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martedì 20 dicembre 2011
Quelli che... Io amo Enzo Jannacci!
Non e' solo emozione, non e' solo campanilismo, non e' solo parole parole parole, e' semplicemente che ci sono persone che sono capaci facendo quello che fanno di consolarci, di renderci la vita un po' più accettabile perchè la vita l'hanno provata a vivere facendo quello che amavano e ci hanno raggiunto.
Enzo Jannacci lo conosco sin da piccolo, lo conosco sin dai primi anni di vita, lo ascoltava mio padre, lo ascoltava mio zio, lo ascoltava il mio vicino, forse lo ascoltava anche mio nonno, era di famiglia Jannacci, e' sempre stato di famiglia. Non e' un cantante, non e' un musicista, non e' una star, e' solo Enzo Jannacci, uno di famiglia, uno che viene a casa e canta con te, per te le canzoni che conosci da sempre, che sono dentro di te. Enzo Jannacci e' unico, e' un poeta, e' un musicista, e' un uomo, e' un padre, e' un chirurgo, e' uno che ha provato a vivere in tutti i modi e ci e' riuscito, ci riuscito perchè riesci nella vita quando le persone che ti conoscono bene, quando le persone che solo ti conoscono, quando gli sconosciuti ti amano, quello e' il segno che hai fatto una buona vita, che sei stato giusto, non senza errori, ma sei stato capace di riparare sempre agli errori per essere a pareggio con il dare e il prendere.
Ieri sera c'era Enzo Jannacci, l'altro ieri c'era Enzo Jannacci, domani ci sara' Enzo Jannacci perche' lui ci sarà sempre, ci saranno sempre i suoi pezzi capaci di entrare nell'intimità di ognuno di noi, capaci di esprimere cose che pensiamo tutti, raccontando storie normali che appartengono ad ognuno di noi, che sono il cuore della vita stessa, l'esperienza. Cio' che conta di piu' e' vivere e vivere e' esperire, esperire e' essere dentro la vita, essere dentro la vita e' conoscere se stessi, conoscere se stessi e' trovare il giusto posto nel mondo, trovare il giusto posto nel mondo e' il senso stesso della vita, e il senso stesso della vita e' prepararsi al passaggio finale: il passaggio e' leggero, senza pesi, senza ricordi nostalgici, senza immaginazioni di eternità, senza beni materiali ma semplicemente con un carico di azioni che hanno prodotto effetti benevoli per chi ci circonda e per noi stessi. Enzo Jannacci e' certamente arrivato vicino al suo passaggio ma anche ieri sera come nella sua vita intera non si e' risparmiato, ha datto tutto se stesso quello che ha al pubblico, agli amici, agli spettatori, a chi lo ama, a chi lo ignora perche' vivere e' un istante, e in quell'istante tutto e' possibile e tutto puo' accadere. Ed e' accaduto anche ieri sera mi sono sentito milanese piu' che mai, ho sentito di cosa sono fatto, ho sentito il perche' ho capito sempre cosi' bene Enzo Jannacci, non ne faccio un localismo, ma ogni luogo ha determinato alcune caratteristiche che senza renderci conto sono la nostra carta distintiva, e i tanti milanesi amici di Enzo Jannacci mi hanno ricordato la mia citta', mi hanno ricordato che noi milanesi siamo milanesi, siamo sensibili, ma anche cinici, sarcastici e gentili in maniera ruvida, in maniera schietta e senza fronzoli, guardando alla vita con uno sguardo realista che spesso sfiora il pessimismo ma che non e' certamente l'ottimismo ostentato, capaci però di entrare nella mensa della Stazione Centrale e servire il pasto di Natale ai barboni che sono tanti e che spesso troppo spesso dimentichiamo!
Enzo Jannacci lo ha sempre interpretato il milanese, ancor di più lo ha sempre incarnato perchè una citta' non la puoi interpretare, non la puoi togliere dalla pelle, non la puoi estirpare dal cuore anche se vivi lontano, ti resta addosso, nelle parole, negli accenti, nei gesti, nello stile e lui, lui e' Milano, lui e' Enzo Jannacci e quando te lo trovi di fronte con il sorriso, il microfono davanti, la musica che suona e i suoi lunghi silenzi ed infine i suoi "uehh se me lo dicevi prima" puoi dirti fortunato di averlo conosciuto, di averlo ascoltato e di esserti ritrovato.
Grazie Enzo Jannacci, grazie di tutto davvero dal cuore e se devo dirla tutta... sei davvero ancora un gran figo milanese!
http://www.youtube.com/watch?v=oLz505yPu90&feature=share
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giovedì 22 settembre 2011
Mi sento un po' triste ...







Mi sento un po' stupido e triste, un po' adolescente e immaturo, un po' piu' solo ma questa mattina quando ho letto la notizia dello scioglimento dei R.E.M. non sono riuscito a non trattenere l'emozione. Non so spiegarlo in maniera razionale, quindi lo spieghero' in maniera emotiva, di cuore!
I R.E.M. per me sono stati una guida, sin dalla mia adolescenza, quando ancora non mi era chiaro su quali valori rifarmi, a quale mondo ispirarmi, su quali posizioni politiche prendere, su quali stili adottare, in quale maniera esprimere me stesso anche la mia parte piu' intima, introspettiva, loro come dei fratelli maggiori (io sono figlio unico!), come quasi dei genitori aggiunti hanno costantemente risposto alle mie domande di adolescente, ai miei timori, alle mie gioie, ai miei conflitti, Michael con i suoi testi, sostenuti perfettamente dalle musiche e arrangiamenti di Peter, Mike e Bill fino a quando e' stato con loro, hanno risposto e mi hanno permesso di trovare costantemente una luce, una visione del mondo, una neutralita' o uno schieramento rispetto ai temi di vita quaotidiana.
Certo oggi sono un uomo maturo, ho sensibilità, ho spirito critico, ho capacita' analitica, ho conoscenza teorica e pratica per cavarmela davanti anche alle situazioni piu' intricate, pero' ho spesso fatto ritorno ai R.E.M. ai loro album per capire se eravamo ancora in sintonia, e non sono mai stato deluso sulle loro scelte artistiche ma soprattutto umane.
I R.E.M. in modo molto egoistico lasceranno un buco nella musica, ma non solo nella musica, nella cultura definita radical, che io invece definisco ricerca di saggezza, una cultura che mette al centro l'essere umano e la sua relazione con il creato e con gli altri esseri umani, ed ogni altra forma di vita, senza che sia contaminata da interessi, da privilegi, da favoritismi, la cultura della convivenza e della condivisione, ma anche della forza del singolo, della sua realizzazione, del suo appagamento emotivo e non solo.
Non ho ascoltato mai la musica come intrattenimento, e cosi' e' il cinema, l'arte in generale, non desidero essere intrattenuto, desidero essere stimolato alla comprensione, alla comprensione dei grandi temi dell'esistenza, come ai temi piu' semplici, i dettagli che pero' portano alla comprensione del tutto.
I miei "fratelli di Athens" hanno compiuto in trent'anni di lavoro quello che pochissimi altri gruppi hanno realizzato, hanno percorso nuove strade, hanno sviluppato un linguaggio, hanno prodotto musica, video, cinema, letteratura, hanno stimolato centinaia di gruppi musicali ma non solo, hanno creato un movimento in grado di innescare uno stato di consapevolezza in ognuno di noi, che ha ascoltato la loro musica piu' alto, piu' riflessivo, piu' gioioso, piu' intimo e sincero anche verso se stessi; oggi mi sento orfano, mi sento di dovermi confrontare con i nuovi tempi, con il post-crisi, che non e' assolutamente economica ma di valori, senza i R.E.M., senza il loro fondamentale punto di vista, senza il loro fondamentale contributo riflessivo, senza quello sguardo diagonale sul mondo, libero da pregiudizio, che nella musica e' ormai praticamente inesistente.
Ciao ragazzi, arrivederci fratelli, sono certo che se non sara' la musica ad impegnarvi saranno altre forme d'arte, saranno altri linguaggi di comunicazione, non lasciate il mondo senza la vostra voce importante, piena di senso e di visione, di immaginazione, di speranza, di rispetto, di sensibilità e soprattutto di creatività artistica.
Io sono un vostro fan e per questi ventisei anni di conoscenza, avevo 17 anni quando vi ho conosciuti grazie ad uno dei miei amici piu' cari, non vi ho mai tradito, mi sono fidato ed affidato a voi, aspetto di ritrovarvi quanto prima in una nuova forma artistica per continuare il nostro rapporto che non posso credere si sia interrotto oggi.
In bocca al lupo per la vostra nuova vita e la continua ricerca!
«Ai nostri fan e ai nostri amici. Come amici di una vita e co-cospiratori - scrive Michael Stipe sulla medesima pagina online -, abbiamo deciso di smettere di essere una band. Ce ne andiamo con grande senso di gratitudine, di compiutezza, e di stupore per tutto ciò che abbiamo realizzato. A chiunque sia mai stato toccato dalla nostra musica va il nostro più profondo ringraziamento per averci ascoltato».
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giovedì 8 settembre 2011
La civilta' della paura.

In questi giorni, ma in realta' e' un sentimento che ho iniziato a percepire nel lontano 1999, quando ho iniziato la mia personale ricerca della libertà, ho definitivamente realizzato che la nostra società tanto civilizzata, innovativa, elettronica, cyber, democratica fonda il suo valore più alto esclusivamente sul denaro e sulla paura, siamo immersi in questi due veleni che ci stanno piano piano divorando.
Beh penserete voi, che grande novità, ce ne accorgiamo tutti ogni giorno!
Ahi si, dico io, ve ne accorgete tutti ogni giorno, e allora perche' continuate a guardare la televisione a leggere i giornali, che sono l' espressione di gruppi di potere che da decenni si scontrano, perche' non riuscite a farvi una idea del mondo che vi circonda, incontrando il mondo, suonando il campanello del vostro vicino di casa, conversando con il vostro vicino di metropolitana, interpellando il vostro fruttivendolo di fiducia?
Certo sono provocazioni, ma la realta' della vita e' quella che vi circonda, ci hanno fatto credere che la borsa di Tokyo e' fondamentale e quindi appena apriamo gli occhi ci danno le news su Wall Street e su Tokyo!
Ma che cazzo me ne frega?
Io voglio sapere come stanno le persone che conosco, che amo, che posso incontrare ogni giorno e confrontarmi con loro, se stanno vivendo una vita sana, se stanno leggendo Shakespeare o Cechov o Steinbeck, se stanno guardando C'era una volta in America o Blade Runner o Amores Perros, se hanno guardato con attenzione il David di Michelangelo, se si stanno domandando perche' vivono e come possono migliorare la loro esistenza e quella di chi li circonda.
Io voglio conoscere questo, io voglio essere informato localmente, voglio conoscere le problematiche che affronta il Sindaco del paese, non mi frega un cazzo della tangenziale ovest o est di Milano, ne' tanto meno del Palazzo della politica che conserva il potere e non riesce a pensare al di fuori della vista del suo naso.
Voglio camminare nel bosco che c'e' vicino a casa mia e ascoltare i Pink Floyd, Sting o Mauro Mela, non voglio ascoltare una musica qualsiasi senza cuore, non voglio ascoltare un prodotto, voglio ascoltare l'espressione migliore dell'artista, non un conto in banca.
Tutto cio' che e' stato costruito intorno a noi sembra perfettamente realizzato per terrorizzarci, per farci abortire ogni sogno, per castrare ogni desiderio, per renderci Gabbiani Ipotetici (ringraziando Giorgio Gaber per essere esistito e averci lasciato tanto lavoro su cui riflettere ed ispirarci n.d.r.). Il gabbiano ipotetico non vola, non sogna, non vive e' una mediocrita' e la mediocrita' e' peggio della malattia, e' peggio del conformismo, anche se spesso sono una simile espressione umana.
Noi possiamo vivere liberi dalla paura smettendo di leggere e di immaginare una vita che non esiste, immaginando case e viaggi che non possiamo permetterci, immaginando vite che non sono la nostra, immaginando donne che non incontreremo mai, immaginando sentimenti che non siamo in grado di provare, immaginando rabbia che non sappiamo esprimere, immaginando coraggio che non siamo in grado di affrontare.
Noi al contrario dobbiamo tornare a vivere nelle nostre case, parlare con i nonni, con gli anziani, dobbiamo parlare con il fruttivendolo, con il salumiere, con la farmacista, con il droghiere, con l'enologo, dobbiamo tornare a conoscere cio' che abitiamo ogni giorno, il nostro territorio piu prossimo, dobbiamo conoscere noi stessi nel luogo che viviamo, dobbiamo essere locali, dobbiamo essere globali nei valori, dobbiamo pretendere dal sindaco le cose che ha promesso, dobbiamo sederci a cena con il nostro vicino e ognuno deve portare le migliori cose che sa preparare, dobbiamo comprare cibi freschi, smettere di andare al centro commerciale e cibarci di cibi morti, i morti creano morte, dobbiamo fare sport e smettere di guardare le partite in televisione, dobbiamo respirare l'aria e camminare presto al mattino per sentire freddo, non dobbiamo coprirci, dobbiamo sentire il freddo che entra, dobbiamo sentire la vita dentro di noi e dobbiamo scoprire la vita dentro di noi, solo cosi potremo liberarci dalla rabbia della civilta' della paura, solo cosi' potremo vivere una vita vera piena di gioia, dolore, speranza, sogno, carita', compassione, amore, condivisione, fratellanza, egoismo, coraggio, in una parola essere liberi.
"La liberta' non e' star sopra un albero, la liberta' e' partecipazione!"
Chi vuole partecipare mi mandi un commento!
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martedì 26 luglio 2011
Amy!

Spesso l'onda emotiva ci cattura e non ci permette di avere una lucida distanza per poter analizzare un episodio, un evento, un dramma.
Ho atteso quindi qualche giorno prima di riflettere ad alta voce rispetto alla drammatica ed annunciata scomparsa della cantante Amy Winehouse.
Non so sinceramente quanto fosse popolare nel mondo la sua musica, rispetto alla spazzatura che ogni giorno le radio ci propinano, ma certamente questo scricciolo, questo anatroccolo che non ha fatto in tempo a diventare cigno, lascia due meravigliosi album, due pietre preziose che mi auguro singolo dopo singolo possano essere ascoltate dappertutto.
Sinceramente ricordo il momento esatto in cui ho ascoltato per la prima volta un pezzo di Amy, era il pezzo di apertura di Frank, Amy Amy Amy, ed e' stato un colpo di fulmine! Mi sono innamorato di quella voce, di quella ragazza scura, morbida e spigolosa insieme, di quel modo di cantare, di interpretare, di rendere una qualita' vocale la voce dell'anima. Amy e' stata per me come ritrovare Jackson Pollock nella musica (da post Numero 1). Lei era per la musica l'espressionismo astratto che Pollock e' stato nella pittura, lo era in ogni senso, lo era nel modo di cantare, nel modo di vivere, nel modo di amare, era una ragazzina sensibile e dolce ma incapace di gestire le sue proprie emozioni, come lo e' stato lo stesso Jackson Pollock.
Non mi sento per questa ragione di giudicare la sua condotta di vita, nonostante l'abbia portata ad una morte prematura e drammatica, passando da una casa di cura ad un altra, penso che lei abbia provato tutto cio' che poteva e non e' riuscita a fare di piu', ma nella musica e' stata strabiliante, una stella cadente che pero' non cadra'! Certamente lo show-business intendo dei produttori, e' pieno di personalita' di talento ma con una grande tara nella testa, perche' sono manager, agenti, faccendieri che costruiscono e commercializzano prodotti, senza rendersi conto di chi hanno di fronte e spesso e volentieri una bella voce e' semplicemente un segmento di mercato da riempire per fare tanti quattrini, quando invece davanti ai loro occhi dietro la voce ci sono giovani pieni di speranze ma senza una struttura solida, spesso vengono spazzati via per riempire le tasche al sistema; pensate che qualche produttore e agente coglione ed ignorante prima di lanciare Amy le ha detto che doveva perdere peso, l'ha fatta sentire immediatamente inadeguata, in debito sempre con qualche cosa, quando cio' che conta almeno nella musica e' solo la voce! (guardate il link e ditemi se era "grassa"?)
Capirete quindi come si puo' rovinare in un istante una giovane talentuosa ragazza della provincia inglese. Inutile comunque cercare scuse, responsabilità, giustificazioni, questa e' la vita vera e cruda, spietata che accompagna milioni di esseri umani, la maggior parte non famosa come Amy Winehouse ma che ogni giorno muoiono o si lasciano morire fumando decine di sigarette, bevendo litri di alcolici, ingoiando pasticche e altri stupefacenti o calmanti legalizzati, esattamente com Amy!
Cio' che resta e' la morte di una ragazza di ventisette anni che non e' riuscita ad uscire dal tunnel della droga e non e' riuscita ad amarsi abbastanza per cercare una distanza tra cio' che le stava accadendo e il dono che aveva ricevuto. La vita puo' essere molto dura con chi sbaglia, anche se con tutta sincerita' credo che Amy ora si sia liberata davvero del peso maggiore che aveva, quello di vivere lasciandoci in dono la sua musica, la sua vitalità, la sua voce strabiliante che non ci dimenticheremo.
Io ti voglio ricordare cosi' Amy, cercando di ricordare anche tutti quelli che non hanno un nome ma che ogni giorno non riescono a sopportare il peso della vita e la trascinano nel baratro della droga e dell'alcool, questi pezzi sono certo sarebbero piaciuti anche a loro:
http://www.youtube.com/watch?v=HqRF2GYrusg&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=uIeyfM-6QTg&feature=related
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venerdì 22 luglio 2011
Tutto d'un fiato!

"Buona sera! Per favore vi chiedo di non applaudire tra un pezzo e l'altro!".
Sono state queste le prime parole pronunciate all'inizio della serata da Ramberto Ciammarughi. Sinceramente non era mia intenzione concentrare i post su un argomento unico per cosi' tanti giorni ma dopo aver assistito ieri sera all'appuntamento con l'artista assisano non ho resistito nel commentare il suo concerto.
Avete presente quando da bambini provavamo a trattenere il respiro nella vasca da bagno, fare i primi esperimenti di come restare in apnea, tappandoci il naso, ci lasciavamo scivolare sott'acqua di pochi centimetri chiudendo gli occhi e fermando il tempo per qualche istante che ci sembrava eterno, superando ogni nostro limite e facendo le prime sortite in una terra inesplorata, noi stessi?
Ieri sera e' stato così, tutto d'un fiato, trattenere il respiro, come trattenere gli applausi, come trattenere le emozioni che sapientemente Ciammarughi stava muovendo nel nostro panorama interiore; un'ora, un'ora e mezzo in apnea emotiva, facendo crescere il desiderio di liberare la nostra energia, stima, apprezzamento, gioia di vivere, malinconia, con il gesto naturale dell'applauso, e invece miscelando, pezzi tratti da colonne sonore di film, rendendoli come nuovi, rinnovati, rivitalizzati, approfonditi, arrivando all'apice con Mary Poppins, che mi ha fatto vibrare le corde piu' profonde delle mia sensibilità, ci ha guidati nel silenzio di questa notte al Castello, silenzio che in verita' era pieno di bellezza e armonia e che se ascoltavi bene era meravigliosamente pieno.
Un apnea emotiva esplosa alla fine con un applauso liberatorio che lo ha travolto, che lo ha inchiodato al suo talento, che lo ha riempito di emozione, quella stessa emozione che lui stesso aveva sapientemente coltivato in noi durante il concerto.
Siamo usciti cosi' dall'acqua, con uno scatto, con gli occhi pieni di stupore e gioia, ancora vivi; Ciammarughi ci ha ricordato che siamo ancora vivi e che possiamo provare emozioni profonde ed intense perche' senza emozioni, senza musica, senza cultura la nostra vita e' vuota, avvizzisce, si ripiega su se stessa e non trova nutrimento nel solo lavoro, ma trova compimento se ci nutriamo d'arte, di bellezza, di armonia, per questo personalmente e a nome di tutti gli spettatori lo ringraziamo e ci auguriamo che le nostre strade possano ancora incrociarsi per fare un altro salto in apnea nel profondo del nostro cuore.
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Ramberto Ciammarughi
giovedì 21 luglio 2011
Prendendoci gusto!
Alla fine Sting-Godot come da copione beckettiano non e' arrivato, ma in tutta sincerità non ci e' mancato, anzi il tutto esaurito con extra spettatori in piedi e' stata la cornice degna per l'esibizione del meraviglioso Manu Katché che non ha tradito le attese, anzi ha superato ogni aspettativa facendosi nutrimento insieme al suo gruppo, con la bella sorpresa sul palco di un grandissimo Stefano Di Battista, creando una simbiosi tra pubblico e musicisti di intensita' emotiva altissima. Una jam session continua, pezzi di vita a flusso continuo, un lungo respiro ritmato dal cuore incessante che batte ed emana emozioni, incrocia pensieri, superando ogni barriera, la musica e' un miracolo.
Insomma buonissima la prima, in una serata dal cielo limpido e profondo il salotto di Palazzo di Assisi grazie al Cambio Festival si e' dimostrata location di naturale e rara bellezza, una perla da coltivare e far crescere proteggendo la sua natura intrinseca.
Ieri ho in qualche modo potuto toccare con mano incontrando Manu Katché che la magia e' conoscenza delle leggi che governano gli esseri umani e il pianeta su cui viviamo, quindi molti dei misteri che incontriamo nella nostra vita possono essere superati colmando l'ignoranza muovendoci verso la luce della conoscenza. Il talento ben allenato, gli anni di lavoro e formazione hanno portato Manu ad essere considerato il piu' straordinario batterista del mondo, superando così l'ignoranza dell'illusione e del dubbio su cosa possiamo, vogliamo fare e diventare nella nostra vita. Noi possiamo essere e diventare cio' che desideriamo a patto che si superi l'ignoranza verso noi stessi, iniziando a conoscerci meglio si possono produrre magie incredibili e si puo' realizzare una vita sana, serena, felice, come ha dimostrato il grande batterista che prima di tutto e' un grande uomo capace di donarsi ogni qualvolta si accomoda dietro la sua Yamaha come e' accaduto ieri sera, mostrando la gioia di vivere, di suonare, di esprimersi e onorando così la sua propria vita e la vita di chi lo ha ascoltato ieri sera.
Stasera si continua con Ramberto Ciammarughi, assisano doc, pianista di profonda sensibilità e ricercatore instancabile di sonorità ed espressività. Non siate pigri ed appagati dalla meravigliosa serata di ieri ma rilanciate, mettetevi in gioco e tornate al Cambio Festival a vivere le vostre emozioni con il viaggio musicale di Ciammarughi, e non dite: "beh tanto e' assisano" perche' non smettero' di rimarcarlo, il Castello e' un luogo magico che rende omaggio alla musica e agli artisti piu' di ogni altro luogo.
Aspettiamo quindi Ramberto questa sera e continuiamo a goderci la vita del Castello, prendendoci gusto!
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mercoledì 20 luglio 2011
... e se arrivasse Sting? Sogno di una notte di mezza estate ...


Sull'onda di questo meraviglioso Cambio Festival che sta per inanugurarsi tra poche ore con l'attesissima esibizione di Manu Katché e il suo Quartetto, mi sono chiesto e se improvvisamente arrivasse Sting?
Invece di fantapolitica o fantacalcio potremmo parlare di fantamusica, ma siccome non sono un sognatore completamente sradicato ma sogno riflettendo, stamattina ho immaginato questa possibile situazione che potrebbe verificarsi:
Innanzitutto Sting e Manu Katché sono amici, sono amici veri da molti anni, solida la relazione artistica, solida la relazione umana. Sting ha casa in Toscana non distante da Cortona che e' a quaranta minuti da Assisi. Manu ha certamente avvisato il suo amico dicendogli, se sei in Toscana fai un salto ad ascoltare il nuovo lavoro. Sting naturalmente potrebbe arrivare senza preavviso proprio per evitare di mettere in circolo questa notizia e distogliere l'attenzione dall'amico. Infine direi che Cambio Festival e' la cornice ideale per un artista come Sting per assistere senza creare difficolta' e senza rischiare di essere sommerso dalla folla proprio perche' chiuso in un ambiente protetto con spettatori selezionati e amanti della musica.
Provate adesso ad immaginare di essere in vacanza a Londra e uno dei vostri piu' cari amici e' ospite per una qualsiasi ragione nel Kent, diciamo ad un'ora da Londra, che fareste voi, provereste a liberarvi per andarlo ad incontrare o fareste finta di nulla?
Per me la risposta e' molto chiara ma soprattutto semplice, spero anche per voi e quindi vedete che il sogno non e' poi cosi' distante dalla realta'?
In fondo pensare di incontrare Sting questa sera non e' cosi' remota e certamente portera' un alone di attesa, aspettativa, elettricità che fa bene alla serata, e se Sting non arriverà non sarà un dramma, perchè alle 21.45 sul palco salirà Manu Katché per liberare tutta quella mervigliosa energia e gioia che solo la musica sa creare.
Per quanto riguarda il nostro Sting-Godot, sarà stato un bellissimo sogno e come sappiamo i sogni aiutano a vivere meglio.
Godiamoci allora il nostro concerto e domani al nostro risveglio saremo certamente persone migliori di quanto siamo oggi, questa e' la funzione della musica, mettere in comunicazione le parti che ci compongono per riunirle e permetterci attraverso la riflessione di portare pace dentro di noi, ma la forza della musica sta anche nel metterci in relazione con gli altri ad un livello più alto ed e' per questo che stasera al Festival sara' una festa.
Per quanto riguarda Sting allora ritorniamo a sognare... i sogni spesso si avverano e quasi tutto dipende da noi!
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venerdì 20 maggio 2011
scenari interiori andata e ritorno
Sono rimasto assente dal mio blog qualche giorno, ma ho vissuto intensamente senza perdere tempo, cercando di conquistare una posizione sempre migliore da cui guardarmi e guardare il mondo.
In particolare ho vissuto un'esperienza che certamente non e' piu' semplicemente musicale ma che collega la vista all'udito, l'udito alla vista, un intreccio visivo-sonoro-visivo che trasforma la maniera di assistere ad un concerto, trasformandolo in una esperienza intensa, profonda, ispiratrice.
Sakamoto e Alva Noto hanno trovato una forma espressiva che supera i confini musicali e ci permette di accedere ad un luogo intimo nel quale possiamo rilassarci. E' una esperienza che va in controtendenza con cio' che di solito e' un concerto che produce eccitazione, emozione, esaltazione, euforia. Con la performance di Sakamoto e Noto invece si vive un profondo stato di rilassamento, di introspezione, di meditazione, di ricerca del silenzio, di scoperta di panorami e scenari interiori che sono illuminati dalla combinazione dei due artisti che come dei caronte ci guidano alla ricerca di una nuova emozione, meno superficiale, non indotta in modo soggettivo ma prodotta interiormente dentro lo spettatore, una forma di oggettivazione dell'esperienza che si concretizza e realizza dentro lo spettatore e non fuori nel teatro.
Saluti cari a tutti e se vi capitera' non perdete l'occasione per assistere ad una loro performance.
In particolare ho vissuto un'esperienza che certamente non e' piu' semplicemente musicale ma che collega la vista all'udito, l'udito alla vista, un intreccio visivo-sonoro-visivo che trasforma la maniera di assistere ad un concerto, trasformandolo in una esperienza intensa, profonda, ispiratrice.
Sakamoto e Alva Noto hanno trovato una forma espressiva che supera i confini musicali e ci permette di accedere ad un luogo intimo nel quale possiamo rilassarci. E' una esperienza che va in controtendenza con cio' che di solito e' un concerto che produce eccitazione, emozione, esaltazione, euforia. Con la performance di Sakamoto e Noto invece si vive un profondo stato di rilassamento, di introspezione, di meditazione, di ricerca del silenzio, di scoperta di panorami e scenari interiori che sono illuminati dalla combinazione dei due artisti che come dei caronte ci guidano alla ricerca di una nuova emozione, meno superficiale, non indotta in modo soggettivo ma prodotta interiormente dentro lo spettatore, una forma di oggettivazione dell'esperienza che si concretizza e realizza dentro lo spettatore e non fuori nel teatro.
Saluti cari a tutti e se vi capitera' non perdete l'occasione per assistere ad una loro performance.
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