sabato 30 luglio 2011

Mojito time!







Nei due appena passati fine settimana ho rispolverato la mia esperienza di bartender e mi sono cimentato nella preparazione di oltre 130 mojitos. L'occasione si e' creata per il Cambio Festival ed e' continuata il fine settimana successivo per il compleanno di un amico.
Non sono un vero professionista ma a New York ho potuto imparare le basi fondamentali dei cocktail piu' bevuti: Mojito, Daiquiri, Margarita, Cosmopolitan, Julep, questo e' accaduto durante il periodo di depressione post 9/11 quando al mitico Miss Williamsburg diner di Brooklyn eravamo rimasti in quattro soltanto a lavorare: Max, Pilar, Ivan e il sottoscritto.

La preparazione dei cocktail e' una cosa che mi ha sempre divertito, e' un piacere perche' le persone che vengono da te per ordinare e godersi il drink stanno vivendo la loro serata migliore, lasciando i problemi, il lavoro, tutto alle loro spalle, dedicandosi una serata con la spirito di chi vuole solo divertirsi e godere della vita. In quei momenti al bancone del bar nascono delle serate fantastiche, delle conoscenze che possono anche durare a lungo, proprio perche' ci si trova su un piano elevato dell'essere, un piano che supera ogni pregiudizio e permette una facile empatia.
E' accaduto anche nelle passate serate, le persone che aspettano il mojito sono allegre, piene di gioia e desiderose di tirare fuori il meglio di loro stessi, quindi sorridono, si rilassano, si divertono e così mi diverto anche io, che amo far stare bene le persone.

Stamattina leggendo l'originale preparazione del Mojito Cubano che nasce alla famosissima La Bodeguita del Medio mi sono reso conto che esistono due ricette lievemente differenti: quella del suo inventore Angelo Martinez, detta ricetta cubana e e una versione ormai accettata universalmente detta ricetta europea.
Le differenze stanno negli ingredienti che in Europa non possono essere reperiti e che hanno subito un adattamento obbligato:

Ricetta originale Cubana: il Mojito si prepara ponendo sul fondo del bicchiere la menta, due cucchiaini di zucchero di canna bianco e il succo di mezzo lime. Gli ingredienti devono essere mescolati insieme in modo da liberare l'aroma dalle foglie di menta. A questo punto si aggiunge il ghiaccio, il rum e infine la soda o in alternativa l'acqua frizzante. Il composto ottenuto viene poi servito con una cannuccia e un rametto di menta decorativo. È importante ricordare che la menta non deve essere pestata ma solo leggermente premuta ed amalgamata insieme al succo di lime e allo zucchero. Questo accorgimento fa sì che dalla menta non si sprigionino le note amare esaltando così gli olii essenziali e mantenendo il drink limpido anziché renderlo opaco.

Ricetta Europea: al di fuori di Cuba il Mojito si è ormai diffuso in una sua variante non propriamente corretta, detta semplicemente "versione europea" o "Mojito sbagliato o pestato". Si prepara ponendo sul fondo del bicchiere il lime a pezzi e lo zucchero di canna grezzo. A questo punto si amalgama il tutto schiacciando vigorosamente con il pestello (muddler) aggiungendo poi la menta premuta delicatamente, il ghiaccio tritato e infine il Rum bianco. Tecnicamente dunque il cocktail che si ottiene con questo sistema non è un Mojito, bensì una Caipirissima alla menta. Tuttavia, come detto in precedenza, tale versione è ormai globalmente accettata al di fuori di Cuba, tanto che il gesto di lavorare il drink con l'apposito pestello, non previsto dalla ricetta originale, è diventato simbolo stesso del Mojito.

A questo punto per comprendere al meglio le ragioni del successo del Mojito, proviamo ad indagare l'origine del nome, che etimolgicamente risolve sempre ogni dubbio lasciandoci con una meravigliosa comprensione: ci diverse teorie riguardo l'incerta origine del termine "Mojito". Secondo alcuni e' legato al "mojo", un condimento tipico della cucina cubana a base di aglio e agrumi, usato per marinare. Per altri l'origine e' da cercarsi nella traduzione della parola spagnola mojadito, che significa "umido". Un'ultima ipotesi, quella più affascinante, fa risalire l'etimologia della parola al termine vudù mojo, che significa "incantesimo".
Ecco svelato l'arcano dunque, il mojito e' un cocktail straordinario perche' i sui benefici creano un incantesimo, che ci fa entrare nel reame del felicità e della possibilità, immergendoci in quella atmosfera cubana, senza spazio ne' tempo dove la vita e' vissuta senza fretta e senza ansie, dove il denaro non e' l'unico obiettivo ma vivere e' l'obiettivo principale, vivere nella musica del Buena Vista Social Club (vedi post del 26 luglio), ricordandoci che possiamo essere felici, ogni giorno, ogni istante se lo desideriamo, basta un Mojito per essere Mojito time, per essere my time!

venerdì 29 luglio 2011

America!








Sinceramente avevo scritto un post ieri per essere più puntuale oggi però acceso il computer stamattina non c'era più traccia dentro il blog degli spunti di ieri, ho pensato che non fossero sufficientemente buoni per essere pubblicati, riprendo il filo del pensiero stamattina provando ad esprimere nuovamente cio' che ho in mente da ieri.

In questi giorni in particolare si sente tanto parlare di default dell'America, di rischio di fallimento degli Stati Uniti d'America; e' una condizione particolarmente toccante visto che per il secolo appena passato sono stati la guida, la luce che ha mosso il mondo e lo ha portato fino a dove e' oggi. Non voglio fare alcuna polemica, naturalmente c'e' del buono e del cattivo, la finanza e la speculazione non sono il miglior esempio dell'America, ma le scoperte scientifiche che si sono realizzate in tutto il passato secolo sono grazie alle Università americane quindi il punto non e' stabilire il bene e il male ma stabilire come e da dove ripartire.

Di certo il rischio default di cui si discute in questi giorni e' un antipasto di ciò che ci aspetta negli anni a venire. Quindi non sara' sufficiente un accordo tra Democratici e Repubblicani per aumentare il tetto del debito perche' sarà un pagliativo come mettere un sacco di sabbia per fermare un alluvione.

Così come già ampiamente esposto, il rischio default nei prossimi anni per gli Stati ad alto indebitamento è assai elevato perché di contro il PIL di questi stessi Stati sarà nell’ordine della crescita intorno allo zero se non negativa, il che determina un impatto sui conti pubblici ancor più alto determinato del pagamento dell’enorme debito pubblico accumulato.

Mentre il PIL può anche fermarsi o decrescere, i debiti vanno pagati sempre e a loro volta incrementano il volume di quelli esistenti, visto che ad ogni scadenza obbligazionaria se ne emettono di nuovi, perlomeno sino a che ci sono compratori di questa carta straccia, quali sono i T-bonds o i Btp o i Bot.

Se pur viviamo nell’era della “carta”, non si può pensare di pagare sempre e solo con carta straccia, visto che all’orizzonte appaiono ora Stati con fondamentali più attrattivi per gli investitori, ovvero mentre i conti pubblici occidentali peggiorano con PIL in diminuzione o dormiente e debito in incremento, dall’altra parte del mondo infatti i conti migliorano, il PIL corre molto meno dei debiti e questo attira i capitali prima investiti in titoli di stato dei paesi occidentali. Insomma lo scenario del terzo millennio guarda ad oriente, anche nella speranza di un intervento salva Stati Uniti.

Qui in effetti si inserisce la mia riflessione un po' nostalgica di un'America che sta rimpicciolendo, sta svanendo, di dell'America fondata sul sogno, sulla speranza (Hope), non se ne trovano quasi più le tracce.
Quel luogo di frontiera che ci attirava a se' per la sensazione di libertà, di conquista, di possibilità, si sta sgretolando sotto i colpi della sua propria invenzione, la finanza e l'indebitamento.

La cosa sinceramente più preoccupante e' che non ci sono all'orizzonte modelli economici innovativi, le grandi Università continuano ad insegnare i modelli che hanno portato alla catastrofe e si e' cominciato a dare i Premi Nobel a scienziati che non sono puri economisti come la Elinor Ostrom nel 2009, insomma stiamo brancolando nel buio e non sappiamo davvero come muoverci, ricercando un modello, una teoria che vada bene per ogni nazione, dimenticando pero' che una medicina non puo' curare tutte le malattie e quindi ogni Stato Nazione dovrebbe trovare al suo interno gli anticorpi per contrastare il fallimento.

A tal proposito mi sento di rimarcare la necessità di un ritorno verso la cultura, l'economia non e' cultura, produrre profitto da ogni attività non puo' innescare il meccanismo virtuoso della cultura, che invece puo' fiorire solo dove e' svincolata dal risultato economico e punta invece al risultato umano, alla crescita interiore ed intellettuale dell'essere umano, riportandolo al centro della vita, restituendo all'essere umano la sua misura originale, la sua aspirazione al miglioramento intellettuale, culturale, artistico, umano che diviene poi per conseguenza inevitabile miglioramento economico, per il singolo, per l'intera comunita'.

Ecco allora che la macchina cinema (cultura) si e' messa in moto, un cavallo di Troia per entrare nelle coscienze umane, nel cuore, nella mente, in particolare negli anni cinquanta, per risollevare l'umore, per scacciare i demoni della Seconda Guerra Mondiale, per ristabilire un ordine mondiale e restituire ad ogni americano e non solo il sogno (pensate agli italiani), la speranza, la progettualità di una vita diversa, migliore nella quale immaginare di costruire famiglie,avere figli, un lavoro, soddisfare le proprie ambizioni e talenti.

Io lo affermo dobbiamo ripartire dalla cultura, senza paura di investire, sia pubblico che privato, senza l'ansia del risultato immediato ma con la speranza certa che lo sviluppo individuale porterà ad uno sviluppo collettivo che genererà un onda positiva in grado di trainare anche i più deboli e rendere onore alla vita di ognuno di noi. Dobbiamo tornare a sognare in grande, piu' il sogno e' grande piu' le forze che mettiamo in campo sono straordinarie, io sogno ogni giorno, ogni istante i miei film, mi preparo ogni giorno a realizzarli, non mi preoccupo della mancanza di denaro mi preoccupo della mancanza di sogni e aspirazioni che sento intorno a me, l'America ci ha donato per quasi un secolo sogni in cui credere, ora dobbiamo crescere e sognare da soli, avendo pero' come esempio centinaia di modelli vincenti, prendiamoli in prestito dal cinema e lasciamoci ispirare da loro, forse non diventeremo ricchi ma saremo sicuramente felici anche perche' come scriveva Friedrich Nietzsche: "La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa!"

giovedì 28 luglio 2011

Buena Vista Social Club!



Sono ormai passati cinque giorni con una pioggia e una condizione metereologica direi quanto mai apocalittica. Il mio stato interiore pero' e' fermo all'estate e non vuole in nessun modo essere compromesso da questo intermezzo autunnale percio' ho pensato che rivedere e riascoltare il Buena Vista Social Club mi avrebbe fatto bene sia allo spirito che all'umore.

Così e' stato!

Il film, la musica, l'atmosfera, la bellezza, la povertà, mi hanno catapultato in un altro mondo, in un luogo nel tempo ormai passato che avrei sempre desiderato vivere ed esplorare. Gli anni cinquanta, il dopoguerra, la ricostruzione, il desiderio di lasciarsi dietro tutta la sofferenza causata dalla distruzione della guerra, anche se per Cuba invece sono stati il tramonto di un'epoca d'oro e l'inizio di un declino che perdura da cinquantanni e che ha portato l'isola e i suoi meravigliosi abitanti in un regime di isolamento e separazione. Non mi interessa in nessun modo dare un giudizio politico, anche perche' essendo uno scontro ideologico non potra' mai trovare una neutralità di risposta, mi interessa però il ritrovamento di un tesoro che sembrava ormai sepolto e perduto ma che grazie a Ry Cooder e' stato ritrovato e condiviso con tutti noi: parlo di quel meraviglioso gruppo di musicisti, jazzisti cubani che compone il gruppo del Buena Vista Social Club, nome preso dal mitico club nel quale sono passati i migliori musicisti della prima meta' del secolo scorso, prima che venisse chiuso con la presa del potere di Fidel Castro nel 1959.

Ascoltare e guardare questi musicisti in pensione da decenni che avevano ormai smesso di suonare, smesso di comporre, smesso di sperare, salire con umilta' sul palco del mondo per ricominciare anche solo per una volta soltanto con un concerto straordinario, presi dalla felicità di fare musica, di raccontare storie della vita cubana, lasciandosi trasportare dal ricordo e dalla saggezza del presente nonostante l'eta' vicina agli ottanta, animati dalla passione, dal mestiere che non hanno mai dimenticato e' una gioia dell'anima, davvero un momento di grandissima umanita' che nella musica non si vedeva ormai da decenni. Fare musica per il piacere e non per celebrare se stessi, per portare conforto a chi ascolta, per dare un punto di vista, per esprimere il proprio animo piu' elevato e' qualche cosa che tutti i musicisti e star dovrebbero recuperare proprio per poter arrivare al cuore di chi ascolta e non alle orecchie. La tecnica e' utile solo se permette di avvicinarsi al cuore, se e' puro virtuosismo allora e' una scocciatura che non merita nulla.

I miei vecchietti invece (ormai alcuni di loro se ne sono andati) senza timore entrano in un flusso musicale, in una vena espressiva che sembra li nell'aria da sempre, come se non avessero creato nulla ma si fossero collegati ad uno stato dell'anima che in tutti noi esiste e l'avessero suonato per noi. Mentre tutto questo accade nonostate la povertà, nonostante l'isolamento, nonostante la separazione che gli ha costretti a vivere vite non loro, sorridono, sorridono e sono felici e in armonia tra loro, stimandosi e appoggiandosi l'uno all'altro, duettando, amandosi come accade nel duetto di Ibrahim Ferrer e Omara Portuondo, accompagnati dal piano di Ruben Gonzalez e dalla chitarra di Compay Segundo, quella musica potrebbe durare in eterno, perche' contiene la vita di Ibrahim, Ruben, Omara, Compay che e' la vita di ognuno di noi!

Sono sempre più certo che ci sono esseri umani che hanno un contatto diretto con l'anima una strada senza ostacoli e riescono attraverso la musica, attraverso il cinema, attraverso le arti figurative, la danza, la poesia, la scrittura, la recitazione a veicolare l'essenza che ci accomuna e che ci rende unici e nello stesso tempo uguali, siamo fatti della stessa materia e sentiamo tutti allo stesso modo. Infatti l'arte e' il linguaggio universale che arriva a tutti senza distinzione di lingua o razza.

Se non avete mai visto il film o ascoltato la musica, oppure se non lo vedete e ascoltate da qualche anno affittatelo, guardatelo, ascoltatelo con le persone che amate e godetevi questo spezzone di vita vera, di vita che non esiste piu' ma che e' dipinta in maniera indelebile grazie alla sensibilità di Wenders e tutti gli artisti uniti che si sono prodigati per raccontarla.

Onore a voi Buena Vista Social Club!

mercoledì 27 luglio 2011

Che cosa e' la vita?




Poche ore fa ho ricevuto una notizia che mi ha riempito di gioia, davvero mi ha fatto felice, mi sono emozionato.
Una persona a me molto molto cara, una mia amica, che ho amato, amo e amero' mi ha scritto dall'Argentina per avvisarmi che lei e il marito aspettano una creatura per il prossimo gennaio 2012.
Questa qualità comune agli esseri viventi, data quasi per scontata visto che accade cosi di continuo e' una delle cose che riesce ancora ad emozionarmi profondamente, l'inizio della vita insieme la fine della vita sono i due momenti per i quali resto in silenzio nell'emozione, nel raccoglimento, nella domanda piu' profonda che nasce: "cosa e' la vita?"

Esiste una vera risposta a questa breve domanda?

Probabilmente ancora no ma sicuramente, come ormai sappiamo, possiamo parlare piuttosto di proprietà che caratterizzano gli esseri viventi. Inizio con un termine che ritengo importante: autonomia.
Dice Paul Davies, fisico e divulgatore famoso, nel suo libro "Da dove viene la vita":

"Immaginate di lanciare in aria due uccelli, uno vivo ed uno morto. L'uccello morto cadrà, presumibilmente, qualche metro più avanti, mentre quello vivo potrebbe finire appollaiato su una antenna televisiva, o su un ramo di un albero, su un tetto, su una siepe, o su un nido. Sarebbe difficile indovinare in anticipo il punto esatto."

Gli esseri viventi sono imprevedibili?

Gli organismi viventi sicuramente hanno una composizione chimica comune che si basa sull'atomo di carbonio e quindi tipi di molecole organiche comuni come DNA RNA, Proteine, Grassi, Zuccheri. Hanno processi metabolici, catalizzati da enzimi, che comprendono biosintesi e reazioni che producono energia per le biosintesi; tra queste, quelle che si avvalgono di composti organici (organismi eterotrofi) e quelle invece che possono sfruttare fonti energetiche alternative come la luce (autotrofi fotosintetici) o altre ancora. A queste caratteristiche troviamo giusto correlare la proprietà di nutrirsi ma anche di muoversi.

Gli organismi viventi possiedono una struttura anatomica alla cui base c'è l'organizzazione cellulare. Le cellule derivano da altre cellule secondo processi di divisione tipici.
Gli esseri viventi si riproducono, cioè generano individui simili cedendo loro la copia del programma genetico posseduto. Hanno mostrato la tendenza a creare strutture complesse di più cellule diverse, organizzando il loro organismo in tessuti, organi, apparati, ma anche più individui in società e ancora più, gruppi di individui diversi in comunità.
Gli organismi viventi si esprimono attivamente nell'ambiente adattandosi ed evolvendosi, proprietà eccezionale attraverso la quale la vita si impone prepotentemente anche in luoghi considerati impossibili.

Ma allora alla luce di questo mi chiedo di nuovo: "cosa e' la vita?"
Scientificamente la risposta al momento e' sintetizzata qui sopra, ma la scienza non risponde ancora sul dove, come e perche' nasca quell'attrazione, quel magnetismo tra due esseri senzienti che permette poi l'accoppiamento e la riproduzione. mi spingo con una affermazione ancora piu' provocatoria: "la vita e' chiamata dall'anima!"
Cosa e' l'anima? Nel modo piu' semplice definiamo l’anima come entità trascendente immateriale che si manifesta comunque nell’immanente dell’individuo, quindi in qualche maniera e' possibile che un'anima richiami l'attenzione e organizzi una serie di situazioni percui due persone si incontrino e possano donare alla terra il loro figlio prediletto.
Sembra proprio che la nascita sia un dono degli uomini alla divinità della terra come per sdebitarsi di permetterci di vivere su di essa.

Freud però ci viene in soccorso e chiarisce ancora meglio:
"Psiche significa anima, di conseguenza “trattamento psichico” presuppone il “trattamento dell’anima”. Ci si pone di fronte ad un “trattamento a partire dall’anima” con mezzi che agiscono in primo luogo e immediatamente sulla psiche dell’uomo. Un tale mezzo è soprattutto la parola e le parole sono anche lo strumento essenziale del trattamento psichico. Le parole dei nostri discorsi quotidiani non sono altro che magia sbiadita. Ma sarà necessaria prendere una via indiretta, per far capire come la scienza riesca restituire alla parola almeno una parte della sua forza magica."

Qui mi fermo anche perche' le domande si infittiscono e le risposte si diradano, entrando in un territorio inesplorato, il territorio dell'inconscio.

Non mi rimane allora che augurare ad Elisabetta e Leo una serie di parole che creino magia e possano sostenerli in questo nuovo tragitto che li porterà ad essere genitori di una splendida creatura, il dono migliore per l'evoluzione di tutti gli esseri viventi in particolare nella relazione con la terra.

martedì 26 luglio 2011

Amy!




Spesso l'onda emotiva ci cattura e non ci permette di avere una lucida distanza per poter analizzare un episodio, un evento, un dramma.
Ho atteso quindi qualche giorno prima di riflettere ad alta voce rispetto alla drammatica ed annunciata scomparsa della cantante Amy Winehouse.
Non so sinceramente quanto fosse popolare nel mondo la sua musica, rispetto alla spazzatura che ogni giorno le radio ci propinano, ma certamente questo scricciolo, questo anatroccolo che non ha fatto in tempo a diventare cigno, lascia due meravigliosi album, due pietre preziose che mi auguro singolo dopo singolo possano essere ascoltate dappertutto.

Sinceramente ricordo il momento esatto in cui ho ascoltato per la prima volta un pezzo di Amy, era il pezzo di apertura di Frank, Amy Amy Amy, ed e' stato un colpo di fulmine! Mi sono innamorato di quella voce, di quella ragazza scura, morbida e spigolosa insieme, di quel modo di cantare, di interpretare, di rendere una qualita' vocale la voce dell'anima. Amy e' stata per me come ritrovare Jackson Pollock nella musica (da post Numero 1). Lei era per la musica l'espressionismo astratto che Pollock e' stato nella pittura, lo era in ogni senso, lo era nel modo di cantare, nel modo di vivere, nel modo di amare, era una ragazzina sensibile e dolce ma incapace di gestire le sue proprie emozioni, come lo e' stato lo stesso Jackson Pollock.
Non mi sento per questa ragione di giudicare la sua condotta di vita, nonostante l'abbia portata ad una morte prematura e drammatica, passando da una casa di cura ad un altra, penso che lei abbia provato tutto cio' che poteva e non e' riuscita a fare di piu', ma nella musica e' stata strabiliante, una stella cadente che pero' non cadra'! Certamente lo show-business intendo dei produttori, e' pieno di personalita' di talento ma con una grande tara nella testa, perche' sono manager, agenti, faccendieri che costruiscono e commercializzano prodotti, senza rendersi conto di chi hanno di fronte e spesso e volentieri una bella voce e' semplicemente un segmento di mercato da riempire per fare tanti quattrini, quando invece davanti ai loro occhi dietro la voce ci sono giovani pieni di speranze ma senza una struttura solida, spesso vengono spazzati via per riempire le tasche al sistema; pensate che qualche produttore e agente coglione ed ignorante prima di lanciare Amy le ha detto che doveva perdere peso, l'ha fatta sentire immediatamente inadeguata, in debito sempre con qualche cosa, quando cio' che conta almeno nella musica e' solo la voce! (guardate il link e ditemi se era "grassa"?)
Capirete quindi come si puo' rovinare in un istante una giovane talentuosa ragazza della provincia inglese. Inutile comunque cercare scuse, responsabilità, giustificazioni, questa e' la vita vera e cruda, spietata che accompagna milioni di esseri umani, la maggior parte non famosa come Amy Winehouse ma che ogni giorno muoiono o si lasciano morire fumando decine di sigarette, bevendo litri di alcolici, ingoiando pasticche e altri stupefacenti o calmanti legalizzati, esattamente com Amy!

Cio' che resta e' la morte di una ragazza di ventisette anni che non e' riuscita ad uscire dal tunnel della droga e non e' riuscita ad amarsi abbastanza per cercare una distanza tra cio' che le stava accadendo e il dono che aveva ricevuto. La vita puo' essere molto dura con chi sbaglia, anche se con tutta sincerita' credo che Amy ora si sia liberata davvero del peso maggiore che aveva, quello di vivere lasciandoci in dono la sua musica, la sua vitalità, la sua voce strabiliante che non ci dimenticheremo.

Io ti voglio ricordare cosi' Amy, cercando di ricordare anche tutti quelli che non hanno un nome ma che ogni giorno non riescono a sopportare il peso della vita e la trascinano nel baratro della droga e dell'alcool, questi pezzi sono certo sarebbero piaciuti anche a loro:


http://www.youtube.com/watch?v=HqRF2GYrusg&feature=related


http://www.youtube.com/watch?v=uIeyfM-6QTg&feature=related

lunedì 25 luglio 2011

L'arrivo a Parigi!




Ieri per una ventina di minuti mi sono fermato a guardare gli ultimi giri dentro il circuito di Parigi dell'arrivo del Tour de France.
Molti di voi sanno che sono appassionato di ciclismo e quindi quello che scrivo nasce da una pulsione interiore forte, pero' ieri, aldila' della passione, in quegli uomini lanciati a oltre cinquanta chilometri orari tra le strade parigine visti dall'elicottero sono certo hanno emozionato non solo gli amatori ma ogni spettatore per la bellezza di Parigi e per il dinamismo del gesto atletico.
Esseri umani e città, un connubio indissolubile, una relazione di amore ed odio che andrebbe restaurata completamente; una relazione che andrebbe ripensata dall'origine per riuscire a dare risposte alle esisgenze della vita contemporanea, per una convivenza migliore in grado di generare un miglioramento delle condizioni di vita e non un imbarbarimento.
Le grandi città oggi sono congestionate dal traffico, soffocate dall'inquinamento atmosferico che diventa poi inquinamento anche fisico e psicologico, proprio perche' le condizioni malsane non possono produrre altro che questo!
Io stesso sono un cittadino, sono stato inquinatore, sono stato inquinato, sono stato bloccato dal traffico, ho causato traffico, alla fine ho scelto di andarmene a vivere in provincia perche' l'inquinamento stava distruggendo la mia vita sotto molti punti di vista; la mia e' certamente una scelta drastica ma l'unica possibile per poter assaporare la vita di nuovo, per potermi riappropriare dei rapporti umani, per potermi riappropriare del mio corpo, per potermi riappropriare di una condizione mentale ed emotiva all'altezza dei miei desideri, delle mie aspirazioni, per poterle perseguire, per poterle esprimere e realizzare. Non voglio dire che solo in provincia e' possibile realizzare la propria intima aspirazione, ma le condizioni esterne determinano molto fortemente sui risultati finali.
Un tassello fondamentale e centrale di questa mia personale restaurazione e' stata proprio la bicicletta, perche' se puoi muoverti in una citta' con la bicicletta, la puoi lasciare parcheggiata senza che ti venga rubata, puoi trovare delle strade che ti permettono di pedalare senza il rischio continuo di investimento, se puoi pedalare con la bocca aperta senza mascherina, allora quello e' un luogo sano che potra' esserti di sostegno per la tua realizzazione personale. Se non riesci a rispondere positivamente a queste domande devi certamente chiederti: "ma io che ci faccio qui?"
Se non vedi l'ora di scappare il venerdì per trovare un po' di pace devi chiederti "ma io che ci faccio qui, veramente?"
E' necessario farsi le giuste domande, almeno un paio di volte l'anno per riuscire con coraggio a riflettere e dare le corrette risposte; risposte semplici che possono permetterci di cambiare il punto di vista, di cambiare e rompere delle abitudini che sono simili a delle gabbie, spesso basterebbe muoverci dalla nostra posizione cambiando disposizione del salotto per vedere tutta la nostra casa con occhi nuovi, per poter cambiare la nostra opinione sulle cose ed acquisire nuovi dati per rendere più completo il puzzle che ci compone.

Ieri guardando l'arrivo parigino del Tour de France grazie alla vista aerea ho potuto vedere la citta' nel suo complesso, le strade che si intersecano, i parchi che danno respiro al cemento, le piazze che sono punti di luce e snodo, un sistema complesso in grado di gestire la complessa vita quotidiana di milioni di esseri umani, e gli uomini sulle loro biciclette veloci che si infilano come microbi all'interno del sistema citta'.
Ho visto pero' dall'alto anche la bellezza e l'armonia che e' possibile creare se tutti andiamo in una stessa direzione, se tutti riusciamo a capire cosa e' il bene comune, senza perdere le nostre individualita' ma lavorarando per un miglioramento comune, i gregari che tirano il leader, il leader che e' tale perche' ci sono i gregari, una relazione tra singolo e gruppo, tra gruppo e singolo, che deve lavorare molto per mantenere equilibrio nella relazione di reciprocità.

Penso allora che un buon punto di partenza possa essere quello di trovare una bicicletta ed iniziare a cavalcarla per guardare così la nostra citta' con un occhio nuovo ed iniziare a sentire che abbiamo un corpo che puo' fare molte piu' cose di quelle che facciamo ogni giorno e darci delle grandi soddisfazioni, ricordandoci che il benessere inizia prima di tutto in noi stessi e che solo cosi' potremo poi sostenere gli altri nella loro ricerca di benessere.

sabato 23 luglio 2011

Basta!!!

Oggi non mi sento di scrivere molto per analizzare qualche bell'evento che gli esseri umani sono in grado di produrre.
Oggi mi sento di stare in silenzio e di provare a resistere al dolore che mi ha travolto poco fa quando ho sentito la notizia dell'attentato di Oslo. Sinceramente sono rimasto impietrito, sgomento, la notizia e' stata devastante, inaspettata ed incredibile.
Non so più davvero cosa pensare, non riesco più a contenere il dolore di notizie di esseri umani che compiono atti violenti contro altri esseri umani, da anni mi batto per la violenza contro gli animali, ma davanti a questa violenza contro i propri simili, i propri fratelli e' insopportabile! Solo basta basta basta basta basta basta basta basta fermiamoci e proviamo a pensare ad immaginare dentro di noi un mondo integrato e rispettoso per ogni essere vivente, dobbiamo produrre una distanza ed immaginare il mondo che desideriamo realizzare provando ad emanare pensieri e azioni rispettose verso noi stessi e verso gli altri, anche in quelle occasioni di pressione dove ci sentiamo violati, ci sentiamo umiliati, ci sentiamo ignorati, ci sentiamo esclusi. Proprio in quelle occasioni e' fondamentale avere chiaro nella nostra mente la visione del mondo che desideriamo avere intorno a noi e resistere a quella visione cercando azioni che possano orientarci verso quella visione e non distruggere tutto con un atto violento, basta perdere il controllo per un istante e il nostro sogni si distrugge.
Parliamo con gli altri, condividiamo i nostri dolori, le nostre gioie, le nostre preoccupazioni, la nostra immagine del mondo e continuiamo a migliorarla giorno dopo giorno con il contributo delle persone che stimiamo, non chiudiamoci nelle nostre case, con le nostre frustrazioni, con le nostre paure, in solitudine perché solo nella condivisione e la partecipazione e' possibile realizzare un mondo migliore!

Il mio pensiero va ora a tutti quei ragazzi di Oslo che hanno perso la loro vita per un gesto folle, inspiegabile, che prima di condannare dobbiamo comprendere profondamente perché sta dichiarando un malessere sotterraneo che va curato prima possibile per non dover continuamente fare la cronaca dell'ennesima tragedia.