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mercoledì 9 novembre 2011

La vita e' stato selvaggio!



“La vita è stato selvaggio. Quel che è più vivo è più selvaggio, e quel che non è ancora soggetto all’uomo lo rinvigorisce. È come se colui che si è spinto avanti incessantemente, senza mai cercare riposo dalle proprie fatiche, crescendo saldo e chiedendo molto, si fosse trovato sempre in paesi sconosciuti, in luoghi selvaggi, circondato dal materiale grezzo della vita. Come se si fosse inerpicato sui rami degli alberi nella foresta primitiva.”


La pratica di camminare mi accompagna da molti anni, e' uno stato interiore che ricerco appena possibile, mi riporta in contatto con la mia essenza, con il mio essere piu' nascosto e libero.
Ogni giorno trovo un momento, uno spazio per camminare, per spostare il mio peso, la mia massa corporea da un luogo ad un altro, questo movimento, questo spostamento si attua a livello fisico, emotivo, mentale. Ritrovo lo spazio vuoto, ritrovo il silenzio che la vita quotidiana mi impedisce di frequentare, ritrovo il respiro, ritrovo i muscoli, ritrovo i dolori del corpo, ritrovo me stesso in un luogo diverso da quello che frequento durante la giornata e questo produce un benessere profondo, un benessere che spesso paragono ad una lunga meditazione.

La piu' grande gioia la vivo camminando nella notte, camminando al buio, in solitudine. I suoni della notte, l'aria della notte, la luce della notte ha un sapore unico, e' come se non ci fosse separazione tra me e il creato che mi contiene, come se non ci fosse piu' distanza tra cio' che mi compone e cio' che compone la terra stessa, ed e' li che mi perdo, mi perdo perche' mi riunisco al creato, mi riunisco a me stesso, incontrando quella parte di me che non ha paura di nulla, che non e' separata dalla vita, che non e' distante dalla gioia, quella parte di me che percepisce l'armonia e l'equilibrio del creato.

Camminare non significa mettere passivamente un passo dietro l’altro. Non è neppure una semplice pratica salutistica, sebbene siano da prendere in considerazione le sue benefiche conseguenze sul corpo e sul’inquietudine nervosa, camminare e' vivere, e' perdersi, e' ritrovarsi, e' perdersi di nuovo e ritrovarsi, ricercando quel luogo interiore che e' anche quel luogo esteriore nel quale possiamo dire "Io sono".

Il vero “camminatore” deve sapersi staccare completamente dai suoi banali pensieri quotidiani; quindi, attua dentro di sè una sorta di tabula rasa che gli permettere di entrare in sintonia con le piante, i minerali, gli animali intorno a lui, con la natura tutta nel suo essere incontaminata e selvaggia, in grado quindi di collegare l’individuo con la parte vera di se stesso.

A tal proposito suggerisco anche una preparazione al camminare ascoltando l'opera dello straordinario compositore Arvo Part, appunto Tabula Rasa.

Ognuno di noi puo' incontrare cosi quello stato selvaggio, libero dalle convenzioni sociali, libero dall'educazione, libero dai condizionamenti, stato che e' in grado di farci percepire le nostre piu' straordinarie potenzialità senza pero' spaventarci, soltanto ricordandoci che siamo noi stessi gli artefici della nostra vita e che dobbiamo scegliere profondamente cio' che desideriamo in ogni istante, solo così potremo onorare il nostro essere umani e camminare verso...


venerdì 24 giugno 2011

Gli italiani sono pigri e viziati!





Da qualche tempo, per la verità da qualche anno mi muovo a piedi. Mi rendo perfettamente conto che ciò che sto per scrivere ed affrontare e' un argomento tabu' e che ognuno di noi ha, ha avuto, avra' decine di buone ragioni per affermare che per lui non e' possibile, ma ho deciso comunque di andare contro corrente ed affermare ciò in cui credo fermamente.

Gli italiani sono viziati e pigri!

Non amo le generalizzazioni ma in questo caso la massa la fa da padrone e quindi chi gia si muove con i mezzi pubblici o in bicicletta non si sentira' offeso, mentre chi si ostina a fare ore di coda ogni mattina ed ogni sera, deve sentirsi offeso per non aver mai e mai provato a cercare delle alternative a quella maledetta scatola metallica che assomiglia molto di piu' alla proiezione del nostro status sociale ed ego piuttosto che a un mezzo (strumento) di trasporto. Ci si muove in automobile sempre per qualsiasi cosa, di continuo, senza alternativa, senza mai mettere i suoi piedi sulla Terra. La prendiamo per fare cinquecento metri ed acquistare il pane, oppure per andare alla posta o in banca, per accompagnare i nostri figli a scuola (formando anche il loro pensiero verso la pigrizia e la non fiducia verso il sistema di mobilita' pubblico) oppure per le commissioni più semplici, sempre prigionieri di quella falsificazione che si chiama fretta. La fretta non esiste, esiste la pianificazione delle cose prioritarie da fare ogni giorno, e soprattutto esiste il rispetto del bene pubblico, quindi la terra che ci ospita. Oggi e' richiesto un vero e proprio cambio di abitudini e dobbiamo smettere di dipendere dall'automobile, i livelli di inquinamento milanese sono costantemente da anni sopra di decine di volte i limiti, i nostri figli si ammalano di continuo alle vie respiratorie e sono pieni di allergie, noi adulti pure, ma che aspettiamo? Dobbiamo leggere piu' libri e giornali, avere piu' senso civico e senso critico verso cio' che desideriamo siano le nostre citta', dobbiamo desiderare un miglioramento delle condizioni di vita, dobbiamo avere una idea nuova per il nostro futuro, per il futuro delle nostre citta' per il futuro dei nostri figli. Dobbiamo desiderare non un nuovo ecopass, dobbiamo pretendere una pista ciclabile di 150km a milano rispettata dagli automobilisti, dobbiamo pretendere strade, marciapiedi puliti per poter camminare velocemente e senza rischiosi infortuni. Stiamo collassando e non mi pare che ci siano ne' le teste, ne' la volonta di cambiare le cose. Noi dobbiamo pretenderlo, dobbiamo avere degli amministratori locali seri che affrontano i problemi prioritari e non quelli secondari che servono solo a spartire poteri!

Tornando alle mie passeggiate a piedi e alle mie cavalcate ciclistiche, beh per ora organizzatevi bene con una bella mascherina e un caschetto e scarpe da jogging comode, vi metterete arrivati in ufficio le scarpe da lavoro, provateci davvero a camminare e a liberarci dell'automobile, si apriranno davanti a voi scenari nuovi e scoprirete che vivere senza fretta e' un toccasana, che avrete piu' un sano appetito e non un appetito nervoso, che vi sentirete meglio fisicamente e che avrete il corpo piu' tonico, insomma fidatevi del vostro corpo e delle vostre possibilita', in fondo l'uomo ha sempre usato il corpo e non solo la mente, scaricherete lo stress sarete piu' felici e rilassati appena rientrate a casa e soprattutto insegnerete ai vostri figli che hanno un corpo che lo possono usare e che non inquina, al massimo avrà un po' di sana puzza, ma quella non distrugge i polmoni e le vie respiratorie.

venerdì 17 giugno 2011

Il silenzio della notte






















« La notte suggerisce, non mostra. La notte ci turba e ci sorprende per la sua stessa stranezza, libera quelle forze dentro di noi che di giorno sono dominate dalla ragione. » (Brassai)

Non mi considero affatto un esperto di fotografia, non sono neppure un tecnico, sono molto istintivo e guardo le cose sempre con un taglio molto personale, molto singolare. Anni fa scoprii Brassai e mi ritrovai subito nel suo lavoro, mi ritrovavo nella notte, mi ritrovavo nei paesaggi immobili, eterni di Parigi, io stesso ho camminato in solitudine nascosto nella notte per poter esplorare me stesso. Forse sara' l'oscurita', forse sara' il silenzio ma la notte e' una via di fuga, un momento nel quale e' possibile, esplorare, scoprire, creare, avere paura. Io ho paura, sono accompagnato dalla paura, ma non ho paura di cio' che normalmente ci viene presentato dalla societa', non ho paura di incontrare un marocchino o un ladro la notte mentre cammino nel buio, ho paura della vita che corre e dei giorni che passano in fretta ed io non riesco a catturarli a fermarli, a goderli. Allora la notte cammino, pensando a come catturare il giorno, perche' la notte non passa veloce come il giorno, chi sta sveglio la notte sa bene che intendo, ma e' lenta e' cadenzata da rumori particolari, da rumori indecifrabili, dei quali non conosciamo l'origine e che ci permettono di immaginare chissa' quali pericoli. Il suono nelle orecchie di notte e' vuoto, e' pieno, e' continuo, e' intenso, il suono durante il giorno e' confusione, rumore, non riusciamo a stare con noi, con le nostre paure, non gli permettiamo mai di uscire, ma la notte e' il silenzio, ed e' in quel momento che escono i nostri demoni, le nostre paure e che gridano forte. Io resto sveglio spesso la notte per incontrare le mie paure, di incontrare i miei demoni, restando nel silenzio, sono momenti impagabili che mi permettono di riequilibrare la mia giornata, di dare spessore alle esperienze quotidiane, senza la notte non avrei incontrato me stesso, il mio lato oscuro, e invece incontrandomi ho accettato le mie paure, ho conosciuto i miei demoni, portato la luce come nelle foto di Brassai riesce ad illuminare gli angoli piu' buii della citta', gli angoli buii dell'anima, Brassai riesce a ricordarci che la notte e' fatta per muoversi per incontrare e per illuminare cio' che non conosciamo, superando la paura e dimenticando per una notte il bisogno di riposare ed ascoltare noi stessi nel silenzio, nella paura, nella parte piu' intima, dove nessuno e' mai penetrato, dove nessuno a parte noi puo' penetrare.

giovedì 17 settembre 2009

crisi?

Crisi?
Mi sono preso la briga qualche tempo fa di cercare l’etimologia della parola crisi, visto che nell’ultimo anno e’ la parola piu’ utilizzata. Mi ha sempre affascinato il significato originale delle parole perche’ in grado di svelare di illuminare significati piu’ ampi e pertanto piu’ rassicuranti. Anche questa volta ne sono rimasto sorpreso per semplicita’: “momento che separa una maniera di essere o una serie di fenomeni da altra differente, o anche Piega decisiva che prende un affare.”
La conseguente domanda che mi sto facendo e’ quanti governi, quanti cittadini, quanti esseri umani su questo pianeta sono passati da un comportamento ad un altro in grado di generare un movimento ascendente virtuoso e non ad un consolidamento delle abitudini passate?
Io personalmente mi sono impegnato negli ultimi mesi ad un comportamento etico, universale pensandomi cittadino del mondo immaginando un mondo non piu’ separato da confini, lingue, culture, religioni ma unito nell’intento di costruire un luogo migliore che possa accogliere altri esseri umani dopo di me in armonia con la natura e con cio’ di cui ho necessita’ senza ricercare il superfluo. Ho camminato nei boschi mi sono seduto sulla riva di ruscelli, scoprendo una parte di me che non conoscevo. Mi sento parte di un insieme ospite di un luogo meraviglioso.