martedì 27 settembre 2011

Mele Marce!








In un momento storico cosi' particolare ed intenso, dobbiamo essere capaci di ridisegnare il nostro presente per poter avere un futuro.
Non si tratta semplicemente di modelli di economia, di mantenimento dell'occupazione, di profitti ma si tratta di valori condivisi internazionalmente, valori sociali, valori individuali. Mi sono accorto che spesso e volentieri deleghiamo ad istituzioni l'onere di stabilire la priorità valoriale se non addirittura l'orientamento, ma visto i tempi, visto i risultati prodotti da sessant'anni di televisione, visto cio' che sta accadendo intorno a noi, mi sento di manifestare il mio dissenso a questa deriva valoriale che non include piu' la cultura, l'arte, la bellezza, l'armonia, la creativita', l'innovazione ma promuove ignoranza, successo facile, visibilità, mercificazione di ogni cosa, riconoscimento, denaro, profitto, corporazioni, lobby.

Sicuramente mi procurero' molte critiche con le mie affermazioni, ma sinceramente non mi importa fintanto che non vedro' una parvenza di meritocrazia intorno a me, anziche' di furbizia e scaltrezza che pero' definirei piu' precisamente paraculaggine e fancazzismo. Non me ne vogliamo quei pochi appassionati che si svegliano ogni mattina e danno il meglio di loro stessi, io parlo con quella maggioranza che ha paralizzato il paese, lo ha paralizzato credendo nel valore del posto fisso, nel valore del pre-pensionamento, del baby pensionamento, nelle continue pause, nella chiacchiera costante che assomiglia di piu' a una pentola di fagioli che ad un essere umano in grado di pensare e formulare pensiero. Chiacchiere, sigarette, caffe', lamentele queste sono le giornate dell'70% di chi afferma di lavorare e di essere impegnato. Spesso e volentieri vengo in contatto con istituzioni, con organi pubblici, con servizi pubblici, anzichè servire al cittadino il cittadino si trasforma in servitore.
Capite che questa condizione non e' piu' sostenibile, non e' piu' tollerabile!

Siamo in una fase delicata e fondamentale della nostra esistenza come Paese e non possiamo lasciarci scappare la possibilità di costruire un paese nuovo, libero dalla mafia, dalla camorra, dall'n'drangheta, dalla sacra corona unita e da tutti quei piccoli criminali che sono semplici fancazzisti; dobbiamo cogliere l'occasione di fare pulizia, di sbloccare i posti fissi e di ridisegnare una nazione, di smantellare la collusione politica con le mafie, dobbiamo avere il coraggio di andare fino in fondo e fare piazza pulita da tutte le ipocrisie e i favoritismi e ricominciare da capo, dobbiamo andare fino in fondo e fallire, lasciar fallire questa nazione perche' proprio dal basso possa rinascere, possa riprendersi sulla base di valori condivisi, valori che tendono alla costruzione della bellezza intorno a noi, dell'armonia tra di noi, della verità, del rispetto, del merito senza dimenticare chi ha meno possibilità, dell'innovazione, della creatività piu' pura e libera.

Io dico che l'Italia deve fallire, deve soffrire, deve liberarsi della classe politica tutta, deve liberarsi dai manager pubblici tutti, deve liberarsi dei dipendenti pubblici tutti, devi liberarsi della sanità cosi' come e' costruita tutta, deve liberarsi delle universita' cosi come sono costituite, deve liberarsi dei partiti politici, deve liberarsi del Vaticano e dei suoi schieramenti, ma soprattutto deve liberarsi di questa magistratura maledetta e incapace di mantenere una posizione sopra le parti, lo dimostrano i cari magistrati che finito il loro sporco lavoro si buttano in politica e potrei farvi una lista per quel che ne so io di almeno venti nomi e pensate che nemmeno tutti fanno politica in prima persona ma la fanno fare ai bei pupazzetti del palazzo di Montecitorio; ci si deve liberare di tutti non perche' tutti siano mele marce ma perche' dall'esterno tutte le mele sembrano sane, solo aprendole si scopre che sono marce quindi per liberarsi oggi del rischio che ormai lo siano tutte marce ad ogni livello dobbiamo buttare via tutto e sperare che l'albero una volta curato e riseminato riprenda a dare i suoi frutti.

Tutto quello che scrivo e' privo di giudizio per una parte o l'altra, ma e' semplicemente un dato di fatto che agli occhi di chi ogni giorno cerca di seguire le varie vicissitudini italiane viene lampante, cosi chiaro che non riesce a capire cosa si stia aspettando. L'agonia dura ormai da un ventennio, l'Italia non cresce e non crescera', ma certo, se avete mai visto una vite infestata da erbaccie lo capireste, l'italia e' una vite infestata dalle erbacce che succhiano succhiano per prendere e non dare nulla.

L'Italia e gli italiani onesti e non paraculi fancazzisti torneranno a crescere quando ci saranno il rispetto delle regole da parte di tutti, quando smetteranno di evadere e pagheranno tasse eque a cio' che viene erogato, quando si accorgeranno che il Paese e' meraviglioso e non dobbiamo aspettare che altri lo curino ma dobbiamo curarlo noi, smettendo di imbrattare ogni cosa, di costruire senza permessi o di costruire con permessi rilasciati da geometri ignoranti che non hanno nessuna idea di architettura, torneremo a crescere quando cresceranno le liste civiche e non i partiti politici, quando i cittadini tutti si occuperanno di fare la raccolta differenziata, quando smetteremo di dare ascolto agli imprenditori come Della Valle e cercheremo di ascoltare gli imprenditori come Olivetti, cresceremo quando inizieremo a praticare lo sport seriamente invece di guardarlo in televisione e quando smetteremo di inquinare con ogni cosa ed inizieremo ad amare la nostra terra.
Tutto questo lo dovranno fare tutti, ogni nazione al suo interno dovra' fare i conti con i propri cittadini e cosi' scopriremo che non abbiamo bisogno dell'ennesima ricetta scaccia crisi ma che siamo noi stessi la ricetta e che solo mettendosi in gioco potremo cambiare la nostra vita e la vita di chi circonda e di chi verra' dopo di noi!
Prendo in prestito qui un manifesto che ho condiviso e sottoscritto di Gaetano Pesce, artista straordiario che ha colto l'essenza della rinascita nella creatività umana, una capacità tutta nostra, esclusivamente umana che usiamo poco e che dobbiamo invece allenare ogni giorno nella nostra vita.


«Il mio obiettivo è sollevare un dibattito, un confronto sui nostri problemi reali che coinvolga le persone "sane" e lasci a casa chi parla e basta: conformisti, moralisti, vecchi combattenti di partito, che con il loro egoismo e la loro immobilità hanno messo, appunto, l'Italia in croce. Il pessimismo che si respira, la critica continua, questo mettere in risalto solo gli aspetti negativi stanno crocifiggendo il nostro Paese, è arrivato il momento di voltare pagina. L'Italia è una meravigliosa nazione, ma se andiamo avanti così non ce la farà più a sostenere tanti attacchi e allora sì saremo tutti più poveri. La mia installazione è un invito a riflettere, a pregare perché l'Italia migliori. Ricominciare a fare. Gli italiani hanno perso il senso del lavoro, e non mi riferisco solo al "posto", ma soprattutto ai suoi valori. Troppa energia se ne va in inutili tafferugli verbali. Dovremmo ripensare al nostro passato, e non in senso nostalgico!, ma per prendere esempio da un'Italia che realizzava grandi lavori, che godeva di alto prestigio e quindi di notevoli vantaggi economici».
Dobbiamo partire da progetti che sostengano la grandezza del Paese e lo rendano ancora competitivo. Un esempio: nel settembre scorso scrissi al presidente Napolitano suggerendogli di tenere il discorso di fine anno da uno dei luoghi in cui si "costruisce" il nostro prestigio: un atelier in Brianza dove nasce il design che il mondo ci invidia, l'anno successivo da un atelier della moda, l'anno dopo dalla fabbrica delle Ferrari... Mi ha ringraziato dell'idea, rispondendomi però che gli sembrava più giusto parlare dal Quirinale che è la casa di tutti. Peccato: sarebbe stato un modo concreto per dare valore all'Italia che fa. L'Italia soffre. Come il corpo di Cristo. Non a caso ho usato per creare lo stampo veri pezzi di carne che ora, nell'installazione, sono stati sostituiti da resina. È un'immagine forte, lo so, ma sono 45 anni che dico che il design non è solo arte applicata, ma arte tout court. Quindi anche di denuncia, un'occasione per "ridisegnare" il Paese. A patto di guardare agli altri con più ottimismo e stima. Perché quando si crede nelle persone, le persone danno il meglio di sé». (Gaetano Pesce)


Riflettete amici, riflettete!

venerdì 23 settembre 2011

Mi sento un po' felice ...




Mi piace molto l'idea di chiudere la settimana con un sentimento di gioia e felicita' che mi passa nelle vene.
Nella mia vita, come nella vita di ognuno di noi accadono ogni giorno moltissime cose, sollecitazioni positive, altre meno positive e' un continuo movimento ondulatorio, su e giu' su e giu', e piu' la gioia e' intensa piu' sara' intensa la malinconia, ma in fondo credo che sia il bello della vita, che sia l'incontro con se stessi a determinare poi l'orientamento a tutti gli sbalzi che ogni giorno riceviamo, determinando noi stessi su quale onda restare aggrappati.

Stamattina grazie ad un amico mi e' capitata sotto gli occhi una riflessione di Albert Einstein fatta riferendosi alla crisi economica e non solo, che attanaglio' il mondo e i suoi abitanti tra gli anni trenta e quaranta.


"Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi può essere una grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorge l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e disagi, inibisce il proprio talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi è l'incompetenza. Il più grande inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita ai propri problemi.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c'è merito. E' nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."
Albert Einstein

Appena ho terminato la lettura mi sono davvero sentito meglio, ho sentito una leggerezza interiore straordinaria, quasi un senso di gratitudine per essere capitato qui ora, in questo momento storico, dove davvero tutto e' possibile, l'unico limite e' la nostra immaginazione, la nostra pigrizia, i nostri schemi mentali pre-costituiti.

Ho provato allora ad ascoltare Einstein e ho provato ad immaginare quante cose meravigliose posso fare oggi, quanto posso leggere, quanto posso ascoltare musica, quanti musei posso visitare, quanti film posso guardare, quante persone posso incontrare realmente e virtualmente, quanto posso divertirmi facendo sport e quanto posso divertirmi a creare e scrivere storie e film, ma soprattutto mi ho pensato quanto posso essere libero di esprimere la mia verità, la mia essenza.

Ho infine pensato che la cosa piu' interessante e divertente e' certamente quella di prendere un problema, sviscerarlo, portarlo alla luce ed iniziare ad immaginare alle possibili soluzioni, affrontando uno dopo l'altro i miei pensieri negativi che invece vorrebbero che tutto fosse gia' risolto e non voglio impegnarsi a tirare fuori il meglio.
Sto tenendo davanti a me un problema, lo tengo fermo e continuo ad impegnare la mia mente e sembra che restando con il problema nella mia testa si stiano creando nuovi percorsi creativi, nuove soluzioni, non e' detto che siano quelle corrette ma cio' che conta e' sentire di poter essere altro, di poter produrre delle idee nuove, delle soluzioni innovative, di essere io stesso l'artefice della risoluzione, questo mi fa sentire bene, mi fa sentire di onorare il dono della vita, di onorare i miei genitori, i miei nonni, e tutti i miei predecessori che in qualche modo mi hanno formato, ed io ora posso onorarli miglirando la mia specie, la mia stirpe prima di tutto, ma non solo migliorando l'essere umano. Questa e' una sensazione che mi sta producendo gioia profonda, interiore, non conclamata, qualche cosa di intenso che riempie gli spazi dentro di me, colma quello stato di malinconia, di solitudine e mi da la forza per credere che ogni cosa che ci arriva ha un senso e quel senso lo scopriamo solo se restiamo con quella domanda per trovare la risposta, la mia risposta. Non e' facile restare in questa determinazione, e' impegnativo, sto lottando con le mie abitudini, ma questa lotta mi sembra sacra rispetto a quelle con cui mi perdo ogni giorno, e, mi sento un po' felice, davvero un bel po' felice!

giovedì 22 settembre 2011

Mi sento un po' triste ...










Mi sento un po' stupido e triste, un po' adolescente e immaturo, un po' piu' solo ma questa mattina quando ho letto la notizia dello scioglimento dei R.E.M. non sono riuscito a non trattenere l'emozione. Non so spiegarlo in maniera razionale, quindi lo spieghero' in maniera emotiva, di cuore!

I R.E.M. per me sono stati una guida, sin dalla mia adolescenza, quando ancora non mi era chiaro su quali valori rifarmi, a quale mondo ispirarmi, su quali posizioni politiche prendere, su quali stili adottare, in quale maniera esprimere me stesso anche la mia parte piu' intima, introspettiva, loro come dei fratelli maggiori (io sono figlio unico!), come quasi dei genitori aggiunti hanno costantemente risposto alle mie domande di adolescente, ai miei timori, alle mie gioie, ai miei conflitti, Michael con i suoi testi, sostenuti perfettamente dalle musiche e arrangiamenti di Peter, Mike e Bill fino a quando e' stato con loro, hanno risposto e mi hanno permesso di trovare costantemente una luce, una visione del mondo, una neutralita' o uno schieramento rispetto ai temi di vita quaotidiana.
Certo oggi sono un uomo maturo, ho sensibilità, ho spirito critico, ho capacita' analitica, ho conoscenza teorica e pratica per cavarmela davanti anche alle situazioni piu' intricate, pero' ho spesso fatto ritorno ai R.E.M. ai loro album per capire se eravamo ancora in sintonia, e non sono mai stato deluso sulle loro scelte artistiche ma soprattutto umane.

I R.E.M. in modo molto egoistico lasceranno un buco nella musica, ma non solo nella musica, nella cultura definita radical, che io invece definisco ricerca di saggezza, una cultura che mette al centro l'essere umano e la sua relazione con il creato e con gli altri esseri umani, ed ogni altra forma di vita, senza che sia contaminata da interessi, da privilegi, da favoritismi, la cultura della convivenza e della condivisione, ma anche della forza del singolo, della sua realizzazione, del suo appagamento emotivo e non solo.

Non ho ascoltato mai la musica come intrattenimento, e cosi' e' il cinema, l'arte in generale, non desidero essere intrattenuto, desidero essere stimolato alla comprensione, alla comprensione dei grandi temi dell'esistenza, come ai temi piu' semplici, i dettagli che pero' portano alla comprensione del tutto.
I miei "fratelli di Athens" hanno compiuto in trent'anni di lavoro quello che pochissimi altri gruppi hanno realizzato, hanno percorso nuove strade, hanno sviluppato un linguaggio, hanno prodotto musica, video, cinema, letteratura, hanno stimolato centinaia di gruppi musicali ma non solo, hanno creato un movimento in grado di innescare uno stato di consapevolezza in ognuno di noi, che ha ascoltato la loro musica piu' alto, piu' riflessivo, piu' gioioso, piu' intimo e sincero anche verso se stessi; oggi mi sento orfano, mi sento di dovermi confrontare con i nuovi tempi, con il post-crisi, che non e' assolutamente economica ma di valori, senza i R.E.M., senza il loro fondamentale punto di vista, senza il loro fondamentale contributo riflessivo, senza quello sguardo diagonale sul mondo, libero da pregiudizio, che nella musica e' ormai praticamente inesistente.

Ciao ragazzi, arrivederci fratelli, sono certo che se non sara' la musica ad impegnarvi saranno altre forme d'arte, saranno altri linguaggi di comunicazione, non lasciate il mondo senza la vostra voce importante, piena di senso e di visione, di immaginazione, di speranza, di rispetto, di sensibilità e soprattutto di creatività artistica.

Io sono un vostro fan e per questi ventisei anni di conoscenza, avevo 17 anni quando vi ho conosciuti grazie ad uno dei miei amici piu' cari, non vi ho mai tradito, mi sono fidato ed affidato a voi, aspetto di ritrovarvi quanto prima in una nuova forma artistica per continuare il nostro rapporto che non posso credere si sia interrotto oggi.

In bocca al lupo per la vostra nuova vita e la continua ricerca!


«Ai nostri fan e ai nostri amici. Come amici di una vita e co-cospiratori - scrive Michael Stipe sulla medesima pagina online -, abbiamo deciso di smettere di essere una band. Ce ne andiamo con grande senso di gratitudine, di compiutezza, e di stupore per tutto ciò che abbiamo realizzato. A chiunque sia mai stato toccato dalla nostra musica va il nostro più profondo ringraziamento per averci ascoltato».

lunedì 19 settembre 2011

Ci sono degli eroi ...




Ci sono eroi le cui azioni restano come punto di riferimento costante per le generazioni a seguire, per questi eroi completi, non sono solo le imprese a restare indelebili ma sono la finezza e l'onesta' di pensiero, la profondita' di sentimento, l'eccezionalita' delle azioni che sono bandierine su territori inespolorati dell'animo umano.
La scorsa settimana ci ha lasciato uno dei piu' grandi esploratori, alpinisti del secolo scorso, ma io dico anche del secolo che stiamo vivendo, Walter Bonatti perche' cio' che questo uomo ha realizzato durante la sua vita e' di eccezionale portata.
L'esplorazione e' certamente una pulsione insita nell'uomo, ma ci sono uomini che con coraggio e rispetto non solo riescono ad esplorare il nostro mondo negli angoli piu' remoti ma ad esplorare anche se stessi con eguale profondita', coraggio, consapevolezza.

Walter Bonatti e' stato tutto questo, esploratore del mondo, reporter, esploratore di se stesso, un uomo segnato dalla vita e dall'incontro con altri uomini, che ha conosciuto dolori profondissimi che l'hanno spinto nel silenzio e quindi nella meditazione sulla condizione umana, sull'elaborazione di accadimenti, ingiustizie, omertà, bassezze che solo l'uomo arrogante, egoista, arrivista e' capace di fare, nessun altro animale su questo pianeta conosce la menzogna, l'uomo si, la conosce e la usa quotidianamente per distruggere chiunque sia un possibile concorrente.

Lui nel suo silenzio durato cinquant'anni ha continuato a lavorare, a viaggiare, ad esplorare selezionando le sue amicizie, selezionando le parole da usare, selezionando i pensieri, delegando molto spesso la scrittura come mezzo di racconto e di catarsi.

Lui con quello straordinario fisico, con quello sguardo vispo e diretto, ha potuto resistere a tutto, alle peggiori sofferenze fisiche, ma ha dovuto allenarsi molto per quelle emotive, riuscendo pero' a superare ogni duro colpo, assorbendo anche quell'infamia che lo ha visto protagonista per cinquant'anni e che finalmente non molti anni fa lo ha liberato riconoscendo il suo contributo fondamentale per quella che e' stata la piu' grande impresa italiana del secolo scorso, la conquista del K2!

Io personalmente non ho mai avuto la fortuna di incontrare Walter Bonatti ma nel mio immaginario, quell'impresa pazzesca per quei tempi e' stata segnata profondamente dalla sua presenza, dal fatto che senza di lui sicuramente non avrebbe avuto successo, lui ha fatto la storia dell'Italia, e per questo mi sento di ricordarlo oggi, perche' se l'Italia fosse abitata da milioni di Walter Bonatti sarebbe ancora la nazione guida del mondo, quindi esorto prima di tutto me stesso e poi tutti noi a prendere come modello le persone che praticano il silenzio, la sobrietà, che praticano la continuita', che costruiscono e creano la relazione tra le persone, tra le idee, tra le emozioni, che creano ponti, possibilità per vivere in un mondo migliore, collaborativo, senza risparmiarsi ma donando i migliori talenti.

“Mi ero convinto che la vita ha senso viverla con il massimo impegno, cercando di realizzare tutto quello che si ha dentro. … capivo che molte mie idee sarebbero suonate strane ad un certo tipo di interlocutore, ma in tal caso il problema sarebbe stato suo … No, mi dicevo, non puo’ essere bello un mondo dove le paure e gli entusiasmi spaventano i più, tesi come sono al risparmio di sè e dei propri sentimenti”. (Walter Bonatti)

mercoledì 14 settembre 2011

Una semplice riflessione...

Spesso e volentieri senza rendercene conto ci troviamo nella nostra vita a rispondere a delle domande che non sono in realtà il centro della faccenda ma semplicemente il risultato di questioni non risolte in precedenza. In altre parole se riuscissimo a sviscerare sin dall'inizio le nostre vere intenzioni e gli obiettivi che ci siamo prefissati probabilmente risparmieremmo molte energie e ancor più tempo.

Quanti giorni della nostra vita passano senza che noi si abbia chiaro il nostro l'obiettivo?
Quante cose facciamo ogni giorno senza essere collegati al nostro obiettivo?
Quante parole diciamo senza che siano collegate al nostro obiettivo?
Quante emozioni viviamo che non sono ispirate dal nostro obiettivo?

L'obiettivo dovrebbe essere sempre il nostro focus primario, in ogni conversazione dovremmo essere capaci di sapere cosa vogliamo ottenere, in ogni situazione anche la più critica dovremmo riuscire a mantenere una dose di distacco in maniera da non essere travolti dagli eventi che spesso hanno una potenza devastante e ci spostano completamente, dovremmo fissare la nostra mente, le nostre emozioni e sentimenti, le nostre azioni sulla nostra visione che e' quindi collegata al nostro obiettivo ultimo. Voglio fare un esempio pratico e semplice: da qualche tempo, direi non piu' di tre anni sono riuscito a mettere a fuoco il mio personale obiettivo della vita, che potrei definire con due parole, essere felice, queste due parole sono riuscito con abbastanza forza e continuità a scolpirle nella mia mente, non appena mi dimentico di questo mio obiettivo scatta una specie di allarme che mi permette di ricordarmi dove ho lasciato il mio obiettivo. In questa maniera ogni azione che compio, ogni emozne che provo, ogni azione che faccio devono inevitabilmente passare il setaccio, questa cosa mi fa felice? Quello che desidero realizzare mi fa felice? Quello che faccio, dico o provo mi fa felice e ancora, fa felice chi mi circonda?

Non e' facile, ma e' diventato per me essenziale muovermi sul piano della felicita', del gusto per la vita, della consapevolezza del dono che e' vivere.

Quando pero' non so rispondere alla domanda quale e' il mio obiettivo mi devo fermare, mi devo sedere, mi devo guardare dentro e fino a che non ho trovato le mie risposte, risposte che mi soddisfano e mi fanno sentire la vita piena allora non dovrei prendere delle decisioni, intavolare delle conversazioni, non dovrei certamente vivere in maniera passiva, perche nella passività si annida il più grande nemico della nostra esistenza, la meccanicita', ovvero lasciare che tutto ed ogni cosa determini la mia vita, io semplicemente rispondo in modo meccanico a tutto ciò che mi colpisce e stimola la mia reazione, senza pero' alcuna capacita' orientativa delle mia risposta.

Il concetto di obiettivo potrebbe essere collegato al contenuto, la mia manifestazione, la vita che vivo al contenitore, cioe' come mi manifesto in ogni istante. Quello che manifestiamo e' il riflesso della nostra vita interiore, se viviamo una vita esteriore che ci appaga vuol dire che la nostra vita interiore ci appaga, se invece la nostra vita interiore non ci appaga, non e' costantemente collegata al nostro obiettivo anche la vita esteriore si presemtera' piena di dubbi, incertezze, incapacita', insoddisfazione.

Possiamo quindi affermare che il contenuto determina il contenitore e questa dovrebbe essere una legge anche del mercato, ma invece oggi ci rendiamo sempre piu' conto che il contenitore e' diventato, grazie all'invenzione del marketing, più importante del contenuto e quindi oggi conosciamo il prezzo di ogni cosa ma non conosciamo il valore del contenuto.
Un buon metro di valutazione per ritornare a dare il valore centrale al contenuto e' quello di domandarci il perche', quale e' l'obiettivo di una azione, di un oggetto, di un prodotto, solo rispondendo con sincerita', verità, riflessione riusciremo a comprendere il valore che risiede nascosto all'interno del contenitore.

giovedì 8 settembre 2011

La civilta' della paura.




In questi giorni, ma in realta' e' un sentimento che ho iniziato a percepire nel lontano 1999, quando ho iniziato la mia personale ricerca della libertà, ho definitivamente realizzato che la nostra società tanto civilizzata, innovativa, elettronica, cyber, democratica fonda il suo valore più alto esclusivamente sul denaro e sulla paura, siamo immersi in questi due veleni che ci stanno piano piano divorando.
Beh penserete voi, che grande novità, ce ne accorgiamo tutti ogni giorno!
Ahi si, dico io, ve ne accorgete tutti ogni giorno, e allora perche' continuate a guardare la televisione a leggere i giornali, che sono l' espressione di gruppi di potere che da decenni si scontrano, perche' non riuscite a farvi una idea del mondo che vi circonda, incontrando il mondo, suonando il campanello del vostro vicino di casa, conversando con il vostro vicino di metropolitana, interpellando il vostro fruttivendolo di fiducia?

Certo sono provocazioni, ma la realta' della vita e' quella che vi circonda, ci hanno fatto credere che la borsa di Tokyo e' fondamentale e quindi appena apriamo gli occhi ci danno le news su Wall Street e su Tokyo!

Ma che cazzo me ne frega?

Io voglio sapere come stanno le persone che conosco, che amo, che posso incontrare ogni giorno e confrontarmi con loro, se stanno vivendo una vita sana, se stanno leggendo Shakespeare o Cechov o Steinbeck, se stanno guardando C'era una volta in America o Blade Runner o Amores Perros, se hanno guardato con attenzione il David di Michelangelo, se si stanno domandando perche' vivono e come possono migliorare la loro esistenza e quella di chi li circonda.

Io voglio conoscere questo, io voglio essere informato localmente, voglio conoscere le problematiche che affronta il Sindaco del paese, non mi frega un cazzo della tangenziale ovest o est di Milano, ne' tanto meno del Palazzo della politica che conserva il potere e non riesce a pensare al di fuori della vista del suo naso.
Voglio camminare nel bosco che c'e' vicino a casa mia e ascoltare i Pink Floyd, Sting o Mauro Mela, non voglio ascoltare una musica qualsiasi senza cuore, non voglio ascoltare un prodotto, voglio ascoltare l'espressione migliore dell'artista, non un conto in banca.

Tutto cio' che e' stato costruito intorno a noi sembra perfettamente realizzato per terrorizzarci, per farci abortire ogni sogno, per castrare ogni desiderio, per renderci Gabbiani Ipotetici (ringraziando Giorgio Gaber per essere esistito e averci lasciato tanto lavoro su cui riflettere ed ispirarci n.d.r.). Il gabbiano ipotetico non vola, non sogna, non vive e' una mediocrita' e la mediocrita' e' peggio della malattia, e' peggio del conformismo, anche se spesso sono una simile espressione umana.

Noi possiamo vivere liberi dalla paura smettendo di leggere e di immaginare una vita che non esiste, immaginando case e viaggi che non possiamo permetterci, immaginando vite che non sono la nostra, immaginando donne che non incontreremo mai, immaginando sentimenti che non siamo in grado di provare, immaginando rabbia che non sappiamo esprimere, immaginando coraggio che non siamo in grado di affrontare.

Noi al contrario dobbiamo tornare a vivere nelle nostre case, parlare con i nonni, con gli anziani, dobbiamo parlare con il fruttivendolo, con il salumiere, con la farmacista, con il droghiere, con l'enologo, dobbiamo tornare a conoscere cio' che abitiamo ogni giorno, il nostro territorio piu prossimo, dobbiamo conoscere noi stessi nel luogo che viviamo, dobbiamo essere locali, dobbiamo essere globali nei valori, dobbiamo pretendere dal sindaco le cose che ha promesso, dobbiamo sederci a cena con il nostro vicino e ognuno deve portare le migliori cose che sa preparare, dobbiamo comprare cibi freschi, smettere di andare al centro commerciale e cibarci di cibi morti, i morti creano morte, dobbiamo fare sport e smettere di guardare le partite in televisione, dobbiamo respirare l'aria e camminare presto al mattino per sentire freddo, non dobbiamo coprirci, dobbiamo sentire il freddo che entra, dobbiamo sentire la vita dentro di noi e dobbiamo scoprire la vita dentro di noi, solo cosi potremo liberarci dalla rabbia della civilta' della paura, solo cosi' potremo vivere una vita vera piena di gioia, dolore, speranza, sogno, carita', compassione, amore, condivisione, fratellanza, egoismo, coraggio, in una parola essere liberi.

"La liberta' non e' star sopra un albero, la liberta' e' partecipazione!"

Chi vuole partecipare mi mandi un commento!

mercoledì 7 settembre 2011

I delfini...






Chi mi conosce bene sa che sono innamorato dei mammiferi marini: delfini, balene, capodoglio, orche e sa anche quanto in passato mi sono impegnato nella sensibilizzazione al rispetto dei nostri mari per la salvaguardia di queste specie di straordinario valore.
Poco, davvero ancora poco si sa di questi animali, mammiferi sociali cosi' intelligenti, sensibili, amati e nello stesso tempo saccheggiati, trucidati da decenni, in particolare da nazioni che vengono considerate civili, in testa a tutte la NORVEGIA e il GIAPPONE che ancora in contrapposizione alle leggi internazionali si ostinano non solo a cacciarli ma ad organizzare vere e proprie mattanze distruggendo delle creature pacifiche patrimonio dell'umanità, con metodi crudeli e disumani.
Non e' mia intenzione denunciare i comportamenti scorretti in questa sede, lo faccio ogni giorno attraverso associazioni, quello che pero' volevo affrontare questa mattina e' scaturito dentro di me alla lettura di un articolo nel quale si fa riferimento alla capacità dei delfini di avere il senso della morte e quindi aggiungo io, di provare emozioni! (http://www.corriere.it/animali/11_settembre_06/delfini-hanno-il-senso-della-morte_faf62e60-d897-11e0-b038-3e67ea432e86.shtml)

Ho avuto varie esperienze in prima persona con delfini, in particolare tursiopi che abitano numerosi il nostro Mar Tirreno, ma ho anche potuto giocare con delfini nel santuario a loro dedicato a Monkey Mia nel Western Australia oppure incontrarli da vicino sulle coste della California del Nord, nuotare insieme a loro nel Mar Ligure, ho toccato con mano, osservandoli in Mar Rosso, in Belize, in Grecia e ho sempre avuto la sensazione che i delfini potessero comprendere le nostre intenzioni, potessero percepire la nostra energia, le nostre emozioni decidendo così se avvicinarsi ed interagire oppure sparire velocemente scivolando tra le onde. Ho osservato in loro comportamenti sociali, le relazioni personali precise, i legami profondi tra i membri, ci hanno sempre sorpreso per capacità di relazione con l'uomo, arrivando ad esperienze di salvataggi fino addirittura ad esempi incredibili, su tutti il suicidio di una femmina che era stata catturata e tenuta in cattività per spettacoli presso un parco marino, suicidio avvenuto non appena era stata spostata dalle piscine ad un tratto di mare protetto, inabissandosi senza piu' risalire.

I delfini hanno sentimenti precisi, raffinati, hanno percezione della morte e la comprendono molto piu' profondamente di quanto si sia provato e sperimentato scientificamente, ma soprattutto si fidano dell'uomo, si lasciano avvicinare.
I mammiferi marini sono piu' prossimi agli esseri umani di quanto immaginiamo, abitano i mari che noi amiamo molto ma che non siamo più in grado di rispettare, cautelare e di conseguenza non rispettiamo neppure piu' la vita che nel mare e' così straordinaria da lasciarci sempre senza parole. Non e' poi così difficile tornare ad un equilibrio basta solo un atto di volontà e di consapevolezza che tutto ciò che abbiamo e' il nostro pianeta e con il nostro pianeta noi interagiamo, viviamo, nutriamo, restituendo al nostro pianeta un po' di attenzione, rispetto, consapevolezza in una qualsiasi forma, potremo continuare a prendere il meglio che il pianeta ci puo' donare, e' un semplice rapporto di dare ed avere, una relazione semplice nello stesso tempo molto complessa, e' come il respiro un momento prendiamo aria, un momento restituiamo aria.

Un semplice e naturale gesto che si e' perso quello di dare e prendere. I delfini ci danno amore, sorpresa, gioia, fiducia noi gli dobbiamo rispetto, protezione, civiltà, fiducia. Noi siamo i delfini, i delfini siamo noi!
Dobbiamo semttere di farci del male e trucidarci l'un l'altro! Vivere e' scambio di attenzioni, dare, avere e rilassarci perche' tutto andrà meglio, ogni cosa diverra' naturale di nuovo permettendoci così di riscoprire il senso dell'esistenza, senso che appare offuscato dalla violenza degli esseri umani che inseguono ad ogni costo il profitto, il denaro, il potere.

Guardiamo ai delfini, alla fiducia che hanno verso di noi, proteggiamoli e amiamoli, torneremo a rispettarci l'un l'altro e ad amarci, superando il bisogno di affermazione che limita il nostro pensiero, solo con la fiducia riusciremo ad essere con l'altro e diventare cosi' piu' intelligenti.