... ma quante volte ci siamo arrabbiati, ci siamo isolati, abbiamo gridato, insultato, denigrato, giudicato, separato? Io credo che ognuno di noi ogni giorno in una forma o in un'altra si confronti con il sentimento del rancore, del giudizio, del pregiudizio, del biasimo, della frustrazione, della paura.
Pensiamo semplicemente che questa sia la normalita', che non esista altra opzione se non quella di esprimere i propri sentimenti e giudizi etichettando tutti ed ogni cosa, fissando cosi' con la nostra etichetta eternamente cio' che ci piace e cio' che non ci piace destinando l'inferno, il purgatorio, il paradiso a tutto cio' che ci capita a vista, esseri umani inclusi.
Ho scoperto che esite il sentimento dell'amore, che esiste ed alberga in me se gli permetto di manifestarsi, se gli permetto di non giudicare, se gli permetto di essere accogliente, se gli permetto di non dare un'etichetta, se gli permetto di essere libero dai condizionamenti, sia famigliari che sociali.
Mi rendo conto che la liberta' e' poter essere se stessi, ed intendo dire che possano esserlo tutti e non soltanto io sono libero di essere me stesso pero' gli altri no perche' si manifestano in modo differente dal mio. La liberta' e' un bene assoluto, un bene che dovrebbe appartenere ad ogni essere vivente dalla nascita, dovrebbe essere la colonna dell' esistenza ed invece sempre di piu' pensiamo che tutti debbano essere liberi come siamo liberi noi e quindi distruggiamo la liberta' altrui.
Suggerisco un gioco semplice semplice: chiudiamo gli occhi per un istante e pensiamo alla cosa che piu' ci rende felicita' e gioia, immaginiamo di abbracciarla, di guardarla, contemplarla e godere della sua presenza. Restiamo con questa immagine ancora qualche istante, dedichiamoci ancora un po' di tempo. Ora se abbiamo nella mente questa immagine di gioia, riapriamo i nostri occhi e per terminare il gioco, abbracciamoci, si si abbracciamoci da soli, cerchiamo di amarci, cerchiamo di volervi bene, di essere innamorati di noi stessi, e di rispettarci. Saremo certamente piu' accoglienti e piu' capaci di incontrare l'altro ed essere più felici con noi stessi.
Buona giornata.
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martedì 3 maggio 2011
un gioco semplice semplice
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giovedì 28 aprile 2011
“ Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo. „
Ma e' davvero così difficile immaginare, progettare, realizzare un'Italia nuova?
Possibile che dobbiamo continuare a leggere giornali che riportano solo di risse ed aggressioni politiche e nemmeno un progetto realizzato?
Possibile che non si riesca a guardare in una sola direzione, cercando il bene comune?
Io sono stanco, e credo che lo siamo in molti!
Io voglio andare in bicicletta nella mia citta', voglio fermarmi e mangiare le cose migliori e piu' fresche che il nostro territorio puo' donarci, voglio sdraiarmi a leggere un libro su un prato pulito, voglio passeggiare senza timori, voglio avere una vita sana, incontrare persone sane, condividere pensieri e realizzare progetti che rendano onore alla mia vita e voglio lasciare un mondo sano a coloro che verranno dopo di me.
Perche' per avere una vita normale me ne dovrei andare a Goteborg?
Perche' i politici e le amministrazioni non sono in grado di gestire le nostre citta', non sono in grado di riprogettarle di realizzare uno stile di vita eccellente e gratificante per tutti?
Non ci vogliono dei Premi Nobel per iniziare a cambiare le cose, ci vogliono pero' persone che abbiamo a cuore la comunita', che abbiano a cuore la vita propria e quella degli altri, che abbiamo una visione, un sogno e che questo sogno sia condiviso e perche' sia tale devono essere preparate, devono essere capaci di condividere il loro sapere di farlo generare e non farlo marcire come sta marcendo la nostra Italia.
Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche, dobbiamo tutti essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo e smetterla di lamentarci per cio' che non va nella nostra vita perche' e' solo nostra responsabilita'!
Prendo spunto da Goteborg perche' e' un luogo certamente di eccellenza, dove le persone hanno incominciato a cambiare per vedere applicato il cambiamento che desideravano vedere nel loro mondo, quindi e' una questione di modelli, se prendiamo modelli mediocri restiamo persone mediocri, se prendiamo modelli eccellenti diventiamo persone eccellenti, se prendiamo un modello sostenibile diventiamo sostenibili e quindi invece di parlare sempre di nucleare, di guerra e di mille paranoie inutili, guardiamo a chi le cose le sa far meglio di noi e applichiamoci.
La verde Göteborg ben 50 mila alberi, piste ciclabili, cibi biologici e a chilometri zero. Ma la città più accogliente della Svezia offre anche occasioni di shopping, relax e cultura. E qui anche gli eventi sono sostenibili.
Urbano fa rima con sostenibile. E i numeri lo dimostrano: 50mila alberi, 175mq di verde per cittadino (513.500 abitanti), 460 chilometri di piste ciclabili su una superficie totale di 450 chilometri quadrati. Göteborg è una vera e propria green city, che integra nella cultura metropolitana la cura e il rispetto di ciò che madre natura offre.
Io sono milanese, sappiate che la mia citta' ha poco piu' di un milione di abitanti, quindi non e' troppo diversa da Goteborg, e che cosa stiamo aspettando???
Possibile che dobbiamo continuare a leggere giornali che riportano solo di risse ed aggressioni politiche e nemmeno un progetto realizzato?
Possibile che non si riesca a guardare in una sola direzione, cercando il bene comune?
Io sono stanco, e credo che lo siamo in molti!
Io voglio andare in bicicletta nella mia citta', voglio fermarmi e mangiare le cose migliori e piu' fresche che il nostro territorio puo' donarci, voglio sdraiarmi a leggere un libro su un prato pulito, voglio passeggiare senza timori, voglio avere una vita sana, incontrare persone sane, condividere pensieri e realizzare progetti che rendano onore alla mia vita e voglio lasciare un mondo sano a coloro che verranno dopo di me.
Perche' per avere una vita normale me ne dovrei andare a Goteborg?
Perche' i politici e le amministrazioni non sono in grado di gestire le nostre citta', non sono in grado di riprogettarle di realizzare uno stile di vita eccellente e gratificante per tutti?
Non ci vogliono dei Premi Nobel per iniziare a cambiare le cose, ci vogliono pero' persone che abbiamo a cuore la comunita', che abbiano a cuore la vita propria e quella degli altri, che abbiamo una visione, un sogno e che questo sogno sia condiviso e perche' sia tale devono essere preparate, devono essere capaci di condividere il loro sapere di farlo generare e non farlo marcire come sta marcendo la nostra Italia.
Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche, dobbiamo tutti essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo e smetterla di lamentarci per cio' che non va nella nostra vita perche' e' solo nostra responsabilita'!
Prendo spunto da Goteborg perche' e' un luogo certamente di eccellenza, dove le persone hanno incominciato a cambiare per vedere applicato il cambiamento che desideravano vedere nel loro mondo, quindi e' una questione di modelli, se prendiamo modelli mediocri restiamo persone mediocri, se prendiamo modelli eccellenti diventiamo persone eccellenti, se prendiamo un modello sostenibile diventiamo sostenibili e quindi invece di parlare sempre di nucleare, di guerra e di mille paranoie inutili, guardiamo a chi le cose le sa far meglio di noi e applichiamoci.
La verde Göteborg ben 50 mila alberi, piste ciclabili, cibi biologici e a chilometri zero. Ma la città più accogliente della Svezia offre anche occasioni di shopping, relax e cultura. E qui anche gli eventi sono sostenibili.
Urbano fa rima con sostenibile. E i numeri lo dimostrano: 50mila alberi, 175mq di verde per cittadino (513.500 abitanti), 460 chilometri di piste ciclabili su una superficie totale di 450 chilometri quadrati. Göteborg è una vera e propria green city, che integra nella cultura metropolitana la cura e il rispetto di ciò che madre natura offre.
Io sono milanese, sappiate che la mia citta' ha poco piu' di un milione di abitanti, quindi non e' troppo diversa da Goteborg, e che cosa stiamo aspettando???
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giovedì 17 settembre 2009
Ritorno a scuola
Ritorno a scuola.
Stamattina piu’ o meno in tutte le regioni d’Italia si aprono le porte delle scuole. E’ un momento sempre serio di riflessione visto che da anni nella scuola non si riesce a riformare praticamente nulla e quindi siamo fermi ad un sistema educativo e pedagogico vecchio di trent’anni. Ascoltando la radio mi sono reso conto dell’urgenza di una riforma oggi abbiamo classi che arrivano fino al 97% di presenze di bambini stranieri, quindi di culture differenti, certo sono esempi estremi ma sono comunque l’avvisaglia di una tendenza che avra’ concretizzazione nei prossimi due o tre anni al massimo.
La multiculturalita’ necessita per essere espressa innanzitutto di rispetto per le differenze.
Un sistema pedagogico vecchio di trent’anni come puo’ tenere conto delle differenze culturali che oggi si presentano nel nuovo assetto sociale?
L’incontro, il confronto, il rispetto, la conoscenza, le regole comuni condivise e rispettate sono alla base di una civilta’ democratica e credo che oggi siano molte le cose da rivedere e non solo nella scuola.
Parlo della scuola perche’ e’ il fondamento della cultura personale e civile del sapere di una nazione ma sono fautore di una scuola che duri tutta la vita e non solo nel periodo di studi piu’ o meno lungo. Continue scoperte scientifiche, ampie visioni culturali e filosofiche, espressioni artistiche e sistemi economici evoluti sono proposti e presentati quotidianamente richiedendo ad ognuno di noi un costante aggiornamento, un costante rimettersi in gioco.
Non e’ per qualche ragione che la situazione di stallo italiana risente proprio di questo arretratezza culturale e civile?
Stamattina piu’ o meno in tutte le regioni d’Italia si aprono le porte delle scuole. E’ un momento sempre serio di riflessione visto che da anni nella scuola non si riesce a riformare praticamente nulla e quindi siamo fermi ad un sistema educativo e pedagogico vecchio di trent’anni. Ascoltando la radio mi sono reso conto dell’urgenza di una riforma oggi abbiamo classi che arrivano fino al 97% di presenze di bambini stranieri, quindi di culture differenti, certo sono esempi estremi ma sono comunque l’avvisaglia di una tendenza che avra’ concretizzazione nei prossimi due o tre anni al massimo.
La multiculturalita’ necessita per essere espressa innanzitutto di rispetto per le differenze.
Un sistema pedagogico vecchio di trent’anni come puo’ tenere conto delle differenze culturali che oggi si presentano nel nuovo assetto sociale?
L’incontro, il confronto, il rispetto, la conoscenza, le regole comuni condivise e rispettate sono alla base di una civilta’ democratica e credo che oggi siano molte le cose da rivedere e non solo nella scuola.
Parlo della scuola perche’ e’ il fondamento della cultura personale e civile del sapere di una nazione ma sono fautore di una scuola che duri tutta la vita e non solo nel periodo di studi piu’ o meno lungo. Continue scoperte scientifiche, ampie visioni culturali e filosofiche, espressioni artistiche e sistemi economici evoluti sono proposti e presentati quotidianamente richiedendo ad ognuno di noi un costante aggiornamento, un costante rimettersi in gioco.
Non e’ per qualche ragione che la situazione di stallo italiana risente proprio di questo arretratezza culturale e civile?
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