità a scolpirle nella mia mente, non appena mi dimentico di questo mio obiettivo scatta una specie di allarme che mi permette di ricordarmi dove ho lasciato il mio obiettivo. In questa maniera ogni azione che compio, ogni emozne che provo, ogni azione che faccio devono inevitabilmente passare il setaccio, questa cosa mi fa felice? Quello che desidero realizzare mi fa felice? Quello che faccio, dico o provo mi fa felice e ancora, fa felice chi mi circonda?
Non e' facile, ma e' diventato per me essenziale muovermi sul piano della felicita', del gusto per la vita, della consapevolezza del dono che e' vivere.
Quando pero' non so rispondere alla domanda quale e' il mio obiettivo mi devo fermare, mi devo sedere, mi devo guardare dentro e fino a che non ho trovato le mie risposte, risposte che mi soddisfano e mi fanno sentire la vita piena allora non dovrei prendere delle decisioni, intavolare delle conversazioni, non dovrei certamente vivere in maniera passiva, perche nella passività si annida il più grande nemico della nostra esistenza, la meccanicita', ovvero lasciare che tutto ed ogni cosa determini la mia vita, io semplicemente rispondo in modo meccanico a tutto ciò che mi colpisce e stimola la mia reazione, senza pero' alcuna capacita' orientativa delle mia risposta.
Il concetto di obiettivo potrebbe essere collegato al contenuto, la mia manifestazione, la vita che vivo al contenitore, cioe' come mi manifesto in ogni istante. Quello che manifestiamo e' il riflesso della nostra vita interiore, se viviamo una vita esteriore che ci appaga vuol dire che la nostra vita interiore ci appaga, se invece la nostra vita interiore non ci appaga, non e' costantemente collegata al nostro obiettivo anche la vita esteriore si presemtera' piena di dubbi, incertezze, incapacita', insoddisfazione.
Possiamo quindi affermare che il contenuto determina il contenitore e questa dovrebbe essere una legge anche del mercato, ma invece oggi ci rendiamo sempre piu' conto che il contenitore e' diventato, grazie all'invenzione del marketing, più importante del contenuto e quindi oggi conosciamo il prezzo di ogni cosa ma non conosciamo il valore del contenuto.
Un buon metro di valutazione per ritornare a dare il valore centrale al contenuto e' quello di domandarci il perche', quale e' l'obiettivo di una azione, di un oggetto, di un prodotto, solo rispondendo con sincerita', verità, riflessione riusciremo a comprendere il valore che risiede nascosto all'interno del contenitore.
Quanti giorni della nostra vita passano senza che noi si abbia chiaro il nostro l'obiettivo?
Quante cose facciamo ogni giorno senza essere collegati al nostro obiettivo?
Quante parole diciamo senza che siano collegate al nostro obiettivo?
Quante emozioni viviamo che non sono ispirate dal nostro obiettivo?
L'obiettivo dovrebbe essere sempre il nostro focus primario, in ogni conversazione dovremmo essere capaci di sapere cosa vogliamo ottenere, in ogni situazione anche la più critica dovremmo riuscire a mantenere una dose di distacco in maniera da non essere travolti dagli eventi che spesso hanno una potenza devastante e ci spostano completamente, dovremmo fissare la nostra mente, le nostre emozioni e sentimenti, le nostre azioni sulla nostra visione che e' quindi collegata al nostro obiettivo ultimo. Voglio fare un esempio pratico e semplice: da qualche tempo, direi non piu' di tre anni sono riuscito a mettere a fuoco il mio personale obiettivo della vita, che potrei definire con due parole, essere felice, queste due parole sono riuscito con abbastanza forza e continuità a scolpirle nella mia mente, non appena mi dimentico di questo mio obiettivo scatta una specie di allarme che mi permette di ricordarmi dove ho lasciato il mio obiettivo. In questa maniera ogni azione che compio, ogni emozne che provo, ogni azione che faccio devono inevitabilmente passare il setaccio, questa cosa mi fa felice? Quello che desidero realizzare mi fa felice? Quello che faccio, dico o provo mi fa felice e ancora, fa felice chi mi circonda?
Non e' facile, ma e' diventato per me essenziale muovermi sul piano della felicita', del gusto per la vita, della consapevolezza del dono che e' vivere.
Quando pero' non so rispondere alla domanda quale e' il mio obiettivo mi devo fermare, mi devo sedere, mi devo guardare dentro e fino a che non ho trovato le mie risposte, risposte che mi soddisfano e mi fanno sentire la vita piena allora non dovrei prendere delle decisioni, intavolare delle conversazioni, non dovrei certamente vivere in maniera passiva, perche nella passività si annida il più grande nemico della nostra esistenza, la meccanicita', ovvero lasciare che tutto ed ogni cosa determini la mia vita, io semplicemente rispondo in modo meccanico a tutto ciò che mi colpisce e stimola la mia reazione, senza pero' alcuna capacita' orientativa delle mia risposta.
Il concetto di obiettivo potrebbe essere collegato al contenuto, la mia manifestazione, la vita che vivo al contenitore, cioe' come mi manifesto in ogni istante. Quello che manifestiamo e' il riflesso della nostra vita interiore, se viviamo una vita esteriore che ci appaga vuol dire che la nostra vita interiore ci appaga, se invece la nostra vita interiore non ci appaga, non e' costantemente collegata al nostro obiettivo anche la vita esteriore si presemtera' piena di dubbi, incertezze, incapacita', insoddisfazione.
Possiamo quindi affermare che il contenuto determina il contenitore e questa dovrebbe essere una legge anche del mercato, ma invece oggi ci rendiamo sempre piu' conto che il contenitore e' diventato, grazie all'invenzione del marketing, più importante del contenuto e quindi oggi conosciamo il prezzo di ogni cosa ma non conosciamo il valore del contenuto.
Un buon metro di valutazione per ritornare a dare il valore centrale al contenuto e' quello di domandarci il perche', quale e' l'obiettivo di una azione, di un oggetto, di un prodotto, solo rispondendo con sincerita', verità, riflessione riusciremo a comprendere il valore che risiede nascosto all'interno del contenitore.
Etichette:
armonia. vita,
contenitore,
contenuto,
meccanicità,
obiettivo,
profondità,
reazione,
ricerca,
soddisfazione,
valore,
verita'
martedì 30 agosto 2011
Rivoluzione Natura!
A volte penso che sia una vera fortuna poter assistere ad un cambiamento epocale, ad un cambiamento che vede il nostro mondo cambiare forma, pelle, prospettiva. Ho sempre pensato e sperato di partecipare al cambiamento, mettendomi in prima fila, camminando a testa alta verso il nuovo, verso cio' che chiamiamo futuro; toccarlo mantenendo i piedi fermi nel presente.
Non e' facile accorgersi quando qualche cosa sta accadendo; di solito ci rendiamo conto del precedente e del successivo quasi mai dell'istante, vi faccio un esempio: ricordate il piccolo infortunio che ho avuto un mese fa circa, la rottura del metacarpo della mano sinistra? Nonostante io sia stato costantemente attento ed in allerta per riuscire a cogliere il momento in cui le mie ossa si sarebbero riunite e rifissate tra loro, non sono certo di aver colto il momento, l'istante in cui accadeva. Perche'? La risposta piu' motivata che ho trovato e' che il processo e' cosi lento, costante, progressivo che dovremmo essere vigili ogni frazione di secondo, per almeno una settimana, mantenendo un livello di attenzione e concentrazione cosi elevato da distoglierci da tutto il resto e quindi rendendoci praticamente vulnerabili a tutto, immaginate di concentrarvi cosi profondamente da non rendervi piu' conto dello spazio e del tempo fuori di voi ma soltanto dei millimetri che dividono le due ossa. Pertanto ho compreso che non e' previsto dalla macchina umana, almeno nello stato in cui vive oggi, nel quotidiano poter penetrare così profondamente in se stessa.
Ci sono pero' esseri umani che grazie ad un allenamento, grazie ad un talento, grazie all'ambiente che li ha formati ed infine grazie anche al caso, sono in grado di percepire i cambiamenti, di viverli in modo empatico, essere nel flusso della vita mentre la vita accade e che quindi riescono a sentire di piu', riescono attraverso i loro sensi ad avere una percezione del presente piu' profonda e reale.
Non sono certo di essere quel tipo di persona ma una cosa di certo l'ho percepita ormai da tempo, stiamo vivendo una rivoluzione che ormai e' iniziata all'incirca dieci anni fa e che oggi comincia a mostrarsi nella sua manifestazione visibile, la "Rivoluzione Natura" come amo definirla.
Per molti anni almeno una ventina d'anni abbiamo sofisticato ogni cosa, abbiamo accelerato le nostre vite, accelerando anche il rapporto con l'ambiente che ci ospita, cercando di sfruttarlo il piu' possibile, per spremere cio' che in qualche maniera poteva portare al profitto, abbiamo immaginato e creduto di poter vivere separati dalla natura, di poterci nutrire di sofisticazioni alimentari, di poterci confrontare con il mondo attraverso la tecnologia. Oggi invece molti di noi si stanno rendendo conto che tutto questo era una corsa folle senza pero' un obiettivo, una corsa senza arrivo, l'arrivo veniva spostato continuamente, portandoci in uno stato di stress e di malumore che per molti e' diventato cronico, un po' come quel leggero mal di testa che riusciamo a sopportare ma che pero' non ci permette di dire: " Io sto molto bene!"
Ci accorgiamo oggi che passeggiare in un parco pulito a piedi scalzi e' un'emozione irriproducibile, che respirare lo iodio seduti sulla prua di una barca a vela che naviga non ha eguali, che incontrare dei delfini che saltano per noi a pochi metri dalla barca e' una sensazione non descrivibile, che camminare in un bosco e sentire l'umidita' addosso e' un piacere profondo, che respirare lentamente su un picco di 3,000 metri e sentire l'aria tagliente entrare nel polmoni puo' essere un obiettivo di vita.
Insomma potrei davvero continuare per ore, quello che voglio dire in sostanza e' che stiamo vivendo un cambiamento epocale che ci sta riportando alla natura del nostro corpo, all'ascolto dello stesso nella ricerca del cibo che piu' di tutti e' capace di creare la chimica che ci fa funzionare bene, stiamo ricercando la relazione naturale con le cose essenziali, che stiamo pulendo il campo da tutti quegli oggetti inutili, superflui che erano solo una manifestazione esteriore del nostro stato di inadeguatezza e bisogno, stiamo capendo che cio' di cui abbiamo bisogno e' d'amore, armonia, bellezza intorno a noi, che il business che produce una ricchezza solo personale non ci fa piu' felici, che il continuo consumo e bisogno di possedere non sono la strada alla felicita'; stiamo comprendendo che la felicita' sta nella condivisione con gli altri di cio' che di meglio abbiamo trovato nella nostra vita, stiamo per questo iniziando a vivere una vita sana ed equilibrata.
Io sento che questa "rivoluzione natura" e' in atto e sono certo di non essere l'unico a percepirla, naturalmente ci vuole molta attenzione, e molto silenzio dentro di noi e molto silenzio fuori di noi, ma se stiamo attenti, se proviamo ad ascoltare noi stessi, se proviamo ad ascoltare la terra, la nostra essenza vibrera' con l'essenza del pianeta, ci parlera' e sara' la lingua della natura, sara' la lingua della condivisione, dell'armonia, della fratellanza, del sorriso. Tutto questo e' possibile grazie alla nostra sensibilità, grazie alla tecnologia, grazie alla maestosità del nostro pianeta, che ci permette un rapporto piu' stretto con l'ambiente, che ci permette di esplorarlo in profondità, che ci permette di dargli voce, spazio, immagine, ci permette di condividere di racontarlo di preservarlo come accade in questo istante, condividendo i sentimenti e le sensazioni che mi abitano.
Ora posso farvi una piccola confessione, all'inizio del post avevo detto che non ero sicuro di aver percepito le mie ossa rifissarsi, in verita' non e' vero, me ne sono reso conto, un po' grazie al caso e un po' grazie al desiderio che avevo di partecipare a questo piccolo evento interno, nella notte tra il 13 e 14 agosto, non riuscivo a dormire per il dolore alla mano, quando improvvisamente ho sentito un acuto del dolore che e' durato forse una ventina di secondi, poi piano piano il dolore si e' attenuato, al mattino era scomparso e da quel momento non c'e' piu' stato; io non sono un medico ma sono abbastanza certo che quella notte qualche cosa e' accaduto nel mio corpo e la natura ha fatto il suo corso meraviglioso, due cose separate si sono riunite.
Sento che sta accadendo la stessa cosa a livello planetario globale, sempre piu' persone sentono il bisogno di riunirsi con la natura, con se stessi, e sono certo che questo e' il piu' grande cambiamento epocale che ci e' dato di testimoniare, questa e' la "Rivoluzione Natura"!
Etichette:
armonia. vita,
cambiamento,
epocale,
iodio,
macchina umana,
mare,
montagna,
prospettiva,
respiro,
rivoluzione natura,
rottura,
separazione,
unione,
V metacarpo,
visione
lunedì 29 agosto 2011
energia...
Ma quanta energia e' utile e necessaria per vivere?
Mi sono fatto questa domanda varie volte nella mia vita, all'inizio pensavo che l'energia fosse inesauribile, che bastasse mangiare bene e dormire bene per ricaricarsi ogni giorno, poi ho cominciato a vedere che con il tempo l'energia iniziava a diminuire ed alternarsi rispetto a quanta motivazione avevo nel fare le cose, fino a quando negli ultimi mesi ho accertato che l'energia puo' essere ricca e continua solo quando facciamo le cose che ci scaldano, che ci motivano, che ci fanno davvero felici, ho scoperto che l'energia di per se' non e' sufficiente, cio' che fa la differenza e' la motivazione, ovvero la ragione che spinge a fare una cosa piuttosto che un'altra.
Ho continuato allora a riflettere su questo tema e mi sono reso conto che per molti anni ho fatto cose di cui non ero appassionato, che non mi appartenevano e che segnavamo il mio umore intrappolandomi in uno stato di leggero costante fastidio, che accomulato nel tempo mi portava ad una esplosione con la conseguente separazione da cio' che avevo fatto fino a quel momento, sprecando così lo sforzo compiuto. Per molti di voi forse queste considerazioni sono logiche ma in realta' se andiamo a guardare la nostra vita scopriremo con non poca sorpresa che ognuno di noi in realta' non fa esattamente cio' che fa felice, che molto spesso non sappiamo nemmeno davvero certamente cosa e' in grado di farci felice e quindi passiamo la nostra vita in territori che ci sono avversi a volte persino ostili.
Intanto la vita passa, i minuti scorrono, le ore passano, i giorni scivolano, i mesi volano, gli anni spariscono e ci allontaniamo sempre più dal giorno in cui siamo nati, lo spazio/tempo che ci separa dalla partenza diventa sempre più ampio e senza accorgercene la vita ci scivola dalle mani.
Io non so esattamente come trattenere gli anni, ne sinceramente e' cio' che mi interessa, quello che sento scaldarmi, quindi cio' che riesce a motivarmi e quindi farmi scattare l'energia e' la possibilita' di riempire di significato i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni, riempirli di vita, che mi piace chiamare presenza, consapevolezza, riempirli per fare in modo di esserci nel momento in cui la vita sta accadendo, di poter dare significato ad ogni istante, di non essere rapito dal mio passato o proiettato nel mio futuro, ma di accorgermi che sto vivendo, che tutto cio' che mi circonda ha un senso, che cio' che accade dentro le mie cellule ha un senso, che la terra mentre gira intorno al sole ha un senso, che l'amore che provo ha un senso, che non esiste l'odio, la rabbia se siamo presenti a noi stessi mentre le cose accadono, che ogni essere che incontriamo ha un senso, che la vita e' meravigliosa se ha un senso, perche' la vita e' un istante brevissimo nell'universo e che miliardi di esseri umani hanno vissuto prima di me e che miliardi di esseri umani vivranno dopo di me e che solo cercando di scoprire chi sono veramente e cosa mi fa felice veramente vivro' una vita piena e reale, una vita in armonia, bellezza e verita', capace di dare un senso ad ogni istante della nostra vita, per dare un senso all'energia che impieghiamo, dando forma e senso all'esistenza.
Etichette:
anni,
armonia. vita,
bellezza,
consapevolezza,
energia,
esistenza,
giorni,
meraviglia,
mesi,
motivazione,
ricerca,
verità
giovedì 4 agosto 2011
La mia ricerca...

...per terminare la simpatica telenovela del pronto soccorso di ieri, me ne sono tornato a casa con la mano steccata per la frattura spiroide del V Metacarpo mano sinistra, non male per uno che deve passare le prossime due settimane su una barca!!!
:)
Siccome penso che ogni cosa che ci accade sia il risultato di molte dinamiche comportamentali e accadimenti non del tutto casuali ho deciso questa mattina di riportare la mia totale attenzione al mio mondo interiore, al mio mondo emotivo, mentale e naturalmente fisico. A volte le cose che accadono a prima vista sembrano manifestazioni della sfortuna (sfiga), oppure di incidenti inevitabili, in realta' questa e' solo una visione di superficie, meccanica, formatasi con le nostre credenze, con l'educazione ricevuta, con le consuetudini sociali di dove viviamo e con le leggi che governano il nostro pianeta, in realtà se resistiamo a prendere la strada che ben conosciamo della lamentela, della recriminazione, della non responsabilità, davanti a noi si apre un nuovo panorama, una vista simile a quella dell'alta montagna, dove possiamo avere una visione piu' ampia e globale anche del percorso che ci ha portati fino a li. Proprio allora scopriamo che cio' che pensavamo essere una sfiga si trasforma in una meravigliosa occasione di conoscenza e di ricerca interiore. Ciò che piu' conta e'l'interazione, imparando ad interagire nel momento e a prendere la situazione cosi' come e', con distacco e distanza, senza volere che sia altro, senza pensare a quello che ancora ci manca ma bensì a sfruttare al massimo ciò che abbiamo, quindi per tornare a me, certamente due settimane in barca con una mano steccata che non puo' bagnarsi sembra davvero uno sfortuna ma invece credo che ci siano molte cose da valutare e da scoprire in questa apparente privazione di libertà di azione. Ecco, desidero interagire con la nuova condizione e scoprire qualche cosa di me stesso, della mia relazione con il mondo che mi circonda, della mia relazione con il mio corpo per riuscire a godere al massimo di queste due splendide settimane che mi aspettano, onorare la mia vita oggi e non lamentarmi piu' per cio' che mi manca ma sottolineare e valorizzare cio' che ho ricevuto.
Sento quindi l'esigenza davvero di tornare ad ascoltarmi, a scoprirmi nuovo nella vita di ogni giorno, nelle situazioni che si manifestano ogni giorno per non dare la solita risposta meccanica, la solita risposta frutto di mille condizionamenti che quasi mai esce dalla interazione con la situazione ma bensi' dalla reazione con la situazione, ma sopra ogni cosa che quasi mai mi rende felice, ma mi fa entrare in un mondo di conflittualità anche con me stesso.
Desidero restare in silenzio, restare in armonia con me stesso, con il mio corpo, con il mio cuore, con i miei pensieri per ascoltarmi e scoprire come posso migliorare il mio stato di gioia e godimento, per trovare costantemente armonia tra cio' che sono e cio' che vivo, per far crescere quello stato interiore di libertà dal bisogno, perchè nello spazio vuoto, nel silenzio possiamo crescere, mentre invece nella confusione, nel rumore, nella rabbia, nella sofferenza c'e' solo infelicita'.
Con questo non voglio dire che non soffriro' piu' e saro' un Buddha vivente, voglio solo dire che se riusciro' ad interagire con la vita mentre la vita accade sapro' scegliere anche il momento per incazzarmi e lo faro' con grande gioia e distacco, sarà il giusto momento, voglio decidere io della mia vita anche delle emozioni che mi abitano!
Percio' andro' in vacanza con il blog, scrivero' soltanto se avro' sentito la profonda e meditata esigenza di comunicare qualche cosa di interessante altrimenti resterò in silenzio ad ascoltare la mia voce interiore abbassando il rumore esterno che tende a mortificare ogni cosa per ricercaere quel meraviglioso luogo interiore che si chiama pace ed armonia.
Buone vacanze a tutti voi e se un po' vi manchero', beh allora andatevi a leggere i post piu' vecchi, sono sicuro che non gli avete letti tutti e pensate che mi sto impegnando a vivere con intensità per potervi raccontare le cose che accadono, grazie per avermi seguito fino a qui, sono sinceramente, profondamente onorato.
Gian Luca
Etichette:
agosto,
armonia. vita,
blog,
corpo,
emozioni negative,
mano,
onore,
pensieri,
ricerca,
V metacarpo,
vacanze
mercoledì 3 agosto 2011
Il tempo e' denaro! No, il tempo e' salute!!!
Questa mattina, nonostante abbia in ogni modo cercato di evitarlo, mi sono recato al pronto soccorso per una visita di controllo alla mano sinistra, visto che sono caduto in bicicletta ormai una decina di giorni fa, il dolore e il gonfiore non passano e ho pensato forse mi sono rotto un ossicino?!
Chi mi conosce sa che evito di entrare in un ospedale o in un pronto soccorso, per prima ragione perché penso che ci siano sempre priorità piu' serie delle mie e per secondo mi sembra che tutto sia immobile, senza organizzazione e pertanto stressante, irresponsabile, scoraggiante per qualunque paziente che invece avrebbe bisogno di incontrare un ambiente sano, pulito, organizzato in grado di accoglierlo e farlo sentire in buone mani e protetto.
Naturalmente non sono stato smentito e così mi trovo ancora dopo un'ora e quarantacinque minuti seduto in una squallida sala di attesa senza conoscere nulla dei tempi, dei modi, delle possibili medicazioni che potrò ricevere, ma soprattutto senza aver ancora visto un medico.
Certo il codice bianco e' l'ultimo della fila, un po' come quando si va in aeroporto e si e' in lista d'attesa, si potrebbe partire oppure passare una giornata in aeroporto, così accade al pronto soccorso, pero', e non ho scelto a caso il paragone aeroportuale, c'e una sostanziale differenza, quella della valorizzazione del tempo.
Al pronto soccorso sembra che del tempo delle persone non importi nulla, non c'e accoglienza, non c'e cura per i pazienti e per le persone che sono in uno stato di confusione, di paura, di emergenza, sono lasciate su delle scomode sedie senza assistenza, senza cura per ore , abbandonati a se stessi. A me pare davvero una condizione inumana, una condizione che un paese che pensa di essere civile non sia in grado di affrontare ed organizzare in maniera moderna, in maniera civile un pronto soccorso.
In questi giorni leggendo spesso di Norvegia, dopo la strage del matto Breivik, mi sono reso conto che i media italiani si sono spesso soffermati sull'aspetto di grande civiltà ed organizzazione sociale della nazione scandinava sottolineando pero' in modo quasi di rivincita il fatto che fosse riservato a chi condannato alla galera dei privilegi elevati, un rispetto per la persona e la dignità di tutti partendo dai secondini arrivando ai carcerati.
Io sinceramente non lo trovo un fatto da rimarcare, anzi trovo che una nazione che ha raggiunto un tale livello di civiltà debba essere presa a modello, così come devono essere presi a modelli i sistemi ospedalieri e di pronto soccorso della Norvegia, nei quali il tempo, il rispetto, la centralita' dell'essere umano e' inviolabile.
Grazie alla Norvegia mi sento sinceramente degno di considerarmi un essere umano, felice di sapere che nel mondo ci sono delle civiltà che hanno compreso e realizzato la migliore condizione per vivere insieme, hanno realizzato la piena dignità dell'uomo creando così le migliori condizioni per poter realizzarsi al meglio, partendo tutti dalla medesima linea di partenza, sentendosi parte dell'insieme, lavorando per l'insieme realizzando se stessi.
A questo punto ritorno al nostro pronto soccorso e le ore sono diventate due e passa e nulla accade, non tanto per me che ho un problema davvero piccolo ma per le persone anziane che mi circondano e che hanno il viso sofferente e che nessuno e dico nessuno neppure rivolge la parola. Io credo che qualsiasi malattia e qualsiasi guarigione posso trarre giovamento da una condizione mentale ed emotiva di pienezza e di rilassamento, ma non trovo nulla che vada in questa direzione e sinceramente l'ospedale in cui mi trovo e' considerato uno dei migliori e più recenti di tutta la zona.
Ma cosa aspettiamo a cambiare velocità?
L'uomo e' fatto per essere meglio di quello che vedo intorno a me, e' fatto per crescere migliorare, evolvere, soprattutto e' fatto per realizzarsi insieme agli altri e non singolarmente, ma perché questo accada deve cambiare la sua posizione, deve alzarsi e guardare il mondo da un nuovo e più elevato punto di vista, deve iniziare ad arrampicarsi sulla montagna che e' la sua stessa vita, conoscendola, conquistandola tappa per tappa senza paura di mettersi in discussione, senza paura di lasciare vecchi schemi mentali, senza paura di accettare la novità che lo circonda, senza paura degli altri che sono intorno, senza paura di vivere con intensita', gioia, amore perché solo così potrà cambiare velocità e cominciare a godere di una vita di livello superiore, una vita capace di crescere in se stessi includendo gli altri.
In fondo in fondo non sarebbe male entrare in un pronto soccorso, essere accolti con un sorriso, trovare dell'acqua fresca e non dei distributori automatici a moneta, trovare ambulatori che gestiscono le emergenze, altri che gestiscono le situazioni gravi ed altri che gestiscono quelli come me che non sarebbero voluti venire ma che alla fine non avevano scelta, che pero' non se la sentono di passare una giornata intera nella speranza che qualcuno si prenda cura di loro, anche se per piccole cose, un sorriso farebbe bene anche a loro.
Per chiudere invece la questione del tempo, si dice che il tempo e' denaro, io invece voglio dire che il tempo e' salute perché e' l'unica cosa che non ci verra' mai restituita, così il tempo e la sanità sono certamente più importanti e devono essere rispettati sempre in ogni modo, specialmente quando il sistema sanitario e' pagato da ognuno di noi con le tasse che versiamo per tutta la vita!
P.s.
E' uscita proprio ora una bambina con il braccio ingessato fresco, le lacrime agli occhi e la paura perciò che e' accaduto, se ci fosse stata una hostess ad accoglierla e prepararla sono certo che sarebbe uscita com il sorriso e che quel sorriso sarebbe diventato contagioso!
Chi mi conosce sa che evito di entrare in un ospedale o in un pronto soccorso, per prima ragione perché penso che ci siano sempre priorità piu' serie delle mie e per secondo mi sembra che tutto sia immobile, senza organizzazione e pertanto stressante, irresponsabile, scoraggiante per qualunque paziente che invece avrebbe bisogno di incontrare un ambiente sano, pulito, organizzato in grado di accoglierlo e farlo sentire in buone mani e protetto.
Naturalmente non sono stato smentito e così mi trovo ancora dopo un'ora e quarantacinque minuti seduto in una squallida sala di attesa senza conoscere nulla dei tempi, dei modi, delle possibili medicazioni che potrò ricevere, ma soprattutto senza aver ancora visto un medico.
Certo il codice bianco e' l'ultimo della fila, un po' come quando si va in aeroporto e si e' in lista d'attesa, si potrebbe partire oppure passare una giornata in aeroporto, così accade al pronto soccorso, pero', e non ho scelto a caso il paragone aeroportuale, c'e una sostanziale differenza, quella della valorizzazione del tempo.
Al pronto soccorso sembra che del tempo delle persone non importi nulla, non c'e accoglienza, non c'e cura per i pazienti e per le persone che sono in uno stato di confusione, di paura, di emergenza, sono lasciate su delle scomode sedie senza assistenza, senza cura per ore , abbandonati a se stessi. A me pare davvero una condizione inumana, una condizione che un paese che pensa di essere civile non sia in grado di affrontare ed organizzare in maniera moderna, in maniera civile un pronto soccorso.
In questi giorni leggendo spesso di Norvegia, dopo la strage del matto Breivik, mi sono reso conto che i media italiani si sono spesso soffermati sull'aspetto di grande civiltà ed organizzazione sociale della nazione scandinava sottolineando pero' in modo quasi di rivincita il fatto che fosse riservato a chi condannato alla galera dei privilegi elevati, un rispetto per la persona e la dignità di tutti partendo dai secondini arrivando ai carcerati.
Io sinceramente non lo trovo un fatto da rimarcare, anzi trovo che una nazione che ha raggiunto un tale livello di civiltà debba essere presa a modello, così come devono essere presi a modelli i sistemi ospedalieri e di pronto soccorso della Norvegia, nei quali il tempo, il rispetto, la centralita' dell'essere umano e' inviolabile.
Grazie alla Norvegia mi sento sinceramente degno di considerarmi un essere umano, felice di sapere che nel mondo ci sono delle civiltà che hanno compreso e realizzato la migliore condizione per vivere insieme, hanno realizzato la piena dignità dell'uomo creando così le migliori condizioni per poter realizzarsi al meglio, partendo tutti dalla medesima linea di partenza, sentendosi parte dell'insieme, lavorando per l'insieme realizzando se stessi.
A questo punto ritorno al nostro pronto soccorso e le ore sono diventate due e passa e nulla accade, non tanto per me che ho un problema davvero piccolo ma per le persone anziane che mi circondano e che hanno il viso sofferente e che nessuno e dico nessuno neppure rivolge la parola. Io credo che qualsiasi malattia e qualsiasi guarigione posso trarre giovamento da una condizione mentale ed emotiva di pienezza e di rilassamento, ma non trovo nulla che vada in questa direzione e sinceramente l'ospedale in cui mi trovo e' considerato uno dei migliori e più recenti di tutta la zona.
Ma cosa aspettiamo a cambiare velocità?
L'uomo e' fatto per essere meglio di quello che vedo intorno a me, e' fatto per crescere migliorare, evolvere, soprattutto e' fatto per realizzarsi insieme agli altri e non singolarmente, ma perché questo accada deve cambiare la sua posizione, deve alzarsi e guardare il mondo da un nuovo e più elevato punto di vista, deve iniziare ad arrampicarsi sulla montagna che e' la sua stessa vita, conoscendola, conquistandola tappa per tappa senza paura di mettersi in discussione, senza paura di lasciare vecchi schemi mentali, senza paura di accettare la novità che lo circonda, senza paura degli altri che sono intorno, senza paura di vivere con intensita', gioia, amore perché solo così potrà cambiare velocità e cominciare a godere di una vita di livello superiore, una vita capace di crescere in se stessi includendo gli altri.
In fondo in fondo non sarebbe male entrare in un pronto soccorso, essere accolti con un sorriso, trovare dell'acqua fresca e non dei distributori automatici a moneta, trovare ambulatori che gestiscono le emergenze, altri che gestiscono le situazioni gravi ed altri che gestiscono quelli come me che non sarebbero voluti venire ma che alla fine non avevano scelta, che pero' non se la sentono di passare una giornata intera nella speranza che qualcuno si prenda cura di loro, anche se per piccole cose, un sorriso farebbe bene anche a loro.
Per chiudere invece la questione del tempo, si dice che il tempo e' denaro, io invece voglio dire che il tempo e' salute perché e' l'unica cosa che non ci verra' mai restituita, così il tempo e la sanità sono certamente più importanti e devono essere rispettati sempre in ogni modo, specialmente quando il sistema sanitario e' pagato da ognuno di noi con le tasse che versiamo per tutta la vita!
P.s.
E' uscita proprio ora una bambina con il braccio ingessato fresco, le lacrime agli occhi e la paura perciò che e' accaduto, se ci fosse stata una hostess ad accoglierla e prepararla sono certo che sarebbe uscita com il sorriso e che quel sorriso sarebbe diventato contagioso!
Etichette:
armonia. vita,
attesa,
Breivik,
cambio di paradigma,
dolore,
Norvegia,
ospedale,
Pronto soccorso,
sanità,
sorriso,
tempo,
tristezza,
velocità
mercoledì 27 luglio 2011
Che cosa e' la vita?

Poche ore fa ho ricevuto una notizia che mi ha riempito di gioia, davvero mi ha fatto felice, mi sono emozionato.
Una persona a me molto molto cara, una mia amica, che ho amato, amo e amero' mi ha scritto dall'Argentina per avvisarmi che lei e il marito aspettano una creatura per il prossimo gennaio 2012.
Questa qualità comune agli esseri viventi, data quasi per scontata visto che accade cosi di continuo e' una delle cose che riesce ancora ad emozionarmi profondamente, l'inizio della vita insieme la fine della vita sono i due momenti per i quali resto in silenzio nell'emozione, nel raccoglimento, nella domanda piu' profonda che nasce: "cosa e' la vita?"
Esiste una vera risposta a questa breve domanda?
Probabilmente ancora no ma sicuramente, come ormai sappiamo, possiamo parlare piuttosto di proprietà che caratterizzano gli esseri viventi. Inizio con un termine che ritengo importante: autonomia.
Dice Paul Davies, fisico e divulgatore famoso, nel suo libro "Da dove viene la vita":
"Immaginate di lanciare in aria due uccelli, uno vivo ed uno morto. L'uccello morto cadrà, presumibilmente, qualche metro più avanti, mentre quello vivo potrebbe finire appollaiato su una antenna televisiva, o su un ramo di un albero, su un tetto, su una siepe, o su un nido. Sarebbe difficile indovinare in anticipo il punto esatto."
Gli esseri viventi sono imprevedibili?
Gli organismi viventi sicuramente hanno una composizione chimica comune che si basa sull'atomo di carbonio e quindi tipi di molecole organiche comuni come DNA RNA, Proteine, Grassi, Zuccheri. Hanno processi metabolici, catalizzati da enzimi, che comprendono biosintesi e reazioni che producono energia per le biosintesi; tra queste, quelle che si avvalgono di composti organici (organismi eterotrofi) e quelle invece che possono sfruttare fonti energetiche alternative come la luce (autotrofi fotosintetici) o altre ancora. A queste caratteristiche troviamo giusto correlare la proprietà di nutrirsi ma anche di muoversi.
Gli organismi viventi possiedono una struttura anatomica alla cui base c'è l'organizzazione cellulare. Le cellule derivano da altre cellule secondo processi di divisione tipici.
Gli esseri viventi si riproducono, cioè generano individui simili cedendo loro la copia del programma genetico posseduto. Hanno mostrato la tendenza a creare strutture complesse di più cellule diverse, organizzando il loro organismo in tessuti, organi, apparati, ma anche più individui in società e ancora più, gruppi di individui diversi in comunità.
Gli organismi viventi si esprimono attivamente nell'ambiente adattandosi ed evolvendosi, proprietà eccezionale attraverso la quale la vita si impone prepotentemente anche in luoghi considerati impossibili.
Ma allora alla luce di questo mi chiedo di nuovo: "cosa e' la vita?"
Scientificamente la risposta al momento e' sintetizzata qui sopra, ma la scienza non risponde ancora sul dove, come e perche' nasca quell'attrazione, quel magnetismo tra due esseri senzienti che permette poi l'accoppiamento e la riproduzione. mi spingo con una affermazione ancora piu' provocatoria: "la vita e' chiamata dall'anima!"
Cosa e' l'anima? Nel modo piu' semplice definiamo l’anima come entità trascendente immateriale che si manifesta comunque nell’immanente dell’individuo, quindi in qualche maniera e' possibile che un'anima richiami l'attenzione e organizzi una serie di situazioni percui due persone si incontrino e possano donare alla terra il loro figlio prediletto.
Sembra proprio che la nascita sia un dono degli uomini alla divinità della terra come per sdebitarsi di permetterci di vivere su di essa.
Freud però ci viene in soccorso e chiarisce ancora meglio:
"Psiche significa anima, di conseguenza “trattamento psichico” presuppone il “trattamento dell’anima”. Ci si pone di fronte ad un “trattamento a partire dall’anima” con mezzi che agiscono in primo luogo e immediatamente sulla psiche dell’uomo. Un tale mezzo è soprattutto la parola e le parole sono anche lo strumento essenziale del trattamento psichico. Le parole dei nostri discorsi quotidiani non sono altro che magia sbiadita. Ma sarà necessaria prendere una via indiretta, per far capire come la scienza riesca restituire alla parola almeno una parte della sua forza magica."
Qui mi fermo anche perche' le domande si infittiscono e le risposte si diradano, entrando in un territorio inesplorato, il territorio dell'inconscio.
Non mi rimane allora che augurare ad Elisabetta e Leo una serie di parole che creino magia e possano sostenerli in questo nuovo tragitto che li porterà ad essere genitori di una splendida creatura, il dono migliore per l'evoluzione di tutti gli esseri viventi in particolare nella relazione con la terra.
Etichette:
anima; intensita',
argentina,
armonia. vita,
autonomia,
cellule,
esseri umani,
esseri viventi,
freud,
imprevedibilita',
morte,
paul davies,
procreazione,
psiche,
Scienza,
uomo
martedì 26 luglio 2011
Amy!

Spesso l'onda emotiva ci cattura e non ci permette di avere una lucida distanza per poter analizzare un episodio, un evento, un dramma.
Ho atteso quindi qualche giorno prima di riflettere ad alta voce rispetto alla drammatica ed annunciata scomparsa della cantante Amy Winehouse.
Non so sinceramente quanto fosse popolare nel mondo la sua musica, rispetto alla spazzatura che ogni giorno le radio ci propinano, ma certamente questo scricciolo, questo anatroccolo che non ha fatto in tempo a diventare cigno, lascia due meravigliosi album, due pietre preziose che mi auguro singolo dopo singolo possano essere ascoltate dappertutto.
Sinceramente ricordo il momento esatto in cui ho ascoltato per la prima volta un pezzo di Amy, era il pezzo di apertura di Frank, Amy Amy Amy, ed e' stato un colpo di fulmine! Mi sono innamorato di quella voce, di quella ragazza scura, morbida e spigolosa insieme, di quel modo di cantare, di interpretare, di rendere una qualita' vocale la voce dell'anima. Amy e' stata per me come ritrovare Jackson Pollock nella musica (da post Numero 1). Lei era per la musica l'espressionismo astratto che Pollock e' stato nella pittura, lo era in ogni senso, lo era nel modo di cantare, nel modo di vivere, nel modo di amare, era una ragazzina sensibile e dolce ma incapace di gestire le sue proprie emozioni, come lo e' stato lo stesso Jackson Pollock.
Non mi sento per questa ragione di giudicare la sua condotta di vita, nonostante l'abbia portata ad una morte prematura e drammatica, passando da una casa di cura ad un altra, penso che lei abbia provato tutto cio' che poteva e non e' riuscita a fare di piu', ma nella musica e' stata strabiliante, una stella cadente che pero' non cadra'! Certamente lo show-business intendo dei produttori, e' pieno di personalita' di talento ma con una grande tara nella testa, perche' sono manager, agenti, faccendieri che costruiscono e commercializzano prodotti, senza rendersi conto di chi hanno di fronte e spesso e volentieri una bella voce e' semplicemente un segmento di mercato da riempire per fare tanti quattrini, quando invece davanti ai loro occhi dietro la voce ci sono giovani pieni di speranze ma senza una struttura solida, spesso vengono spazzati via per riempire le tasche al sistema; pensate che qualche produttore e agente coglione ed ignorante prima di lanciare Amy le ha detto che doveva perdere peso, l'ha fatta sentire immediatamente inadeguata, in debito sempre con qualche cosa, quando cio' che conta almeno nella musica e' solo la voce! (guardate il link e ditemi se era "grassa"?)
Capirete quindi come si puo' rovinare in un istante una giovane talentuosa ragazza della provincia inglese. Inutile comunque cercare scuse, responsabilità, giustificazioni, questa e' la vita vera e cruda, spietata che accompagna milioni di esseri umani, la maggior parte non famosa come Amy Winehouse ma che ogni giorno muoiono o si lasciano morire fumando decine di sigarette, bevendo litri di alcolici, ingoiando pasticche e altri stupefacenti o calmanti legalizzati, esattamente com Amy!
Cio' che resta e' la morte di una ragazza di ventisette anni che non e' riuscita ad uscire dal tunnel della droga e non e' riuscita ad amarsi abbastanza per cercare una distanza tra cio' che le stava accadendo e il dono che aveva ricevuto. La vita puo' essere molto dura con chi sbaglia, anche se con tutta sincerita' credo che Amy ora si sia liberata davvero del peso maggiore che aveva, quello di vivere lasciandoci in dono la sua musica, la sua vitalità, la sua voce strabiliante che non ci dimenticheremo.
Io ti voglio ricordare cosi' Amy, cercando di ricordare anche tutti quelli che non hanno un nome ma che ogni giorno non riescono a sopportare il peso della vita e la trascinano nel baratro della droga e dell'alcool, questi pezzi sono certo sarebbero piaciuti anche a loro:
http://www.youtube.com/watch?v=HqRF2GYrusg&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=uIeyfM-6QTg&feature=related
Etichette:
alcool,
amy winehouse,
armonia. vita,
back to black,
calmanti,
droga,
frank,
jackson pollock,
morte,
musica,
personalita',
show-business,
talento,
voce dell'anima
lunedì 25 luglio 2011
L'arrivo a Parigi!

Ieri per una ventina di minuti mi sono fermato a guardare gli ultimi giri dentro il circuito di Parigi dell'arrivo del Tour de France.
Molti di voi sanno che sono appassionato di ciclismo e quindi quello che scrivo nasce da una pulsione interiore forte, pero' ieri, aldila' della passione, in quegli uomini lanciati a oltre cinquanta chilometri orari tra le strade parigine visti dall'elicottero sono certo hanno emozionato non solo gli amatori ma ogni spettatore per la bellezza di Parigi e per il dinamismo del gesto atletico.
Esseri umani e città, un connubio indissolubile, una relazione di amore ed odio che andrebbe restaurata completamente; una relazione che andrebbe ripensata dall'origine per riuscire a dare risposte alle esisgenze della vita contemporanea, per una convivenza migliore in grado di generare un miglioramento delle condizioni di vita e non un imbarbarimento.
Le grandi città oggi sono congestionate dal traffico, soffocate dall'inquinamento atmosferico che diventa poi inquinamento anche fisico e psicologico, proprio perche' le condizioni malsane non possono produrre altro che questo!
Io stesso sono un cittadino, sono stato inquinatore, sono stato inquinato, sono stato bloccato dal traffico, ho causato traffico, alla fine ho scelto di andarmene a vivere in provincia perche' l'inquinamento stava distruggendo la mia vita sotto molti punti di vista; la mia e' certamente una scelta drastica ma l'unica possibile per poter assaporare la vita di nuovo, per potermi riappropriare dei rapporti umani, per potermi riappropriare del mio corpo, per potermi riappropriare di una condizione mentale ed emotiva all'altezza dei miei desideri, delle mie aspirazioni, per poterle perseguire, per poterle esprimere e realizzare. Non voglio dire che solo in provincia e' possibile realizzare la propria intima aspirazione, ma le condizioni esterne determinano molto fortemente sui risultati finali.
Un tassello fondamentale e centrale di questa mia personale restaurazione e' stata proprio la bicicletta, perche' se puoi muoverti in una citta' con la bicicletta, la puoi lasciare parcheggiata senza che ti venga rubata, puoi trovare delle strade che ti permettono di pedalare senza il rischio continuo di investimento, se puoi pedalare con la bocca aperta senza mascherina, allora quello e' un luogo sano che potra' esserti di sostegno per la tua realizzazione personale. Se non riesci a rispondere positivamente a queste domande devi certamente chiederti: "ma io che ci faccio qui?"
Se non vedi l'ora di scappare il venerdì per trovare un po' di pace devi chiederti "ma io che ci faccio qui, veramente?"
E' necessario farsi le giuste domande, almeno un paio di volte l'anno per riuscire con coraggio a riflettere e dare le corrette risposte; risposte semplici che possono permetterci di cambiare il punto di vista, di cambiare e rompere delle abitudini che sono simili a delle gabbie, spesso basterebbe muoverci dalla nostra posizione cambiando disposizione del salotto per vedere tutta la nostra casa con occhi nuovi, per poter cambiare la nostra opinione sulle cose ed acquisire nuovi dati per rendere più completo il puzzle che ci compone.
Ieri guardando l'arrivo parigino del Tour de France grazie alla vista aerea ho potuto vedere la citta' nel suo complesso, le strade che si intersecano, i parchi che danno respiro al cemento, le piazze che sono punti di luce e snodo, un sistema complesso in grado di gestire la complessa vita quotidiana di milioni di esseri umani, e gli uomini sulle loro biciclette veloci che si infilano come microbi all'interno del sistema citta'.
Ho visto pero' dall'alto anche la bellezza e l'armonia che e' possibile creare se tutti andiamo in una stessa direzione, se tutti riusciamo a capire cosa e' il bene comune, senza perdere le nostre individualita' ma lavorarando per un miglioramento comune, i gregari che tirano il leader, il leader che e' tale perche' ci sono i gregari, una relazione tra singolo e gruppo, tra gruppo e singolo, che deve lavorare molto per mantenere equilibrio nella relazione di reciprocità.
Penso allora che un buon punto di partenza possa essere quello di trovare una bicicletta ed iniziare a cavalcarla per guardare così la nostra citta' con un occhio nuovo ed iniziare a sentire che abbiamo un corpo che puo' fare molte piu' cose di quelle che facciamo ogni giorno e darci delle grandi soddisfazioni, ricordandoci che il benessere inizia prima di tutto in noi stessi e che solo cosi' potremo poi sostenere gli altri nella loro ricerca di benessere.
Etichette:
armonia. vita,
aspirazioni,
benessere,
bicicletta,
cittadino,
doimo,
domanda,
gruppo,
inquinamento,
parigi,
relazione artistica,
ricerca,
singolo,
sistema,
squadra,
tour de france,
traffico
venerdì 22 luglio 2011
Tutto d'un fiato!

"Buona sera! Per favore vi chiedo di non applaudire tra un pezzo e l'altro!".
Sono state queste le prime parole pronunciate all'inizio della serata da Ramberto Ciammarughi. Sinceramente non era mia intenzione concentrare i post su un argomento unico per cosi' tanti giorni ma dopo aver assistito ieri sera all'appuntamento con l'artista assisano non ho resistito nel commentare il suo concerto.
Avete presente quando da bambini provavamo a trattenere il respiro nella vasca da bagno, fare i primi esperimenti di come restare in apnea, tappandoci il naso, ci lasciavamo scivolare sott'acqua di pochi centimetri chiudendo gli occhi e fermando il tempo per qualche istante che ci sembrava eterno, superando ogni nostro limite e facendo le prime sortite in una terra inesplorata, noi stessi?
Ieri sera e' stato così, tutto d'un fiato, trattenere il respiro, come trattenere gli applausi, come trattenere le emozioni che sapientemente Ciammarughi stava muovendo nel nostro panorama interiore; un'ora, un'ora e mezzo in apnea emotiva, facendo crescere il desiderio di liberare la nostra energia, stima, apprezzamento, gioia di vivere, malinconia, con il gesto naturale dell'applauso, e invece miscelando, pezzi tratti da colonne sonore di film, rendendoli come nuovi, rinnovati, rivitalizzati, approfonditi, arrivando all'apice con Mary Poppins, che mi ha fatto vibrare le corde piu' profonde delle mia sensibilità, ci ha guidati nel silenzio di questa notte al Castello, silenzio che in verita' era pieno di bellezza e armonia e che se ascoltavi bene era meravigliosamente pieno.
Un apnea emotiva esplosa alla fine con un applauso liberatorio che lo ha travolto, che lo ha inchiodato al suo talento, che lo ha riempito di emozione, quella stessa emozione che lui stesso aveva sapientemente coltivato in noi durante il concerto.
Siamo usciti cosi' dall'acqua, con uno scatto, con gli occhi pieni di stupore e gioia, ancora vivi; Ciammarughi ci ha ricordato che siamo ancora vivi e che possiamo provare emozioni profonde ed intense perche' senza emozioni, senza musica, senza cultura la nostra vita e' vuota, avvizzisce, si ripiega su se stessa e non trova nutrimento nel solo lavoro, ma trova compimento se ci nutriamo d'arte, di bellezza, di armonia, per questo personalmente e a nome di tutti gli spettatori lo ringraziamo e ci auguriamo che le nostre strade possano ancora incrociarsi per fare un altro salto in apnea nel profondo del nostro cuore.
Etichette:
apnea,
armonia. vita,
bellezza,
Cambio Festival,
concerto,
emozione,
film,
malinconia,
musica,
Ramberto Ciammarughi
Iscriviti a:
Post (Atom)